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Weblog di Marco “Cav” Macciò
Fondatore e traduttore Game Italian Translation

La traduzione si fonda su alcuni processi di negoziazione, la negoziazione essendo un processo in base al quale, per ottenere quella cosa, si rinuncia a qualcosa d'altro - Umberto Eco
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DtPad 0.12.0.0

Aprile 26, 2010 - Nessuna risposta

Note: questa versione migliora le prestazioni di DtPad e corregge un problema minore su DtPadUninstaller.

Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Setup
Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Archivio

Clicca qui per leggere la scheda di DtPad.


Ulteriore aggiornamento di DtPad, contenente:

  • miglioramento delle prestazioni di DtPad, compresa una minor occupazione di memoria
  • risoluzione di un bug minore su DtPadUninstaller

Come per i rilasci precedenti, è possibile aggiornare il programma semplicemente eseguendo la procedura automatica dal menu di aiuto (”?” -> “Controlla aggiornamenti…”) oppure scaricando nuovamente l’applicazione (in tal caso si perderanno però le impostazioni personali).

Marketing astuto o distrazione alcolica?

Aprile 22, 2010 - Nessuna risposta

Viral marketing, in italiano “marketing virale”, è, stando a Wikipedia:

[…] un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale.
E’ un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. - Wikipedia

In altre parole è quel tipo di pubblicità che non si sa essere tale e che passa sotto l’anonimato di singole iniziative estranee al prodotto coinvolto, e in quanto tale è forse ancora più efficace dei metodi più tradizionali che passano attraverso slogan, spot e messaggi diretti dall’azienda al mercato di vendita.

Tutto ciò è quanto mai di attualità se si pensa agli ultimi eventi di casa Apple; mi riferisco al fantomatico, e alquanto inspiegabile, smarrimento di un prototipo del nuovo iPhone in un pub situato dalle parti della Silicon Valley. Un improbabile giovane ingegnere della ben nota “mela masticata” pare infatti che abbia dimenticato inavvertitamente tale prototipo al seguito di qualche birra di troppo, prototipo custodito in un involucro porta-telefono che se ne stava comodamente nelle sue tasche come se fosse un prodotto di serie, e non qualcosa da proteggere a causa di segreti aziendali.

iPhone 4G

Apple poi non è certo nota per essere una produttrice disattenta ai particolari, tutt’altro. La sua sicurezza, criticata più volte e non ultima a seguito della vicenda che portò un giovane dipendente della Foxcomm al suicidio in seguito allo smarrimento di un altro prototipo iPhone (questa volta mai trovato), ha sempre garantito una certa segretezza. Dunque, quanto è probabile che un disattendo ingegnere vada in giro con un prototipo come nulla fosse, lo lasci in un pub per poi farlo trovare da parte di qualcuno che lo riconosca come ufficiale e lo venda per (pare) 10.000 dollari a Gizmodo?

Questa ben nota comunità, venuta in possesso del prototipo, ha iniziato a svelarne i segreti sino a smontarlo del tutto e pubblicarne le foto sul web. Il tutto mentre Apple chiedeva, con una lettera di pubblico dominio, la sua restituzione. Apple che chiede? Se c’è una cosa che a Cupertino è sempre stata chiara è che non si chiede, si prende. Il fatto che la compagnia di Steve Jobs stia chiudendo ogni rapporto con altre grandi società (recenti rotture con Google, Adobe, Nokia e chi più ne ha più ne metta) dimostra che non ha certo bisogno di domandare favori; al più denuncia senza nemmeno prima minacciare le vie legali.

C’è chi fa notare che Apple sarebbe nuova a strategie simili di marketing, ma è pur vero che essa è maestra nel saper direzionare i favori del pubblico; nessun altro potrebbe pensare di vendere un iPad 32 Gb prezzandolo in maniera così diversa dal 16 Gb, come se quei Gb in più valessero davvero la differenza di costo (e dimenticandosi che oggi un hard disk da 1 terabyte costa 99 euro). A dire il vero probabilmente nessun’altra società avrebbe potuto trasformare quelle tanto aspre critiche che erano seguite all’annuncio dell’iPad come “iPhone gigante” in un tale successo commerciale quale è quello che vediamo oggigiorno. Potere della mela… anzi, del marketing.

