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Weblog di Marco “Cav” Macciò
Fondatore e traduttore Game Italian Translation

I traduttori sono simili a zelanti mediatori che esaltano i pregi di una bella donna mezzo velata: fanno nascere l'impulso irresistibile di conoscere l'originale - Johann Wolfgang Goethe
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Progetti amici

Febbraio 3, 2012 - Nessuna risposta

Old Games Italia è un sito il quale ho già avuto modo in passato di ringraziare: gestito da una penna che ormai conosco da anni e che stimo particolarmente, Roberto Bertoni (alias Tsam), tratta di diversi argomenti legati alla passione e alla cultura per il mondo dei videogiochi, un mondo che ormai già da anni non si può più considerare solo qualcosa per bambini, ma un vero e proprio media in grado di soddisfare tutte le età. Ogni mia parola è però sprecata, perché di gran lunga meglio ha fatto Roberto nel manifesto di questo portale, un testo che mi ha trascinato e che mi ha riportato alla mente tanti momenti.

Oggi OGI (scusate il turbinio di vocali) ha pubblicato una news che mi interessa particolarmente e con un titolo che non avrei saputo scrivere meglio: G.I.T. e Oldgamesitalia: amicizia e traduzioni. Game Italian Translation (rigorosamente scritto con i puntini, per un mio strano capriccio che nel tempo è divenuto parte integrante del nome) e Old Games Italia sono esattamente questo, ovvero il frutto di iniziative portate avanti da persone che hanno unito parte del loro tempo libero per qualcosa in cui hanno creduto, che si trattasse di permettere una più facile comprensione anche a chi è meno portato per le lingue oppure di approfondire un tema. E’ così che mi piace immaginare certe condivisioni (amicizie) nate su internet.

Old Games Italia

Ma il G.I.T. è un progetto ormai troppo lontano da questi tempi, e della sua formazione ho già scritto tanto in passato:

Quel che manca è una seria riflessione, un dovuto canto del cigno raccogliendo tutto (idee, progetti e traduzioni) e salutando i tempi che furono e più saranno. Grazie, Roberto, per avermi dato il via che da troppo rimandavo.

Team e disfunzioni

Febbraio 2, 2012 - Nessuna risposta

Coordinare un team non è un lavoro semplice: nella realtà quotidiana diverse persone prendono tale impegno con eccessiva leggerezza, concentrandosi più sulla “promozione” che ne deriva, quanto sull’impegno reale. Di frequente la gestione delle persone viene svolta senza un metodo chiaro e condiviso… come si suol dire, a “tarallucci e vino”. Peccato però che questo non-approccio porti a spessi conflitti d’ufficio, piuttosto che a stretti rapporti di amicizia; non è infatti generalmente un errore instaurare una certa cordialità in un gruppo di lavoro, ma bisogna fare attenzione che questo non si traduca in scarsità produttiva e quindi in conseguenti incapacità di stabilire la localizzazione dei problemi e individuarne una soluzione.

Un team leader deve innanzitutto tenere conto delle sue esperienze pregresse, documentarsi su eventuali nuovi approcci (l’aggiornamento è fondamentale in questo mestiere) e quindi cercare di far quadrare il tutto in base al contesto entro cui si deve operare; non conoscere alcun metodo è un errore al pari di volerne applicare uno senza adattarlo a situazioni e persone.

In letteratura ci sono innumerevoli paper che trattano di project management, team coordination e analogie varie. In tema di approcci agili ho già avuto modo tempo addietro di trarre qualche conclusione, mentre prendendo in esame casi a più ampio spettro, una lettura pressoché inevitabile è The Five Dysfunctions of a Team, scritto da Patrick Lencioni, che riassume in cinque comodi punti i principali motivi di difetto di un gruppo:

Absence of trust — unwilling to be vulnerable within the group
Fear of conflict — seeking artificial harmony over constructive passionate debate
Lack of commitment — feigning buy-in for group decisions creates ambiguity throughout the organization
Avoidance of accountability — ducking the responsibility to call peers on counterproductive behavior sets low standards
Inattention to results — focusing on personal success, status and ego before team success


Non a caso si potrà facilmente notare che diverse di queste disfunzioni erano presenti anche nell’analisi di fallimento di un gruppo Scrum inesperto e mal coordinato (vedere primo link); ove è richiesto un lavoro di gruppo, le ragioni che portano a una cattiva produttività risiedono maggiormente nei rapporti umani, piuttosto che in mancanza di conoscenze, e riuscire ad appianare i conflitti deve essere il primo passo da compiere, per poi concentrarsi sul resto.

