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Weblog di Marco “Cav” Macciò
Fondatore e traduttore Game Italian Translation

Tradurre significa interpretare, e interpretare vuole dire anche scommettere che il senso che noi riconosciamo in un testo è in qualche modo il senso di "quel" testo - Jirí Levý
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Gamesgate

Settembre 26, 2009 - Nessuna risposta

In un paese dove molti settori industriali si presentano in male condizioni, poteva un settore come quello videoludico (che di suo sta tutt’altro che bene) essere privo di persone interessate a trarre profitto da questa situazione? Ovviamente la risposta è no. Per il momento torno qui sul Diario solo per postare un collegamento a un documento che va letto e compreso. Eventualmente tornerò in seguito sulla questione per chiarire meglio quella che è la mia opinione in merito.

eurogamer.it/articles/gamesgate-scandalo-videogiochi

Volantino Black Shark

Agosto 28, 2009 - Nessuna risposta

Volantino Black Shark, 5-6 settembreDa ieri è disponibile su internet il nuovo volantino Black Shark in due versioni, di cui una dedicata alla prova gratuita che il gruppo terrà il weekend del 5 e 6 settembre presso la piscina comunale di via Solferino 12, Novara per chiunque desiderasse provare l’emozione di un’immersione (maggiori informazioni qui), e l’altra di natura generale.

Le due versioni si possono vedere cliccando sui link sottostanti:

Entrambi sono stati preparati dal sottoscritto con la collaborazione e i consigli di diversi membri del gruppo.

AVVISO: le date sopracitate sono state annullate! Seguiranno informazioni sul sito Black Shark circa la nuova data per la prova gratuita, che si terrà nel mese di ottobre presso la piscina “Sporting Village” di Novara.

Racconto al contrario

Agosto 24, 2009 - Nessuna risposta
Li aveva uccisi tutti. Nemmeno uno di coloro che aveva incontrato sul suo cammino era rimasto vivo. O almeno così lui credeva. In realtà qualcuno era riuscito a porsi in salvo, ferito o persino incolume grazie a un caso del destino o a una repentina reazione avuta un attimo prima che fosse troppo tardi. La maggior parte di loro però non era stata tanto fortunata e non aveva avuto nemmeno un istante per potersi rendere conto di ciò che stava per accadere. Alcuni erano stati colpiti alle spalle, senza preavviso.Nessuno si era accorto veramente di ciò che era accaduto. L’oscurità notturna gli aveva permesso di compiere tutto questo senza farsi notare, ma anche ammesso che così non fosse conosceva benissimo l’indifferenza delle persone. Nessuno avrebbe detto qualcosa.

Giunto a casa non gli restava altro che ammirare il risultato la sua opera, non senza un po’ di disgusto. «Guarda te che sporcizia», fu il primo pensiero che freddamente gli passò per la mente quando osservò le macchie. «Ora dovrò pulire tutto». Non voleva infatti lasciare traccie.

Chi lo conosceva lo definiva una persona molto attenta ai particolari, meticolosa nel trattamento e cura dei suoi oggetti. Compreso, naturalmente, quello col quale aveva attuato la sua strage, il quale era uno dei possedimenti a cui era maggiormente legato. Ne era divenuto un culture il giorno stesso che l’aveva acquistato, un modello costoso, ma a detta del venditore «assai affidabile, vedrà che con questa lei non avrà più problemi». Costui però non aveva pensato alle conseguenze. Nessuno ci aveva pensato quando aveva saputo dell’acquisto; «davvero un bell’acquisto» commentò il suo migliore amico, ammirandone innocentemente i luccichii.

Con molta pazienza, dunque, iniziò a pulire le macchie. Lo straccio presto divenne sufficientemente sporco e dovette interrompersi per dargli una sciacquata. Il lavoro doveva essere ben fatto. Non ci volle comunque molto tempo per lavare ogni traccia - l’aveva fatto già altre volte, in fondo - e in breve poté ammirare nuovamente quello splendore a cui tanto teneva.

Finalmente poté rimirarsi nel parabrezza della sua nuova e costosa autovettura, esclamando a gran voce «maledetti insetti! Ogni notte su quelle strade di campagna è la stessa storia».

Liberamente ispirato al racconto “Sentinella” di Fredrick Brown e ideato al ritorno a casa da alcune strade nelle campagne vercellesi, che nelle sere estive si popolano di un gran numero di insetti.

