Il punto della situazione: la filiera e la game industry in Italia
Nota: quanto segue è un resoconto circa determinati eventi. Tutto può essere riscritto nel momento in cui si dovessero ricevere spiegazioni e argomentazioni che diano un senso a quanto riferito. Di fatto questo è il frutto della mancanza di una posizione definita, ma soprattutto coesa, da parte delle persone in causa. Il sottoscritto resta dunque a disposizione di chiunque volesse esporre delucidazioni in merito, soprattutto dei diretti interessati nel caso vogliano rivedere quanto sotto riportato.
E’ giunta l’ora di fare un po’ di chiarezza. Nel corso delle ultime settimane ho postato qui sul Diario alcune riflessioni circa determinati eventi che sono accaduti/stanno accadendo relativamente alla “game industry” italiana.Una premessa è doverosa però prima di dire alcunché: il nostro settore videoludico è arretrato e decisamente non al passo con altre nazioni, europee e non. Non mi interessa in questo momento snocciolare statistiche o cifre, fatto sta che è facile notare come stati all’apparenza meno floridi del nostro (in particolar modo l’est-europeo) ci distanziano sotto questo punto di vista senza troppi patemi.Organizzare e gestire dunque enti a livello nazionale che diffondano una cultura di vedute più ampie e che faccia comprendere anche al nostro paese che l’industria dei videogiochi è al tempo stesso creativa e redditizia (il fatturato globale della “GI” è quasi pari a quella della produzione cinematografica) può essere un passo significativamente importante. La nascita dunque di una filiera dei produttori di videogiochi nel marzo di quest’anno ha portato una ventata di ottimismo. Per la prima volta infatti anche in Confindustria si è parlato di videogiochi e della loro produzione.
A distanza di poco tempo dalla sua costituzione, la filiera ha però iniziato a generare dubbi. Presenziata da Raoul Carbone (Black Sheep Studios, EVE Interactive Studios) e con Marco Accordi Rickards (Idra Editing), Giovanni Caturano (SpinVector), Giorgio Beccaceci (Milestone) e Massimiliano Di Monda (Raylight) nelle vesti di vicepresidenti, la filiera si è messa in mostra più che altro per le interviste del suo presidente e per l’entrata nel gruppo di realtà che di fatto non sono legate alla produzione di videogiochi. Stando a una delle dichiarazioni di Carbone, l’industria videoludica italiana gode di ottima salute (vedere link riportato in alto). Stipendi più alti del resto del settore informatico italiano e allineati a standard che fino a un po’ di tempo fa nemmeno si speravano, posti di lavoro in crescita esponenziale e chi più ne ha più ne metta. Inutile dire che tutto questo ottimismo non ha, purtroppo, tutti i legami che dovrebbe avere con la realtà. Perché dunque manifestare un tale ottimismo, soprattutto quando tanto palesemente slegato? Circa lo stato delle cose intorno alla nostra industria, non posso inoltre che rimandare al blog di Luigi Muzii, il quale ha fornito un quadro che definirei piuttosto esaustivo in materia.
Altra dichiarazione piuttosto controversa è stata quella riportata da Adnkronos ove Carbone identifica alcuni istituti per la formazione di nuovi sviluppatori, ricordandosi purtroppo solo di riportare quelle scuole ove appare coinvolto in prima persona scordandosi degli altri (AIV). Una mancanza che fa pensare a un conflitto d’interessi, qualcosa tutto sommato non così immaginabile per la nostra nazione.
E’ proprio a proposito del conflitto d’interessi che le riflessioni portate in giro per siti e forum hanno portato ad alcune domande, sempre legate a Carbone (e di conseguenza ad Accordi, suo amico non solo nella vita, ma anche sul lavoro dato il forte legame che unisce le loro società e associazioni):
- come mai Carbone nel ruolo di presidente di filiera si scorda di citare istituzioni in cui non è coinvolto, soprattutto alla luce della mancanza di canoni definiti all’interno della filiera per catalogare i tali istituti?
- come mai nella filiera ci sono EVE Interactive Studios e Idra Editing, la cui ragione sociale è ben distante dallo sviluppo di videogiochi?
A proposito di quest’ultima domanda, almeno nella parte riguardante Idra Editing, Accordi ha cercato di rispondere nella discussione riportata ieri, proprio qui sul Diario. Una vera e propria spiegazione però non è stata fornita (si è cercato persino di aggirare la definizione dei requisiti in termini di “produzione dei videogiochi” data da uno dei vicepresidenti della filiera, Giovanni Caturano) e il tutto si è concluso con la cancellazione di quella discussione, fortunatamente recuperata nella sua integrità.
