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	<title>Comments on: L&#8217;annosa questione della pirateria</title>
	<link>http://www.diariotraduttore.com/2009/02/01/lannosa-questione-della-pirateria/</link>
	<description>[Pensieri, riflessioni, idee e sogni di un traduttore alle prese con la vita]</description>
	<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 20:31:33 +0000</pubDate>
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		<title>By: Logan71</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2009/02/01/lannosa-questione-della-pirateria/#comment-9042</link>
		<dc:creator>Logan71</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 20:05:11 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2009/02/01/lannosa-questione-della-pirateria/#comment-9042</guid>
		<description>La pirateria colpisce tutti, anche se indirettamente. Ed è proprio per il fatto che colpisce indirettamente che non ci si rende conto dell'estensione del danno.

Un CD copiato non colpisce solo il cantante/gruppo che l'ha registrato, che si vede ridotto il guadagno (e visti certi eccessi soprattutto d'oltreoceano, se ne potrebbe anche discutere), ma colpisce anche lo studio di registrazione e il tecnico dello studio di registrazione (magari pagato a progetto), che, si troverà a spasso nel caso non venisse registrato un nuovo disco a causa degli scarsi incassi.

Stesso discorso vale (circa) anche per i film. Questi poi prevedono un giro di soldi tale da creare delle situazioni quasi imbarazzanti (vedi i cachet di certi attori, che ora comunque stanno scendendo a più miti consigli, vista la brutta aria che tira).

Per i videogiochi il discorso è diverso.
I costi di sviluppo sono esorbitanti. Team di oltre un centinaio di persone lavorano per almeno 2-3 anni per creare un prodotto che, a differenza di film e musica, ha una vita piuttosto breve, e che perciò necessita di incassare e rientrare dell'investimento in tempi altrettanto brevi.
Per tornare al discorso dei contraccolpi indiretti, un gioco che vende poco (magari anche a causa della pirateria) fa sì che il produttore possa decidere di non farne un seguito, oppure di non dare altri fondi al team di sviluppo per un altro gioco. I team di sviluppo nascono e muoiono in continuazione. Oppure il produttore può decidere di non localizzare il nuovo gioco, per ridurre i costi, e in questo modo ne fanno le spese le aziende di localizzazione, i traduttori, gli studi di registrazione, i doppiatori, con un effetto domino niente male.

Parlare sempre e solo di marketing, di griffe e di royalty è piuttosto riduttivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La pirateria colpisce tutti, anche se indirettamente. Ed è proprio per il fatto che colpisce indirettamente che non ci si rende conto dell&#8217;estensione del danno.</p>
<p>Un CD copiato non colpisce solo il cantante/gruppo che l&#8217;ha registrato, che si vede ridotto il guadagno (e visti certi eccessi soprattutto d&#8217;oltreoceano, se ne potrebbe anche discutere), ma colpisce anche lo studio di registrazione e il tecnico dello studio di registrazione (magari pagato a progetto), che, si troverà a spasso nel caso non venisse registrato un nuovo disco a causa degli scarsi incassi.</p>
<p>Stesso discorso vale (circa) anche per i film. Questi poi prevedono un giro di soldi tale da creare delle situazioni quasi imbarazzanti (vedi i cachet di certi attori, che ora comunque stanno scendendo a più miti consigli, vista la brutta aria che tira).</p>
<p>Per i videogiochi il discorso è diverso.<br />
I costi di sviluppo sono esorbitanti. Team di oltre un centinaio di persone lavorano per almeno 2-3 anni per creare un prodotto che, a differenza di film e musica, ha una vita piuttosto breve, e che perciò necessita di incassare e rientrare dell&#8217;investimento in tempi altrettanto brevi.<br />
Per tornare al discorso dei contraccolpi indiretti, un gioco che vende poco (magari anche a causa della pirateria) fa sì che il produttore possa decidere di non farne un seguito, oppure di non dare altri fondi al team di sviluppo per un altro gioco. I team di sviluppo nascono e muoiono in continuazione. Oppure il produttore può decidere di non localizzare il nuovo gioco, per ridurre i costi, e in questo modo ne fanno le spese le aziende di localizzazione, i traduttori, gli studi di registrazione, i doppiatori, con un effetto domino niente male.</p>
<p>Parlare sempre e solo di marketing, di griffe e di royalty è piuttosto riduttivo.</p>
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	<item>
		<title>By: Luigi Muzii</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2009/02/01/lannosa-questione-della-pirateria/#comment-8734</link>
		<dc:creator>Luigi Muzii</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 09:31:55 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2009/02/01/lannosa-questione-della-pirateria/#comment-8734</guid>
		<description>Quello della pirateria è un falso problema. La pirateria non colpisce gli autori, ma gli editori i quali molto di rado investono negli autori e, anzi, lucrano sul loro lavoro.
La pirateria colpisce, poi, in particolare l'investimento di marketing sul prodotto, non la proprietà intellettuale in sé.
Il prezzo finale di un prodotto è composto, in genere, per l'80% da costi accessori. In alcuni settori (come l'abbigliamento, la griffe rappresenta il 40%, il lavoro il 5% e il resto sono costi pubblicitari e di distribuzione).
"About a Boy" raccontava bene gli eccessi del diritto d'autore: il protagonista viveva (alla grande) delle royalty di una sola canzoncina di Natale scritta dal padre quasi cinquant'anni prima.
Al professor Davoli (che non conosco) bisognerebbe chiedere, però, se sarebbe contento di vedere i suoi studenti fotocopiare a decine un suo libro magari preso in prestito dalla biblioteca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello della pirateria è un falso problema. La pirateria non colpisce gli autori, ma gli editori i quali molto di rado investono negli autori e, anzi, lucrano sul loro lavoro.<br />
La pirateria colpisce, poi, in particolare l&#8217;investimento di marketing sul prodotto, non la proprietà intellettuale in sé.<br />
Il prezzo finale di un prodotto è composto, in genere, per l&#8217;80% da costi accessori. In alcuni settori (come l&#8217;abbigliamento, la griffe rappresenta il 40%, il lavoro il 5% e il resto sono costi pubblicitari e di distribuzione).<br />
&#8220;About a Boy&#8221; raccontava bene gli eccessi del diritto d&#8217;autore: il protagonista viveva (alla grande) delle royalty di una sola canzoncina di Natale scritta dal padre quasi cinquant&#8217;anni prima.<br />
Al professor Davoli (che non conosco) bisognerebbe chiedere, però, se sarebbe contento di vedere i suoi studenti fotocopiare a decine un suo libro magari preso in prestito dalla biblioteca.</p>
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