In tal senso non mi stupirebbe se per l’uscita del nuovo iPhone avessero deciso di cambiare approccio… qualcosa che non sembri essere il solito slogan (per quelli c’è il firmware 4.0 in uscita a giugno), bensì qualcosa di spontaneo e persino estraneo ad Apple, magari portato avanti da chi (Gizmodo) non sembrava nemmeno essere in ottimi rapporti con Apple. Più virale di così…

Learn To Fly

Aprile 15, 2010 - Nessuna risposta

>> Learn To Fly

Gruppo: Foo Fighters
Album: There Is Nothing Left To Lose

Run and tell all of the angels
This could take all night
Think I need a devil to help me get things right
Hook me up a new revolution
Cause this one is a lie
We sat around laughing and watched the last one die

And I’m looking to the sky to save me
Looking for a sign of life
Looking for something to help me burn out bright

I’m looking for a complication
Looking cause I’m tired of lying
Make my way back home when I learn to fly

I think I’m done nursing patience
It couldn’t wait one night
I’d give it all away if you give me one last try
We’ll live happily ever trapped if you just save my life
Run and tell the angels that everything is alright…

I’m looking to the sky to save me
Looking for a sign of life
Looking for something to help me burn out bright

I’m looking for a complication
Looking cause I’m tired of trying
Make my way back home when I learn to fly
Make my way back home when I learn to

Fly along with me, I can’t quite make it alone
Try to make this life my own

Fly along with me, I can’t quite make it alone
Try to make this life my own

I’m looking to the sky to save me
Looking for a sign of life (sign of life)
Looking for something to help me burn out bright

I’m looking for a complication
Looking cause I’m tired of trying (tired of trying)
Make my way back home when I learn to

And I’m looking to the sky to save me
Looking for a sign of life (sign of life)
Looking for something to help me burn out bright

I’m looking for a complication
Looking cause I’m tired of trying
Make my way back home when I learn to fly
Make my way back home when I learn to fly
Make my way back home when I learn to (Learn to, learn to, learn, to learn to)

DtPad 0.11.0.4

Aprile 8, 2010 - Nessuna risposta

Note: questa versione corregge un popup vuoto e introduce nuove funzionalità in DtPadUpdater.

Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Setup
Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Archivio

Clicca qui per leggere la scheda di DtPad.


Nuovo appuntamento con DtPad, questa volta con un aggiornamento che:

  • risolve un problema legato alla visualizzazione di un messaggio popup vuoto
  • risolve un problema legato all’apertura di file di grosse dimensioni all’avvio
  • introduce nuove funzionalità nel programma di aggiornamento (DtPadUpdater), con un check della versione che avvisi in caso la versione sia anch’essa da aggiornare

Il problema dunque evidenziato con il rilascio della 0.11.0.3 è da ritenersi risolto.

DtPad 0.11.0.3

Aprile 6, 2010 - Nessuna risposta

Note: questa versione corregge un problema che si poteva verificare all’apertura di file di grosse dimensioni.

Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Setup
Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Archivio

Clicca qui per leggere la scheda di DtPad.


A distanza di qualche giorno di distanza dalla prima versione pubblica di DtPad esce oggi un aggiornamento che risolve un problema in apertura di file dalle dimensioni generose. La versione 0.11.0.3 è disponibile per il download sia nella scheda di questo programma, sia sotto forma di aggiornamento da eseguire direttamente dai menu. Cliccando infatti sulla voce “?” -> “Controlla aggiornamenti…” è possibile visualizzare la procedura guidata che fa uso dell’apposito DtPadUpdater.

A tal proposito va sottolineata una cosa: a causa di un problema (che sarà di prossima correzione) DtPadUpdater non si aggiorna automaticamente all’apertura dello stesso, dunque è preferibile eseguire la procedura di aggiornamento avviandola dal menu di cui sopra (”?”) invece che direttamente dallo stesso DtPadUpdater.

Volgarizzazioni comuni

Marzo 29, 2010 - Nessuna risposta

Che le lingue si evolvano è sapere comune. Che lo facciano in direzioni differenti a base dei contesti sociali e razziali, anche. C’è comunque un aspetto che nel tempo non è variato molto, perlomeno alla sua base: la trasformazione verso il volgare. E’ semmai cambiato il come, il contesto, ormai del tutto liberalizzato in molti ambienti. Sentire una persona esclamare “cazzo” o una qualsiasi altra parola ritenuta una volta appartenente alla sfera del turpiloquio è ormai quasi universalmente accettato anche in ambienti formali quali quello condiviso con i propri colleghi d’ufficio, sebbene resti ancora scomodo in altri momenti legati alla rappresentanza o basati sull’immagine. Un po’ è bene che sia così, in quanto tutto ciò contribuisce a instaurare un rapporto meno costretto all’apparenza e più libero, improntato alla sincerità e dunque alla risoluzione dei problemi. Un po’ di goliardia non può far male.

