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Marketing astuto o distrazione alcolica?

Viral marketing, in italiano “marketing virale”, è, stando a Wikipedia:

[…] un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale.
E’ un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. - Wikipedia

In altre parole è quel tipo di pubblicità che non si sa essere tale e che passa sotto l’anonimato di singole iniziative estranee al prodotto coinvolto, e in quanto tale è forse ancora più efficace dei metodi più tradizionali che passano attraverso slogan, spot e messaggi diretti dall’azienda al mercato di vendita.

Tutto ciò è quanto mai di attualità se si pensa agli ultimi eventi di casa Apple; mi riferisco al fantomatico, e alquanto inspiegabile, smarrimento di un prototipo del nuovo iPhone in un pub situato dalle parti della Silicon Valley. Un improbabile giovane ingegnere della ben nota “mela masticata” pare infatti che abbia dimenticato inavvertitamente tale prototipo al seguito di qualche birra di troppo, prototipo custodito in un involucro porta-telefono che se ne stava comodamente nelle sue tasche come se fosse un prodotto di serie, e non qualcosa da proteggere a causa di segreti aziendali.

iPhone 4G

Apple poi non è certo nota per essere una produttrice disattenta ai particolari, tutt’altro. La sua sicurezza, criticata più volte e non ultima a seguito della vicenda che portò un giovane dipendente della Foxcomm al suicidio in seguito allo smarrimento di un altro prototipo iPhone (questa volta mai trovato), ha sempre garantito una certa segretezza. Dunque, quanto è probabile che un disattendo ingegnere vada in giro con un prototipo come nulla fosse, lo lasci in un pub per poi farlo trovare da parte di qualcuno che lo riconosca come ufficiale e lo venda per (pare) 10.000 dollari a Gizmodo?

Questa ben nota comunità, venuta in possesso del prototipo, ha iniziato a svelarne i segreti sino a smontarlo del tutto e pubblicarne le foto sul web. Il tutto mentre Apple chiedeva, con una lettera di pubblico dominio, la sua restituzione. Apple che chiede? Se c’è una cosa che a Cupertino è sempre stata chiara è che non si chiede, si prende. Il fatto che la compagnia di Steve Jobs stia chiudendo ogni rapporto con altre grandi società (recenti rotture con Google, Adobe, Nokia e chi più ne ha più ne metta) dimostra che non ha certo bisogno di domandare favori; al più denuncia senza nemmeno prima minacciare le vie legali.

C’è chi fa notare che Apple sarebbe nuova a strategie simili di marketing, ma è pur vero che essa è maestra nel saper direzionare i favori del pubblico; nessun altro potrebbe pensare di vendere un iPad 32 Gb prezzandolo in maniera così diversa dal 16 Gb, come se quei Gb in più valessero davvero la differenza di costo (e dimenticandosi che oggi un hard disk da 1 terabyte costa 99 euro). A dire il vero probabilmente nessun’altra società avrebbe potuto trasformare quelle tanto aspre critiche che erano seguite all’annuncio dell’iPad come “iPhone gigante” in un tale successo commerciale quale è quello che vediamo oggigiorno. Potere della mela… anzi, del marketing.

In tal senso non mi stupirebbe se per l’uscita del nuovo iPhone avessero deciso di cambiare approccio… qualcosa che non sembri essere il solito slogan (per quelli c’è il firmware 4.0 in uscita a giugno), bensì qualcosa di spontaneo e persino estraneo ad Apple, magari portato avanti da chi (Gizmodo) non sembrava nemmeno essere in ottimi rapporti con Apple. Più virale di così…

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