Un fatto è da notare a proposito di EVE Interactive Studios e Idra Editing, e questo fatto è presente su RegistroImprese cercando i nomi di queste due società:
- EVE INTERACTIVE STUDIOS S.R.L.
Sede legale in ROMA (RM)
Attività economica:
L’attività non risulta essere stata dichiarata all’ufficio del Registro delle Imprese. La seguente informazione è stata acquisita dall’archivio anagrafico dell’Agenzia delle Entrate - PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE E DI VIDEO
- IDRA EDITING S.R.L.
Sede legale in ROMA (RM)
Attività economica:
L’attività non risulta essere stata dichiarata all’ufficio del Registro delle Imprese. La seguente informazione è stata acquisita dall’archivio anagrafico dell’Agenzia delle Entrate - LAVORAZIONI AUSILIARIE CONNESSE ALLA STAMPA
Nessuna delle due società ha come scopo primario la produzione di videogiochi. Perché dunque compaiono nella filiera dei produttori, da marzo di quest’anno? Presto spiegato, ovvero stando ad Accordi oggi Idra Editing ha spostato il fulcro delle sue attività dall’editoria (tanto decantata sul sito di questa società) alla programmazione di videogiochi. Ma la Camera di Commercio ne è stata aggiornata? Non si sa. Fatto sta che per RegistroImprese Idra Editing non è una software house.
E di fatto non lo è nemmeno per il filmato pubblicato in home page al sito di AIOMI, associazione non a scopo di lucro capitanata dal duo Accordi/Carbone passata recentemente alla cronaca per il conflitto d’interessi (ancora una volta) che ha visto Accordi cercare di pubblicarne l’IBAN nella rivista a tiratura nazionale che sino a settembre di quest’anno ha gestito con Idra Editing (sebbene già da marzo il fulcro delle attività, dato il suo ingresso in filiera, avrebbe dovuto essere la programmazione e non l’editoria). Fortuna vuole che qualcuno in Sprea si sia reso conto dell’intrinseco conflitto d’interessi e dell’uso del mezzo stampa per ricavarne finanziamenti tramite donazioni e abbia impedito un tale scempio di etica giornalistica.
Ebbene, nel filmato pubblicato da AIOMI viene ripresa la sede di Idra Editing come se fosse quella di Black Sheep Studios, alle prese con un nuovo gioco (pare, di 800.000 euro, finanziamento sulle cui origini non si sa di preciso se una parte sia di origine pubblica - stando a voci che circolando su internet e sulla cui affidabilità dunque non mi esprimo assolutamente - … purtroppo una risposta ufficiale a tal proposito non si è mai ricevuta). Ma Idra dunque sviluppa giochi? Lo fa Black Sheep Studios? O forse EVE Interactive Studios? Ma soprattutto… dove iniziano e finiscono queste società (a scopo di lucro o meno, vedere AIOMI) che condividono sedi, recapiti telefoni e personale? Qualche dubbio viene.
La cosa interessante è che chi avrebbe potuto far chiarezza su tutto ciò (ovviamente Carbone e Accordi) si è trincerato dietro un silenzio stampa che non ha fatto che peggiorare le cose, dando l’impressione che in fondo risposte non ve ne siano. Di sicuro la cancellazione della discussione avvenuta sul blog di Accordi non ha migliorato la situazione.
Su Accordi poi pesano altre situazioni, tra cui la denuncia pubblicata sul blog di Zave, che evidenzia una situazione salariale all’interno di Idra Editing “piuttosto” discutibile e le accuse rivoltegli da altre persone del settore. Tutto dovrebbe comunque risolversi nella manifestazione che si terrà a Monza questo weekend, quando Accordi darà una sua versione dei fatti per scagionarsi dalle accuse a lui mosse. Unico peccato il fatto che sia stata scelta una tale sede per affrontare questi argomenti, quando di alternative ne sono state proposte sinora tante su internet. Sabato e domenica infatti il fulcro dell’attenzione dovrebbero essere i “retrogame” e tutto ciò che li circonda, non la figura di Accordi e le sue controverse vicende. Sfruttando dunque questa manifestazione a proprio uso, e invitando i propri detrattori a presenziare, il capo-redattore della fu Game Pro non fa altro che generare un ulteriore spiacevole equivoco.
La questione è tutt’altro che conclusa. Dopo Monza sicuramente si dirà altro e ci saranno ulteriori posizioni da dibattere. Fatto sta che, in mezzo a tutto questo, l’aspetto triste della vicenda è come pur intorno a una realtà tanto sottosviluppata come la nostra possano nascere interessi atti a sfruttarla per convenienza personale. O almeno così traspare dagli eventi che ci è dato conoscere.


Grazie per l’ottimo resoconto. Aiuta veramente a mettere tutto in prospettiva anche se, alla fine, è impossibile non rabbrividire.