La questione nasce non tanto non nel singolo ambito privato, quanto (sebbene infine ne sia conseguenza) in ambito assai più ampio: la volgarità legata a terminologie una volta ritenute degne di nota è divenuta luogo comune, al punto che non stupisce nemmeno più, proprio come il termine di cui sopra. Per essere incisivi servono dunque parole nuove, che rafforzino il senso “osceno” che si desidera raggiungere.

Come detto, però, questa evoluzione non è nuova e fa seguito a una diffusione della lingua italiana che nel lento corso degli anni ha sostituito sempre più i singoli dialetti. Rispetto ai tempi dei nostri nonni o bisnonni, ove parlare con accenti locali era d’uso comune, l’istruzione ha portato a una maggior condivisione della lingua italiana, pur mantenendo spesso intatte le tradizioni. Non è dunque raro sentire terminologie tipiche di regioni distanti usate a mezzo di intercalare: in altre parole non avete mai sentito un torinese esclamare un colorato e siciliano “minchia” come se fosse la cosa più naturale del mondo?

Volgarizzazioni comuni

La volgarizzazione delle lingue, come si diceva, è un processo noto e in atto sin dai tempi del medioevo, quando si identificava la lingua parlata dal volgo, radicalmente differente dal colto e istruito latino parlato nelle corti. Non stupisce dunque che la percezione di alcuni termini sia cambiata nel corso degli anni sino a renderli accettabili al pari di molti altri. Resta ad ogni modo interessante l’articolo apparso sul Corriere della Sera in merito alla questione e ad altre similari, come l’uso leggermente decaduto della terza persona singolare (quella plurale ormai resta fregio di pochi “eletti”) per riferirsi ad altre persone.

Le conclusioni sono però personali: chi sostiene che l’osceno ha sostituito il tragico, chi fa notare che anche Dante usava termini che a quei tempi erano considerati non meglio dell’odierno turpiloquio. Alla fine sempre di evoluzione si tratta e (per chiuderla con un luogo comune, ma forse nemmeno tanto) non tutto il male vien per nuocere. L’educazione, quella sì, non dovrebbe però mutare, al di là di un’esclamazione non del tutto felice che può essere l’esito di un momento di sconforto. Ed è lì che probabilmente si cela il vero problema culturale.

iDiario

Marzo 25, 2010 - 2 risposte

Negli anni (dall’inizio dell’università ad oggi, dato che ai “miei tempi” erano ben pochi i liceali che potevano vantare di possederne uno) sono stati diversi i cellulari che ho utilizzato. Pochi, sebbene di tipi differenti, gli smartphone, palmari dotati di capacità telefoniche: nella fattispecie uno basato su PalmOS, uno su Windows Mobile e infine uno su iPhoneOS. Di questi tre, solo l’ultimo mi ha fatto in effetti scoprire un utilizzo differente del mezzo telefonico, il quale ora addirittura ricopre il primo ruolo di “strumento multiuso”, piuttosto che comunicativo in senso più tradizionale.

Vuoi per motivi di consumi (con il Palm Treo 650 era improponibile navigare su internet senza spendere una fortuna), vuoi per motivi di interfaccia poco usabile (con l’HTC Touch Dual), prima di acquistare lo smartphone di Apple ero sempre rimasto deluso nelle aspettative. Da non appassionato dei prodotti Apple (pur non disprezzandoli affatto) e considerando le scarse esperienze avute precedentemente, non mi restava che affidarmi alla casa di Cupertino o ai più “business-oriented” Blackberry. Per diversi motivi, che non sto ora qui a sviscerare, ho preferito la prima.

Ad oggi troverei difficile tornare indietro e fare a meno dei tanti servizi che quasi quotidianamente mi tornano utili, che mi trovi a casa, a lavoro o in viaggio. E’ per questo motivo che ho considerato la possibilità (in realtà assai semplice, in virtù di plugin ben realizzati) di rendere anche questo spazio di web compatibile con una più rapida visualizzazione su iPhone e, ancora più in generale, sui piccoli schermi tipici degli smartphone. Mi auguro che possa essere utile a quanti ne fanno uso.

iDiario

Nasce DtPad, editor sperimentale

Marzo 23, 2010 - Nessuna risposta

Note: DtPad funziona sotto Microsoft Windows XP/Vista/7 (32/64 bit) e richiede l’installazione di Microsoft .NET Framework 3.5.

Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Setup
Executable file DtPad 1.2.0.35 (30/08/2010) - Archivio

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Sin da quando ho approcciato gli studi informatici ho pensato che sarebbe stato bello realizzare un editor testuale tutto mio, un esperimento ove far convogliare alcune conoscenze e svilupparne al contempo di nuove. Il “progetto”, allora privo di qualsivoglia denominazione, nacque dunque ai tempi dell’università e si sviluppò sotto forma di applicazione Java (versione 1.2); sviluppato nel tempo libero tra una lezione e l’altra, l’allora editor testuale servì più allo scopo di farmi avvicinare a concetti nuovi che a realizzare qualcosa di realmente utilizzabile. Ciò nondimeno quel che si stava formando all’interno del mio editor testuale aveva una forma che uno scopo pratico poteva anche averlo. A quel primo esperimento ne fecero seguito altri, sempre sviluppati per puro diletto: un archiviatore di file ZIP, un browser che restituisse codice HTML pulito e scevro da interpretazioni, una calcolatrice.

DtPad

Nonostante il proseguo degli studi mi abbia progressivamente tolto tempo libero da dedicare a progetti personali (chi ha seguito un po’ il G.I.T. e il Diario probabilmente saprà bene quanto mi è costato tutto ciò) l’idea è rimasta stabile all’interno della mia fantasia sino a che, oltre un anno fa, decisi di dedicarvi un po’ del mio tempo. Anche questa volta si sarebbe trattato di un esperimento, privo di pianificazioni, da portare avanti per curiosità di vedere un possibile traguardo (ammesso che esista) più che per ottenere risultati concreti.

A distanza di svariati mesi mi trovo per le mani qualcosa di personale, con feature che mi sono tornate utili più volte a lavoro e a casa, e di definito al punto tale che lo ritengo valido per una pubblicazione. Non mi aspetto di aver scritto un nuovo “Notepad++” o simili, ma forse qualcuno può ritenere interessante provare questo DtPad e testarne feature e limitazioni. Va da sé che ogni feedback in tal caso sarebbe davvero graditissimo, sia qui che sulla mia casella e-mail.

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Pulcinella perde il pelo, ma non il vizio

Marzo 19, 2010 - Nessuna risposta

L’industria videoludica? Tutto bene, anzi… meglio, stando al sempre eclettico duo Accordi-Carbone. Non stupiscono le dichiarazioni che hanno fatto seguito a all’iniziativa nota come Cartoons on the Bay 2010:

Roma, 16 marzo 2010

AIOMI, l’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive, esprime grande soddisfazione per il risultato ottenuto dall’industria italiana del videogioco alle nomination della categoria Animazione Interattiva dei Pulcinella Awards di Cartoons on the Bay 2010 (www.cartoonsbay.com), organizzato da Rai Trade in Rai Fiction e promosso dalla Rai.
Tra i videogiochi in concorso figurano infatti ben quattro titoli su cinque realizzati da software house tutte italiane: SuperBike 2009 di Milestone, Ciro di SpinVector Srl, Free Running di Raylight Games e Diabolik - The Original Sin di Artematica. I quattro paladini delle opere multimediali interattive italiane dovranno vedersela nientemeno che con il colossal di Naughty Dog Uncharted 2: Il Covo dei Ladri.
La sfida sarà agguerrita, ma trovarsi già in nomination, con una tale presenza di massa e all’interno di un concorso internazionale di grande prestigio come quello di Cartoons on the Bay, rappresenta un vero e proprio passo in avanti per il Videogioco ‘made in Italy’ nel suo lungo cammino verso un riconoscimento istituzionale e culturale all’interno del nostro Paese.

Marco Accordi Rickards, Presidente di AIOMI: “La conquista di quattro nomination su cinque da parte di opere italiane è il chiaro segnale che si sta rafforzando un made in italy videoludico e che anche nel campo delle opere multimediali interattive la nostra nazione riesce ad esprimere quella creatività che l’ha resa famosa in tutte le altre manifestazioni dell’ingegno”.

Cartoons on the Bay

Raoul Carbone, Presidente dei Produttori Italiani di Videogiochi di Assoknowledge - Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici: “L’industria Italiana dei videogiochi è in forte espansione. Anche se i prodotti italiani rappresentano al momento solo il 3% del fatturato del mercato videoludico del nostro Paese, questa è la dimostrazione che i nostri giochi stanno rapidamente raggiungendo gli standard internazionali e che presto verrà colmata tale sproporzione”. - Playfields.net

Grande soddisfazione“, “quattro paladini“, “sfida agguerrita“, “conquista di quattro nomination“, “industria italiana dei videogiochi in forte espansione“… stupende parole che come questo duo ci ha abituato sembrano dipingere una realtà splendida, tutta dipinta di colori accesi e illuminati da una raggiante luce proveniente da un cielo privo di nuvole. Ha quasi qualcosa del poetico, se non fosse che non è tutto come appare.