Ovviamente non ci sono bacchette magiche per far ciò, ma tanto buon senso nonché metodo: un team leader deve essere presente il più possibile (in caso di attività straordinarie è bene non andarsene, ma restare col team anche se non si è strettamente indispensabili), non deve fare favoritismi e deve ascoltare tutti (dal primo all’ultimo arrivato), non deve lasciarsi andare ad antipatie o simpatie (questo è un lusso del tutto inammissibile), deve lasciare un minimo di indipendenza (l’insistenza si fa odiare presto e mostra sottostima dei propri collaboratori), ma essere sempre interessato ai progressi del gruppo.

Naturalmente trattare così l’argomento significa fargli torto; non è d’altra parte mia intenzione addentrarmi più di tanto nello specifico, quanto piuttosto di raccogliere un paio di concetti a tal proposito. Quel che se ne deduce è che comunque non si tratta di un mestiere semplice, né deve esserlo. Per questo motivo va preso sin da subito molto sul serio.

DtPad 2.5.0.40

Gennaio 12, 2012 - Nessuna risposta

Nota: agli utenti di Windows Vista e Windows 7 si consiglia di utilizzare il setup per installare DtPad, invece della versione in archivio.

Executable file DtPad 2.7.4.40 (21/08/2012) - Setup
Executable file DtPad 2.7.4.40 (21/08/2012) - Archivio

Clicca qui per leggere la scheda di DtPad.


A un mese esatto dallo scorso aggiornamento, DtPad raggiunge quota 2.5, con il seguente elenco di innovazioni e modifiche:

  • Nuova feature nuovo stile grafico per tab e altri elementi dell’interfaccia, compresa la colorazione dei tab
  • Nuova feature nuova funzionalità che permette di salvare tutti i file aperti in un unico archivio ZIP (”File -> Salva -> Tutto come ZIP…”)
  • Nuova feature aggiunto bottone “…” all’estremo destro della barra dell’editor testuale per richiamare velocemente il pannello laterale con l’elenco dei tab aperti
  • gestione focus automatico in fase di apertura e chiusura del pannello di annotazione
  • aggiornamento componenti DevExpress per la visualizzazione di elementi grafici
  • specificato a livello di interfaccia che la normalizzazione è solo per file HTML (prima si poteva equivocarne l’uso anche per file XML)
  • corretto bug in copia da sorgenti esterne (es. Microsoft Word) con differenti set di caratteri
  • corretto bug in apertura di sessione avendo alcuni tab aperti
  • corretto bug di ingrandimento utilizzando il pannello di annotazione
  • corretto bug in fase di validazione di contenuti XML
  • corretto bug raro che si verificava utilizzando i bottoni di “annulla” e “ripeti” avendo selezionato un’area secondaria di editing
  • alcune migliorie al codice e all’interfaccia

OK, questa volta ho finito

Dicembre 15, 2011 - Nessuna risposta

OK, questa volta ho finitoQuante volte ho esclamato dentro di me questa frase? In pratica ogni volta che ho preparato un pacchetto di DtPad da distribuire. Eppure è dal gennaio 2009 che mi ritrovo a programmarlo, a farlo sviluppare con nuove funzionalità e miglioramenti in quelle già esistenti, seppur sempre a tempo perso. Ogni velleità è proprio da scordarsi.

E’ eccezionale veder crescere un’idea nella mente; da un seme di natura indefinita (quasi un tentativo di dimostrare a noi stessi che volendo fare qualcosa di diverso dal solito avremmo capacità, ma soprattutto volontà) se ne riesce a trarre un intero albero con tanto di radici, rami, foglie e forse persino frutti. Il “difetto” di questo meccanismo però esiste e risiede in una sfrenata e non del tutto controllabile voglia di crescere dell’albero, anche qualora sembri che non vi sia più spazio per aggiungere nuove diramazioni. La natura sa adattarsi a ogni situazione, e così la creatività.