Ottimismo per filiera

Agosto 5, 2009 - 2 risposte

L’Italia e lo sviluppo di videogiochi? Meglio non potrebbe andare! Questo è il messaggio che traspare da alcune realtà sempre più legate (o a cui si lega a loro volta) al mercato videoludico del nostro belpaese. C’è chi dice che le realtà legate allo sviluppo di videogiochi sono decine, chi ci dice che gli stipendi per chi lavora nel campo vanno da 1.200 euro per profili junior fino a 3.500 euro per profili senior con meno di 35 anni e che la crisi questo settore non la conosce. Un resoconto pubblicato da Il Sole 24 Ore parla inoltre della previsione che dovrebbe vedere, secondo chi l’ha fatta, nell’anno 2010 ben 1.500 dipendenti allocati sullo sviluppo di videogiochi.

Tutto va bene, tutti sono felici, dunque. Ma sarà vero? Sarà vero che ci sono decine di realtà in Italia legate alla programmazione di videogiochi? Sarà vero che gli stipendi medi vanno da 1.200 euro per il più novellino fino a 3.500 euro per un esperto ancor giovane? Sarà vero che l’anno prossimo il mercato avrà un aumento talmente alto da passare da qualche centinaio di persone di oggi a ben 1.500 dipendenti?

Logo di Assoknowledge

Nel marzo di quest’anno è nato un nuovo gruppo di filiera depositato presso Assoknowledge (Associazione Italiana dell’Education e del Knowledge di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici), organo di governo che contiene rappresentanze di settore, ovvero il “gruppo di filiera produttori italiani di videogiochi”. Il suo presidente è Raoul Carbone, il quale è anche segretario generale di AIOMI, fondatore e proprietario di Black Sheep Studios e EVE Interactive Studios. Tra i suoi vicepresidenti c’è invece Marco Accordi Rickards.

Ecco alcune delle realtà che prossimamente torneranno sempre più preponderanti (tutte realtà legate al gruppo di filiera):

  • EVE Interactive Studios, società fondata da Raoul Carbone avente sede nello stesso stabile di Black Sheep Studios e stessi contatti telefonici di ques’ultima.
  • AIOMI (Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive), gruppo non a scopo di lucro fondato da Marco Accordi Rickards e Raoul Carbone che ha sede legale a Roma presso lo stesso indirizzo di Black Sheep Studios e sede operativa presso un altro indirizzo di Roma.
  • Idra Editing, società avente sede a Roma presso lo stesso indirizzo della sede operativa di AIOMI e avente stessi contatti telefonici di quest’ultima. Vede Marco Accordi Rickards in qualità di direttore generale.

Ma quali sono i requisiti affinché una società entri a far parte del gruppo di filiera? A questa domanda risponde Giovanni Caturano, fondatore di SpinVector nonché uno dei vicepresidenti del gruppo di filiera stesso:

Per accedere alla filiera bisogna aver prodotto (o avere in produzione) un gioco per home console o più giochi per PC / console portatili ed è necessario che questa attività sia predominante nell’ambito della società. - Giovanni Caturano, Master in Videogiochi

Diversi punti non sono chiari. Ci sarà occasione per tornare sulla questione nei prossimi tempi e di fare la chiarezza che serve.

Diventare scrittori… o forse no

Luglio 22, 2009 - Nessuna risposta

Diventare scrittori… o forse noPubblicare un libro una volta non era alla portata di tutti. Questioni derivanti da diritti d’autore, costi di pubblicazione, ecc… componevano un quadro piuttosto sconsolante per lo scrittore occasionale, colui ovvero che si diletta solamente in quest’arte, pur non appartenendovi (in senso stretto). Al di là però dei più o meno grandi nomi che giungono nelle librerie e nelle biblioteche, quanti potenziali scrittori restavano privi non solo di mercato, ma pur di attenzione?

I verbi al passato, nel loro cercare di sottolineare una condizione non più vera, sono però una forzatura volontaria. Sebbene infatti alcune barriere siano state abbattute, molte altre ancora persistono. Parlando delle prime, ad ogni modo, non si può far altro che denotare come internet, ancora una volta, abbia cambiato il nostro mondo.

Lulu.com e Ilmiolibro.it sono solo due volti di un fenomeno che permette, a costo zero, di pubblicare una propria opera letteraria, fotografica o di altro tipo “stampato”, sia in forma privata che pubblica. E’ dunque possibile, a fronte di alcune scelte quali formato, copertina e altro ancora, decidere quante copie far stampare, se pubblicarne il contenuto online o porlo in vendita tramite lo stesso sito (una parte del ricavato in tal caso resta ad esso), il quale si preoccuperà di procurare un codice ISBN e di regolare eventuali aspetti “burocratici” che tanto detestiamo.