Le stesse nomination hanno il solito sapore finto che solo certe manifestazioni tutte italiane sanno proporre ai propri spettatori. Il fatto che il titolo che maggiormente a livello globale ha ricevuto premi (Uncharted 2, naturalmente) sia affiancato a produzioni minori e di sicuro successo inferiore, suona (e non solo un po’) come l’ennesima scelta pilotata dalla nazionalità, piuttosto che dal riconoscimento di pregi e difetti. E, per inciso, questa è la solita ragione per la quale noi italiani non cresciamo in certi campi: invece di riconoscere i problemi e partire da essi per risolverli, li sotterriamo e facciamo finta che non esistano. Un “certo” Alan Mulally avrebbe qualcosa da ridire…

Ma è solo partigianeria quella che ha portato a scelte tanto altrimenti inspiegabili, o forse c’entra il fatto che “Raoul Carbone e Marco Accordi Rickards sono stati […] nella giuria dell’edizione 2009 [di questa manifestazione]” (fonte)? A pensar male… certo è che parlare di “sfida agguerrita” strappa più di un sorriso, seppur dal retrogusto piuttosto amaro.

Affrontare i problemi per risolverli

Marzo 16, 2010 - Nessuna risposta

Alan Mulally (Ford)I problemi non si risolvono da soli, e certamente non si risolvono non parlandone. Semmai perseverando in questo atteggiamento si rischia (ma più che un rischio è una certezza) di incorrere in incrementi degli stessi, i quali col tempo finiscono per acquisire dimensioni e rilevanza tale da diventare un serio scoglio evolutivo. L’informatica, il mio campo, è solo un esempio. Uno più autorevole, almeno agli occhi di un leader, viene da Alan Mulally, l’artefice del nuovo successo di Ford in un periodo e un settore ove gli Stati Uniti non sono più floridi come in passato.

Ecco un breve estratto dell’intervista apparsa sul numero 652 di Quattroruote (mese di febbraio 2010). L’augurio è che serva d’ispirazione a tutti coloro che pensano che basta non parlare dei problemi affinché essi non esistano.

Mr. Mulally, di cosa parlerete tra un paio di giorni, alla riunione settimanale? Lei riunisce ogni settimana tutti i manager che riportano a lei, no?
Sì, ci vediamo per due ore e mezzo o tre. Ogni singola regione del mondo, ogni mercato, ogni divisione dell’azienda viene esaminata attraverso una serie di tavole, di cartelle - 322 in totale - messe insieme dai responsabili delle varie aree e distinte da codici colore: rosso, giallo, verde. Il verde è tutto okay, il rosso denota un problema, che richiede attenzione.

Avete molti rossi?
Certamente. Ford è un’azienda complessa e ramificata, con un gran numero di programmi in corso, un universo di fornitori, alcuni dei quali possono essere in difficoltà… L’idea è questa: si riconosce il problema, lo si evidenzia e per la settimana successiva tutti possono lavorare a una soluzione. Ci si aiuta a vicenda, cercando di passare dal rosso al verde.

Beh, richiede un certo grado di coraggio per il responsabile di un’area esporre un colore rosso, o no?
Giusta osservazione, se l’ambiente non fosse sicuro. Se un manager si prendesse una lavata di capo perché la sua area ha un problema, non rivelerebbe mai un rosso e i problemi si trascinerebbero. Qui nessuno alza la voce, nessuno viene umiliato. Ci si aspetta che ci siano dei rossi. Anzi, i rossi sono benvenuti perché è un primo passo per risolvere i problemi.

Una curiosità: quando ha introdotto per la prima volta il sistema dei codici colore?
La settimana in cui arrivai in Ford. E per un paio di settimane dopo l’introduzione, devo ammetterlo, le cartelle erano sempre tutte verdi. A un certo punto ho detto: “Signori, negli ultimi tempi abbiamo perduto un sacco di soldi. Siete proprio sicuri che non ci sia niente che non va?”. Allora qualcuno, mi pare sia stato Mark Fields, ha denunciato un problema tecnico all’apertura del portellone di un modello che stava per entrare in produzione. Sulla sala era sceso un silenzio di tomba. Io ho applaudito, dicendo: ottima visibilità, grazie. La settimana seguente le cartelle erano un arcobaleno di colori.