Le continue evoluzioni di DtPad (a tal proposito, nemmeno la 2.4 appena rilasciata limiterà la mia fantasia e infatti ho già in cantiere alcune modifiche) sono però solo un esempio. Un altro sono state le traduzioni del G.I.T.: man mano che le rileggevo non faticavo a individuare modi migliori per rappresentare quel concetto, quella frase, approcci che forse inizialmente avevo scartato o nemmeno considerato. Penso, anzi sono convinto, di non essere mai stato del tutto soddisfatto di un lavoro. D’altra parte, quando si può considerarlo ineluttabilmente concluso?

E’ ovvio che non sempre si può procedere in tal modo; le traduzioni ufficiali richiedevano tempi prefissati oltre i quali non si poteva (facilmente) andare oltre, quindi un risultato accettabile lo si doveva conseguire senza sentirsi eccessivamente insoddisfatti. Le traduzioni amatoriali, d’altra parte, hanno sempre permesso di sfogare il proprio istinto in virtù di scadenze mai stabilite. Tra parentesi, tutto ciò ha sempre rappresentato sia un pregio, sia un difetto: sono diverse le traduzioni nate sul web che non hanno mai visto i natali.

Google per anni è stata un manifesto di quanto ho espresso sinora: le sue beta erano quasi senza fine, a dimostrare che in fondo quei prodotti da loro implementati erano sempre in crescita, e mai da considerarsi “fatti e finiti”. Più per marketing che per convinzione, alla fine Google ha dovuto abbandonare queste diciture: il pubblico non ama sempre vedere un prodotto in fase di sviluppo e preferisce voler credere che ciò che sta usando sia talmente consolidato da essere un vero numero superiore allo 0. Non a caso la nuova strategia del versioning frenetico, ora adottato anche da Mozilla per il suo Firefox, sta dando i suoi frutti.

Io con DtPad sto in mezzo: non creo una “major version” nuova ogni giorno, perché quella la demando a grosse innovazioni, ma cerco di non limitarmi sulla “minor version”. Faccio infine diverso utilizzo da quanto indicato nelle best practices di Microsoft di “build number” e “revision”, in quanto con la prima indico eventuali piccoli aggiornamenti o bug fixing delle “minor version”, e con la seconda il framework .NET da me adottato (precedentemente tutte le versioni erano x.x.x.35, mentre ora sono x.x.x.40). Con le traduzioni ero invece solito usare solo due numeri per indicare gli aggiornamenti: il primo era relativo a release maggiori, il secondo a piccoli aggiornamenti (a esempio 1.1, 2.0).

Ogni volta che uno di quei numerini viene incrementato è come se sull’albero spuntasse un nuovo ramo, o una nuova foglia; con le traduzioni erano giunti persino i frutti, ovvero quelli dell’ufficialità che per mesi ci hanno fatto sognare (e mai smetteranno di farlo). Non si finisce davvero mai di gettare nuove radici, e quando si smette a volte si sente la nostalgia del passato. A volte però non fa male andare oltre, per non limitarsi. Comunque sia… no, anche per questa volta non ho ancora finito.

Ho scoperto che non mi dispiacciono i social network

Dicembre 14, 2011 - Nessuna risposta

TwitterMi sono sempre tenuto piuttosto lontano dai social network. L’idea stessa che vuole che si condivida la propria vita con “amici” che poi forse tali non sono nemmeno poi tanto, l’ho storicamente trovata sconveniente. Lo stesso non si può dire invece di pensieri e riflessioni, che al contrario ho sempre cercato di condividere; quale maggior dimostrazione del Diario? Il confine tra questi due approcci, sebbene possa sembrare non così marcato, esiste eccome e sebbene il blogging sembra appartenere al web 2.0 e non al 3.0 (si può chiamare così quello di ora?), fa niente. Lo preferisco ugualmente.

Per lo stesso motivo ho compreso che sebbene Facebook e Google+ non facciano per me, altrettanto non vale per Twitter e Flickr. Del secondo ho già avuto modo di discernere, mentre il primo merita una citazione. L’aspetto che più mi attrae in questo tipo di network è che non è necessario spenderci tempo, visto che tempo non ne ho a disposizione; è sufficiente collegarsi, postare una foto o un breve pensiero e il proprio contributo alla rete è così elargito.