Internet ha già contribuito a far cambiare diverse abitudini, ha stabilito nuove possibilità e nuovi traguardi di comunicazione. Ora (più o meno, dato che comunque questi servizi esistono da un po’, sebbene io ne parli solo ora) è anche possibile per tanti neo-scrittori (o anche solo aspiranti) ambire a ciò che sino a un po’ di anni fa sarebbe sembrato quasi irrealizzabile, ostacolo quasi insormontabile se non a fronte di ingenti costi. Il costo ad oggi? La connessione alla grande rete!

Certo, aver smussato quello scoglio prima così improponibile darà possibilità a ciascuno di dar voce ai propri scritti, ma questo non significherà che tutti diverranno scrittori. Non è detto comunque che tra le opere auto-pubblicate non spunti un giorno una nuova pietra miliare della letteratura…

Perché ne parlo? No, non ho il vezzo di divenir uno scrittore, né di pubblicare degli scritti. Poter di tanto in tanto divagare i miei pensieri sul Diario basta e avanza a darmi quel senso di spensieratezza (e di approfondimento al tempo stesso) che vado cercando. Ciò nondimeno iniziative come quelle sopra mi hanno colpito positivamente e penso che di tanto in tanto farò un salto su di essi per vedere se qualche autore indipendente e sconosciuto ha pubblicato qualcosa di interessante.

Do It Right

Luglio 21, 2009 - Nessuna risposta

La subacquea è caratterizzata, al pari di moltissime altre attività sportive, da vere e proprie scuole di pensiero, oltre che scuole di didattica, ciascuna delle quali si differenzia dalle altre per approccio, metodologie e strumenti.

Una delle più “rigide”, da molti punti di vista, è nota come DIR, acronimo di “Do It Right”: questa dottrina, a differenza di altre, non si limita a stabilire degli standard operativi, bensì impone ai suoi membri un’insieme di regole che va dalla vestizione alla scelta degli strumenti, dal loro utilizzo al modo in cui un subacqueo deve comportarsi sott’acqua. Detto così non sembra poi tutto così esclusivo, in fondo ciascuna scuola descrive e tratta questi particolari, e difatti ciò che rende in un certo modo unico il DIR è il fatto che non c’è solitamente libertà di scelta tra un range di soluzioni, quanto piuttosto vi è LA soluzione.

Questa rigidità non è comunque dettata da ostracismo, quanto dall’esperienza maturata nel corso di anni, la quale ha permesso di definire uno standard operativo che permetta di agire entro parametri di sicurezza. Va comunque detto che quest’ultimi non mancano nemmeno in altre didattiche (es. PADI, FIPS, ecc…) le quali però, pur imponendo standard di sicurezza, permettono maggiori margini di scelta, soprattutto a livello di dotazione strumentale.

Global Underwater Explorers

Ecco nel dettaglio alcuni dei parametri che caratterizzano i subacquei DIR:

  • Maschera: con poco volume per minimizzare lo sforzo di pulirla in acqua. Fascetta in sostituzione del cinghiolo.
  • Erogatore primario: necessariamente di qualità, servirà anche in caso di sub senz’aria, dovrà avere una frusta lunga che passerà sotto il canister ed intorno al collo.
  • Erogatore backup: di qualità, servirà sia in caso di air-sharing sia in caso di guasto del primario. La frusta sarà lunga abbastanza per permettere di respirare agevolmente ma non troppo da formare anelli, sarà tenuto da un necklace.
  • Torcia backup: sono fissate al D-ring dello spallaccio e fissate per non farle penzolare inutilmente, ma facilmente accessibili in qualsiasi evenienza. Devono avere una autonomia almeno doppia rispetto al tempo di fondo.
  • Impugnatura Goodman (su torcia primaria): permette di avere sempre le mani libere e la possibilità di lavorare con entrambe.
  • Muta: appropriata al tipo di immersione.
  • Sottocavallo: permette di tenere il BC nella giusta posizione attaccato al corpo. Ha 2 D-ring, uno per lo scooter ed uno per attaccare attrezzatura in più.
  • Corrugato: lungo abbastanza per essere usato facilmente ma non troppo, anch’esso non deve “penzolare”.
  • D-ring: 2 sul petto, uno sul fianco sinistro per fissare il manometro (in totale i D-ring sono 5 distribuiti per tutto l’imbrago).
  • Frusta manometro: lunga abbastanza per facilitarne la lettura ma non troppo, essenzialmente arriva precisa al D-ring laterale dove verrà clippato il manometro.
  • Manometro: privo di console e di semplice lettura.
  • Coltello: attaccato al ventrale per un accesso facile.
  • Tasche: per metter via spool, wetnote, maschera di riserva, tabelle, palloni…
  • Schienalino: d’acciaio o alluminio. Un unico pezzo di fettuccia da 5 cm passa attraverso lo schienalino a formare un imbrago. Con il bibo lo schienalino verrà “imbullonato” alle bombole bloccando in mezzo un sacco. Con il mono si può usare una contropiastra anche se non necessaria.
  • Sacco: evitare doppi sacchi ed elastici. Giusto bilanciamento tra sacco bombole pesi e muta.
  • Luce primaria: sua caratteristica principale è avere autonomia almeno uguale al tempo di fondo. Il pacco batterie è posizionato in modo tale che sia facilmente raggiungibile, verificabile ed eventualmente rimovibile. Quindi sul fianco destro dove è perfettamente idrodinamico. Il pacco batterie è assimilabile a zavorra ed è quindi un elemento sacrificabile in caso di necessità.
  • Profondimetro/timer: deve essere indossato al polso per eliminare qualsiasi possibilità di impiglio.
  • Pinne: non devono avere fibbie che si possono rompere. Si usano le molle.
  • Manifold (ovviamente solo per l’uso del bibo): serve ad evitare che un guasto ad un erogatore limiti utilizzo di parte del gas.
  • Corpo: elemento essenziale dell’attrezzatura. Bisogna averne cura ed adattare i propri allenamenti al tipo di immersioni che si andranno a fare. L’allenamento aerobico è molto importante. Un buona forma fisica è utile nella vita come nella subacquea e farà si che ci si trovi più preparati in situazioni particolari durante l’immersione.

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Rendevouz col Diario

Luglio 15, 2009 - 2 risposte

Un altro ciclo della mia vita lavorativa si sta per chiudere, e con esso mi trovo nuovamente a pensare al Diario, alla calma piatta che lo ha contraddistinto negli ultimi concitati mesi e al desiderio di tornare ancora una volta a redigere pensieri più o meno fugaci su questo spazio. Molte sono state le attività che mi hanno visto impegnato durante la prolungata assenza: il lavoro stesso (che mi ha portato ad affrontare questioni prima nemmeno considerate), la subacquea (passione che sta crescendo grazie ai Black Shark di cui sono fiero membro) e in generale la vita, più una piccola “attività” nata proprio per scherzo.

Non la traduzione, però. Questa è stata da me accantonata con la quasi scomparsa disponibilità di tempo da dedicare ai videogiochi e di conseguenza alla loro localizzazione. E’ un dispiacere doverlo ammettere, ma per quanto mi riguarda il capitolo Game Italian Translation è proprio chiuso, e non saprei proprio dire né se riaprirà, né se ha già cessato del tutto le sue attività. Ciò nondimeno mi vien spontaneo pensare che questo capitolo si sia chiuso.

Il prossimo periodo comporterà dunque ancora una volta un cambiamento di abitudini e forse persino anche di luoghi. Un possibile trasferimento in quel di Trieste potrebbe infatti divenire realtà in un futuro non troppo remoto, sebbene ancora in divenire. Per ora mi limito a tornare qui e a dedicare qualche minuto a me stesso e al Diario.

I Black Shark

Luglio 10, 2009 - Nessuna risposta

O, perlomeno, alcuni di essi. Lì in mezzo ci sono anche io!

La foto è stata scattata lo scorso 14 giugno, presso l’area marina protetta di Portofino. A seguito di questa foto ci sono state due immersione, svoltesi presso l’Altare e il Cristo degli abissi (San Fruttuoso).

Black Shark - 14 giugno 2009 - AMP Portofino

Altre foto sono disponibili presso il sito dei Black Shark.

Black Shark “Novara”

Giugno 2, 2009 - Nessuna risposta

Black Shark NovaraDopo una gestazione piuttosto travagliata, da ieri è finalmente online e disponibile per tutti il nuovo sito dei Black Shark, associazione subacquea di Novara della quale ho il piacere di far parte dall’inverno del 2004, quando conseguì il mio primo brevetto PADI (Open Water Diver). Diverse volte in passato ho accennato alla mia passione per le immersioni e le emozioni che il blu del mare riesce a comunicarmi con tanta chiarezza; recentemente questa passione si sta concretizzando anche nella crescita di un gruppo finalmente coeso e con un obiettivo comune, ovvero far conoscere la subacquea anche a persone esterne a questo mondo e, ovviamente, poter condividere tutto ciò con altri individui.

Il sito presenta diversi contenuti sui quali si è speso un po’ di tempo: chi siamo, cosa facciamo, dove ci troviamo, come contattarci… sono tutti aspetti di un design che ha lo scopo di comunicare chiaramente (senza grafiche dispersive e poco chiare) la natura dei Black Shark. Carattere scuro su fondo chiaro, dunque, unito a chiari richiami alla subacquea, ma senza dover forzatamente appesantire la grafica con sfondi marinareschi o impegnativi. Altresì non mancano foto e filmati, che raccolgano un po’ di quei momenti che spesso condividiamo, congiuntamente a un calendario e una bacheca che permettano ai soci (e non solo) di poter comunicare in maniera più diretta e semplice.

Tratto dal sito, ecco il filmato della mia ultima immersione, in compagnia di altri due subacquei, Gianfranco e Stefano.

De equus et regnum

Maggio 11, 2009 - Nessuna risposta

Mount & Blade è il tipico titolo che non ci si attende e che stupisce (in bene e in male). L’approccio iniziale è di per sé già ambivalente: se prima infatti si osservano gli screenshot disponibili in rete si vede un titolo dalla grafica interessante, sebbene non di qualità particolarmente alta secondo gli standard odierni, ma soprattutto si intravede un gameplay “medioevaleggiante” che nel mondo dei videogiochi, in quanto legato ad aspetti storici (e dunque non fantasy), non è così comune. Se poi si prova la demo, del tutto identica al gioco completo se non per il fatto di avere un numero massimo di giorni giocabili, si vede un titolo che pare non avere gameplay.

Al primo avvio il giocatore si trova infatti da solo, in mezzo a un mondo di cui non sa nulla e con la sola opzione di andare da qualche parte. Dove? Non si sa, perché di fatto manca una qualsivoglia parvenza di storia o di background (a parte la scelta del proprio profilo di personaggio, che però avrà ripercussioni solo in fase avanzate di gioco, e solo in alcuni aspetti). Vien insomma naturale chiedersi: è ora?

Vicino a sé ci sono delle città, dunque non resta che visitarle e vedere cosa riserva il gioco. Fatto ingresso in una di esse il giocatore non può però che perdurare nel suo essere spaesato. Poche opzioni sono infatti a sua disposizione: si possono acquistare armi o altri beni, far visita al reggente della città, visitare l’arena dove eventualmente combattere (azione sconsigliata all’inizio del gioco) e infine entrare nella taverna. Tutto questo, tra l’altro, solo in alcune città, mentre nella maggior parte non resterà che far visita al reggente.

De equus et regnum

A causa della scarsa interattività, il giocatore può cercare conforto nelle quest assegnabili dagli NPC, ma anche qui può restare deluso. La loro natura è infatti piuttosto banale e generalmente caratterizzate da una scarsa variabilità (capiterà spesso di ricevere le stesse identiche richieste). Anche i combattimenti non riescono a far risollevare le sorti globali, dato che la debolezza iniziale del proprio personaggio rende ogni scontro una fuga.

Stando dunque alle prime impressioni una valutazione pare che non possa essere che negativa, ma è proseguendo che si scopre la vera anima di Mount & Blade. Acquisendo infatti potere e soldi diventa infatti possibile crearsi una prima piccola armata, giusto una manciata di uomini, dal basso costo, che ci affianchi nei combattimenti, dandoci una mano verso quei gruppi di nemici che prima andavano rifuggiti senza indugio. E’ in questo momento che il giocatore inizia a studiare il campo di battaglia, a iniziare a pensare non solo a menare fendenti (azione divertentissima, di per sé, a causa di animazioni ben studiate e un’interazione che altri giochi dovrebbero imitare), ma anche a come confrontarsi nella maniera più ideale i propri nemici. Appostare su un’altura i propri arcieri mandando avanti i cavalieri e tenendo nelle retrovie i fanti, oppure mandare avanti quest’ultimi travolgendo dai fianchi le armate avversarie con i cavalli… sono tutti volti di approcci differenti che si possono pianificare in pochi secondi attraverso semplici comandi.