Non è nemmeno necessario che qualcuno lo veda, perché è lo sfogo, quello stesso pensiero, che è prioritario e non un “mi piace” o un commento lasciato da qualcuno di passaggio. In pratica Twitter è un blog con un’impostazione particolare: mentre qui posso concedermi 5 minuti di riflessione e pensieri articolati, di là posso buttare giù un concetto in 5 secondi. Il fine resta dunque il medesimo, pur se conseguito in modo differente.

Dove sono su Twitter? Mi potete trovare seguendo questo collegamento.

DtPad 2.4.0.40

Dicembre 12, 2011 - Nessuna risposta

Nota: agli utenti di Windows Vista e Windows 7 si consiglia di utilizzare il setup per installare DtPad, invece della versione in archivio.

Executable file DtPad 2.7.4.40 (21/08/2012) - Setup
Executable file DtPad 2.7.4.40 (21/08/2012) - Archivio

Clicca qui per leggere la scheda di DtPad.


La numerazione, sinora piuttosto rigorosa, di DtPad salta! Dalla versione 2.2 si passa infatti direttamente alla 2.4 a causa di alcuni mesi spesi a rinnovare e ulteriormente evolvere questo editor. Il terzo aggiornamento resta dunque confinato a un ambiente di test “privato” che subito è stato corretto e migliorato al fine di raggiungere una pubblicazione che sia maggiormente stabile.Ecco il, solito, elenco delle feature di questo rilascio:

  • Nuova feature creazione di un pannello di annotazione (”Visualizza -> Pannello di annotazione”) da usare per appuntarsi informazioni su un file aperto, fare confronti diretti di testo e molto altro ancora, fin dove si spinge la fantasia dell’utente
  • Nuova feature introduzione modello di ricerca per linee senza univoche, ovvero prive di duplicati (”Ricerca -> Modelli”)
  • Nuova feature aggiunta la funzionalità di inserimento rapido di tag in diversi formati, tra cui XHTML (”Azioni -> Inserisci -> Tag”)
  • Nuova feature introduzione finestra di proprietà di un file di sessione aperto (”Sessione -> Proprietà sessione”)
  • Nuova feature normalizzazione file XML (es. lettere accentate sostituite con caratteri di escape) tramite apposita funzione (”Azioni -> Formatta e normalizza”)
  • Nuova feature possibilità di ignorare il carattere nullo “\0″ di fine stringa in fase di apertura di file (finestra delle preferenze File -> Apertura”), utile in caso di problemi con file codificati in maniera non tradizionale
  • Nuova feature spostamento rapido delle note nel pannello laterale destro (utile in caso di crescita dell’elenco)
  • sensibili miglioramenti alla selezione di testi all’interno dell’editor (rimossa la selezione automatica delle parole, selezione parole senza spazi finali, selezione di sequenze di caratteri speciali o di interruzione)
  • miglior gestione del salvataggio di file XML, in pieno rispetto della dichiarazione di encoding qualora contenuta nella sua intestazione
  • validazione di file XML ulteriormente migliorata
  • migliorato l’uso della calcolatrice (pannello interno) tramite la tastiera
  • gestione elenchi puntati anche se indentati
  • le sessioni ricordano l’ultimo file aperto al loro interno (riaprendo una sessione precedentemente chiusa si ritrova in evidenza il file in uso)
  • le sessioni ricordano il colore assegnato a ciascun tab (clic con il tasto destro del mouse su un tab, quindi “Imposta colore tab”)
  • le espressioni regolari vengono storicizzate in ricerca solo se sono state eseguite con successo (prima anche quelle erronee venivano riportate)
  • aggiunti i tag html numerici nell’apposita tabella (”Azioni -> Tabella tag HTML…”) e resa ridimensionabile la finestra
  • il calendario del pannello laterale destro ora mostra in colore grigio le domeniche
  • aggiornamento componente iTextSharp (itextpdf.com)
  • aggiornamento componente Json.NET (json.codeplex.com)
  • aggiornamento componenti DevExpress per la visualizzazione di elementi grafici
  • correzione bug in refresh di un file aperto (”File -> Ricarica”)
  • correzione bug utilizzo combinazione CTRL + rotella del mouse per cambiare lo zoom dell’area di editing
  • correzione bug in gestione della dimensione della finestra eseguendo la modalità a tutto schermo
  • correzione bug in apertura e salvataggio di sessioni contenenti file in sottocartelle
  • correzione bug raro in spostamento di tab usando il pannello laterale destro
  • numerose migliorie al codice e all’interfaccia

Una password sicura

Ottobre 27, 2011 - Nessuna risposta

Una password sicura è una password che contiene caratteri minuscoli e maiuscoli, numeri e simboli, in una sequenza che difficilmente possa essere individuata tramite attacchi brute force. Ma è proprio così che stanno le cose?