I reami ove è ambientato Mount & Blade sono fittizi, e rappresentano un po’ gli stereotipi del medioevale: c’è il reame nordico che richiama gli antichi vichinghi, quello nel deserto, quello dove i cavalieri sono più forti o dove i fanti sono la principale difesa. Ciascuno di essi ha insomma delle differenze tali da renderli in qualche modo unici. Il destino del giocatore, in quanto mercenario errante, è quello di unirsi a uno di essi, diventandone vassallo e quindi reggente di uno o più agglomerati. E qui si scopre l’altro volto di Mount & Blade.

Assediare castelli, difendersi i proprio o quelli dei propri alleati da a quelli altrui, sono momenti in cui si respirano sensazioni che ben pochi altri giochi hanno saputo comunicare in tal modo. Il tutto con centinaia di uomini a schermo, dato che il gioco permette di non risparmiare affatto da questo punto di vista (anche se aumentando il numero di essi sale la richiesta in termini di hardware).

Mount & Blade è in altre parole una “sandbox”, una scatola ovvero dove il gioco non è creato dagli autori dello stesso: essi si limitano infatti a porre tutto al suo posto e basta, e spetta dunque al giocatore creare quel gioco che altrimenti non può esistere, lo stesso che (essendo assente per diversi motivi) delude nel primo approccio. Sentirsi però parte di un reame, viverne le conquiste e le sconfitte, affrontare campi di battaglia di centinaia di uomini, assediare castelli unendo le proprie armate a quelle alleate, il tutto con la massima libertà di scelta… è qualcosa che una volta definitosi apre un panorama che difficilmente si fa dimenticare.

Non mancano comunque difetti, approccio lento a parte: maggior profondità poteva essere data anche nelle fasi avanzate, definendo una sandbox più ampia e con maggior interattività nelle città o nei confronti degli altri reami dal punto di vista diplomatico (del tutto assente). Per fortuna incontro al giocatore vengono diversi mod creati dagli utenti, i quali nel tempo hanno espanso questi contenuti dando nuova linfa al progetto iniziale. Resta comunque intatto il desiderio di vedere qualcosa di ancor più “vivo”, magari per futuri episodi.

Termino con un pezzo tratto da una partita.

De equus et regnum (2)

Mi dirigo insieme al mio esercito, 21 uomini tra cavalieri e fanti, verso una città di un reame neutrale a fianco del mio per partecipare a un torneo come tanti, quando vedo un messaggio che mi avvisa che un castello alleato, il quale solo poche giornate prima avevo contribuito a conquistare, è sotto assedio. Decido di non perdermi il torneo, e il suo ricco trofeo, ma una volta conclusosi sprono i cavalli per arrivare nei pressi di Ribeyet prima della battaglia decisiva.

Giunto lì trovo diverse armate nemiche swadiane disposte intorno alla fortezza alleata, ma approfittando del tramonto riesco ad aggirarle e a entrare nel castello, dove decido di stabilirmi insieme alle poche unità già presenti in attesa dell’attacco. Trascorrono solo alcune ore e di notte il nemico attacca… con il doppio degli uomini a mia disposizione dato che sono l’unico lord a difesa del castello. La pioggia di frecce che inizialmente gli arcieri nemici scagliano sui torrioni fanno presto posto alle scale, e dunque all’assalto frontale ove non vi è spazio se non per una furiosa battaglia.

Dopo un combattimento senza quartiere (dove non perdo nessuno dei miei uomini, ma purtroppo svariati di quelli che erano in stazione nel castello), io e miei uomini ricacciamo i nemici dalle mura. Fuori è ancora buio e le armate nemiche, ora ridotte di numero, restano comunque accampate nei pressi, probabilmente in attesa di recuperare le forze per tentare un ulteriore assalto.

Non appena albeggia vedo avvicinarsi due lord amici con i relativi eserciti, probabilmente richiamati anche loro dall’assedio, i quali senza perdere tempo si lanciano all’attacco dei nemici accampati a fianco del castello, disperdendo del tutto le unità rimaste. Non essendo più Ribeyet in pericolo, lascio il castello nelle mani dei soldati che vi stanziavano e con i miei uomini mi lancio all’inseguimento dei nemici in fuga.

Al termine di due combattimenti svoltosi in campo aperto, questa volta in netta superiorità, uno dei lord nemici che aveva tentato di conquistare Ribeyet diventa mio prigioniero, mentre un altro cade nelle mani di un alleato. Un terzo riesce invece a fuggire.

L’armata swadiana non solo non ha conquistato il castello, ma ha persino subito una dura sconfitta.