Sì, in fondo è così che stanno. Una parola complicata (in forma “l33t”, ma con eccezioni) in effetti può mettere la parola fine a una qualsiasi violazione che faccia uso della forza bruta, ovvero quel tipo di attacco che si basa su combinazioni casuali e continue per riuscire a individuare la chiave corretta. C’è un contro, però: una password così composta può risultare talmente difficile da ricordare, grazie alle sue varianti, al punto da obbligare l’utente a scriverla da qualche parte, rendendo così di fatto la password stessa vulnerabile a un attacco non informatico. Quanti ad esempio hanno sul cellulare o nel portafogli un PIN o una parola chiave importante, magari legata a dati particolarmente sensibili come l’home-banking? Quanti ricorderebbero a memoria una stringa come questa?

f10C&d0A$b

Se provate a usarla troverete che molti siti e programmi ve la indicheranno come sicura; ma è anche pratica? Ci sono molti giochi di memoria che si può cercare di applicare (la “f” sta per “famiglia”, “10″ per il numero della maglia di Alessandro Del Piero, …), ma poi chi si ricorda delle associazioni necessarie per riportare alla memoria l’insieme finale? Insomma, il punto credo sia chiaro, quindi come risolvere la questione? Rinunciando alla sicurezza e affidandosi a parole di più facile memoria, e di conseguenza di più facile violazione?

Una password sicura

Anche qui la risposta è sì, ma senza sacrificare la sicurezza che ci sta tanto cara. Quindi parole comuni, facili, in numero sufficiente a rendere la loro combinazione ardua da individuare. Un esempio?

pannello regolari tutto encoding

Questa frase non significa nulla, ma a differenza del “l33t” è più semplice da ricordare… e di una complessità notevole grazie al numero di caratteri e al fatto che per individuarla bisogna applicare un dizionario che combini più parole alla volta. Ovvio, l’uso di una password di questo tipo non rende invulnerabili (nessun approccio rende tali), ma fornisce la tranquillità richiesta senza obbligarci a scomodi fogliettini in giro per casa.

Nota: questa riflessione nasce dalla vignetta di cui sopra, ma anche da un po’ di sana esperienza nel cercare di rimembrare password complesse non solo per eventuali malintenzionati, bensì anche per il sottoscritto.

Microsoft Touch Mouse: design senza praticità

Ottobre 10, 2011 - 2 risposte

Sono un amante del buon design, ma non a prescindere dall’usabilità e della praticità. Un oggetto bello, come potrebbe essere la caffettiera del masochista, che si riveli essere scomodo all’atto pratico resta di fatto un bel soprammobile, ma poco più; versarsi il caffè sulle mani solo per il gusto di mostrare una novità ad amici e conoscenti non è forse l’azione più accorta da compiersi.

E’ in quest’ottica che mi sono interessato al nuovo mouse di Microsoft, il Touch Mouse. Di natura più simile al mouse che Apple ha ormai adottato da tempo sui suoi iMac, il Touch Mouse dovrebbe essere l’ultimo ritrovato in termini di interfaccia uomo-macchina per chi utilizza Windows 7. Purtroppo così non è, ma andiamo per step e rendiamo questo post “utile” a chiunque volesse sapere se vale la pena spendere quasi 70 euro per quest’oggettino.

  • Forma e dimensione - La forma del Touch Mouse, a differenza del suo “socio” Arc Touch, è abbastanza tradizionale: bombata a gobba posteriore e più affilata sul davanti, è predisposta all’uso di destri e mancini come moltissimi altri dispositivi simili in commercio. Questo non è dunque uno degli aspetti per cui si fa notare, sebbene sia anche uno di quelli che presta meno il fianco a critiche.
  • Peso - Strano a dirsi, il peso è un fattore importante per il Touch Mouse: esso infatti è pesante. Sì, pesante, e non si comprende il motivo di questa decisione da parte di Microsoft, in quanto il suo utilizzo prolungato non fornisce una sensazione di scorrevolezza e di leggerezza, quanto di stress sul polso e di conseguente stanchezza alla mano. (*)
  • Scorrevolezza - Un mouse per esser comodo deve “scivolare” con agilità sulla superficie sul quale lo si usa. Facendo un paragone diretto tra il Touch Mouse e il vecchio classico mouse Microsoft, il primo si trova purtroppo in difficoltà su alcuni tavoli di legno liscio, ove invece il secondo non cede mai il fianco a una critica. Il vecchio batte dunque il nuovo.
  • Microsoft Touch MouseTasti - Non sono molti i fattori da prendere in esame in un mouse; i tasti sono però uno di quelli fondamentali e anche qui il nuovo prodotto di Microsoft non eccelle affatto. Dalla pressione dura, i due tasti principali sono infatti scomodi per un uso continuativo e contribuiscono ad affaticare, congiuntamente al fattore peso, il polso dell’utilizzatore. La particolarità risiede nella loro superficie, completamente touch e dotata della possibilità di eseguire alcune combo che dovrebbero facilitare l’utilizzo di Windows 7 (unico sistema operativo supportato dal mouse). Queste non risultano comunque così utili o immediate come si penserebbe: a fronte di un primo interesse iniziale, presto si torna ai soliti automatismi di sempre che per anni sono stati adottati con successo e anche la presentazione in stile Exposè (MacOS) non diventa più utile di un classico richiamo dell’applicazione desiderata tramite un clic sulla barra delle finestre attive. Il vero lato “oscuro” resta comunque l’assenza della rotellina, sostituito negli intenti degli ingegneri Microsoft dalla possibilità di scorrere un dito avanti e indietro sulla parte anteriore. Questa soluzione, assai intrigante da un punto di vista del puro design, si rivela fallace quando ci si accorge che pur installando i driver appositi e pur cercando di adattarsi, gli esiti non sono mai simili a quelle di una classica rotella, sia come tempi di reazione, sia come precisione. Il fatto poi che così facendo non si possa disporre della pressione del tasto centrale (proprio perché assente) preclude la chiusura rapida di tab in browser ed editor (come DtPad) e altre combinazioni che ormai sono nell’uso comune di ogni Windows-adopter.
  • Connessione - La connessione col PC è wireless e richiede solo uno slot USB ove poter immettere la piccola antennina che collega computer e mouse. Questo aspetto, non certo unico sul mercato, è un deciso punto a favore del prodotto in questione, così come di ogni mouse che non disponga più di un collegamento via cavo.
  • Precisione - Qui nulla da eccepire; la precisione del BlueTrack di Microsoft, sistema di tracciamento degli spostamenti del mouse, è indubbia su moltissime superfici e fornisce una sensazione migliore di molti altri prodotti analoghi e non.

In conclusione, la sensazione che ho ricavato dopo un solo pomeriggio di utilizzo del Touch Mouse è stata di stanchezza, di stress sul polso, e di conseguenza sul braccio, nonché di scarsa comodità nel ricreare le gesture che di fatto rendono questo prodotto diverso da altri (in ambito PC). Considerando dunque il prezzo, come accennato sopra di quasi 70 euro, non ne consiglio l’acquisto; risparmiate quei soldi e concedetevi qualcosa di meno appariscente, ma di più comodo. Non avrete un oggetto da mostrare con vanto, ma ci guadagnerete comunque.

(*) Il caso preso in esame è quello lavorativo, che pertanto richiede di usare il mouse per diverse ore e in maniera rapida e precisa. La critica effettuata nasce tenendo in considerazione questo aspetto.

DtPad 2.2.0.40

Settembre 27, 2011 - Nessuna risposta

Nota: agli utenti di Windows Vista e Windows 7 si consiglia di utilizzare il setup per installare DtPad, invece della versione in archivio.

Executable file DtPad 2.7.4.40 (21/08/2012) - Setup
Executable file DtPad 2.7.4.40 (21/08/2012) - Archivio

Clicca qui per leggere la scheda di DtPad.


Secondo aggiornamento della seconda(!) versione di DtPad, sempre con alcune nuove feature unite a correzioni e miglioramenti:

  • Nuova feature ordinamento alfabetico ascendente e discendente di righe di testo (”Azioni -> Ordina testo…”)
  • Nuova feature nuovo stile grafico per tab e altri elementi dell’interfaccia
  • Nuova feature nuove visualizzazioni nella finestra di gestione di Dropbox
  • Nuova feature validazione XML con DTD o schema, a scelta dell’utente
  • migliorata la gestione degli encoding
  • rivista l’interfaccia della lista delle note e dei tab (pannello laterale destro)
  • ricerca nei file richiamabile con la shortcut CTRL+MAIUSC+F
  • risolto bug di scrittura e lettura dei file di supporto di DtPad (es. lista file recenti)
  • risolto bug in fase di ricerca testo con evidenziazione attivata (il testo trovato non veniva selezionato)
  • aggiornamento componente Be.HexEditor (hexbox.sourceforge.net)
  • aggiornamento componente iTextSharp (itextpdf.com)
  • risolto bug visualizzazione a tutto schermo su Windows 7
  • diverse migliorie al codice, all’interfaccia e alla localizzazione

Il potere di un’immagine

Settembre 13, 2011 - Nessuna risposta

E’ molto recente la mia scoperta di Flickr, e lo è in un contesto, quello dei social network, che trovo difficile da comprendere davvero a fondo; al pari di molti (e più per canoni comuni) possiedo un account su Facebook e uno su Google+. Del primo non comprendo la smania di accrescere il numero di amici includendo persone delle quali si sa poco o nulla, vuoi per lontananza vuoi per mille altri motivi, del secondo il vuoto che lo contraddistingue sin dalla sua festeggiata nascita. Di fatto Google+ assomiglia a una festa modaiola dove nessuno conosce nessuno e che pertanto si rivela essere noiosissima… seppur di tendenza e sulla bocca di tutti.

Oltre a ciò, è il caos insito in questi network che mi perplime maggiormente; il più delle volte si finisce per mirare contenuti ai quali non si attribuisce particolare rilevanza, quasi si stesse sfogliando un “Novella 2000″ che invece di trattare di grandi star e personaggi parla del vicino di casa, dell’ex-amico, del conoscente o collega d’ufficio. Il tutto sfiora dunque la curiosità, insita nella natura umana, ma si farebbe torto a limitare a questa visione Facebook e soci: è infatti vero che se ne possono fare usi differenti, anche di informazione o di organizzazione di eventi, dunque lo strumento “sociale” è in realtà più malleabile dell’utilizzo che se ne fa tradizionalmente.

Flickr, in questo scenario, è differente. E’ un libro fotografico che permette di mettere in mostra la propria passione senza troppe pretese, senza troppi giri di parole (spesso inutili) e senza perdite di tempo. Non ci sono nemmeno grosse discussioni, “mi piace” o commenti a infastidire il vero soggetto, protagonista del portale: le immagini. Quest’ultime parlano in pratica da sé.

BikeNYC

Prendiamo ad esempio l’iniziativa fotografica, riportata anche sul blog ufficiale di Flickr, nota come #BikeNYC (in stile “tag Twitter”, altro social network). Attraverso un semplice elenco di foto si propone di rappresentare una realtà spesso poco nota di New York, ovvero quella di coloro che ogni giorno attraversano la città usando la bicicletta come mezzo di trasporto: la grande mela non è infatti nota per questo volto, attribuito spesso e volentieri ad altre metropoli quali ad esempio Amsterdam o Pechino (per citarne due), e il ciclista non è visto come un attore a cui concedere troppi lussi.

L’autore di questa iniziativa avrebbe potuto spendere parole e parole cercando di trasmettere questo concetto di città aperta a tutti, anche alle biciclette, ma ha preferito invece dedicarsi a una raccolta di foto di persone pressoché sconosciute, fermate e posizionate appositamente per lo scopo. In pratica ha fatto ciò che non sto facendo io ora, ma per trasmettere quanto ho scritto sinora un’immagine temo proprio che non sarebbe stata sufficiente. Chapeau dunque a Dmitry Gudkov per l’idea e la conseguente realizzazione.