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Il traduttore? Lo pago… ma virtualmente

Che esistano svariati tipi di traduzioni gratuite è ormai cosa risaputa per il Diario. Che il caso Facebook non sia un caso unico, anche. Ciò nondimeno prima di oggi non immaginavo che anche il campo videoludico potesse essere interessato da una traduzione aperta, ove la localizzazione di un videogioco fosse lasciata direttamente ai suoi utenti; a scanso di equivoci, il caso di cui vado a parlare non dovrebbe essere ancora reale (condizionale d’obbligo), per quanto già piuttosto schematizzata.

Quanto ideato da Danc (persona che ha lavorato in campi quali game design, marketing e project management) sul suo blog è un vero e proprio gioco di traduzione… o, meglio, è una traduzione nel gioco. Ciò che Danc si chiede è se vale la pena di spendere risorse economiche nella localizzazione di un MMOG, genere ludico che di fatto presenta diversi problemi: la mutabilità insita nella natura di questi prodotti in costante evoluzione, le terminologie vittime di abbreviazioni e modi di dire che spesso risultano sconosciuti ai più (a meno di esserne esperti conoscitori), sono solo alcuni dei tanti aspetti che rendono non solo costoso, ma anche complesso il processo di traduzione. Perché non far sì allora che a fare il lavoro siano direttamente i giocatori, tra i quali ci sono certamente molti conoscitori del genere?

In fondo la domanda è molto simile a quella che a suo tempo deve essersi posta la società di Facebook, con la differenza che Danc delinea anche un meccanismo di ricompense atte a invogliare i giocatori a dare il massimo: non si chiede quindi solo il “semplice” aiuto degli utenti, bensì a fronte di ciascuna traduzione, revisionata dagli altri utenti i quali hanno il potere di stabilire quando un lavoro è stato ben fatto, vi è infatti un compenso in termini di soldi o risorse… virtuali, naturalmente! Moneta, o strumenti, appartenenti al mondo di gioco, insomma.

I principi su cui questo meccanismo si baserebbe sono i seguenti:

1. Identify: Identify players with base level skills are capable of performing a desired task.
2. Action: The players perform actions using in-game tools in the hope of receiving a reward.
3. Review: The game independently verifies the actions using other players for tasks that require human computation.

Il traduttore? Lo pago… ma virtualmente

4. Reward: The game rewards the person performing the original action based off the verification process.
5. Repeat: High scoring people get more tasks of that type and greater rewards. Low scoring people get fewer tasks of that type. - Danc, The Translation Game

A monte di ovvi benefici economici, per tacere della diffusione derivante da traduzioni linguistiche che ufficialmente verrebbero difficilmente affrontate e che invece in questo modo potrebbero nascere spontaneamente, l’autore di questo approccio evidenzia anche alcuni potenziali limiti, derivanti soprattutto dalla richiesta di coinvolgimento di molte persone, sia in fase di traduzione, sia in fase di revisione del lavoro altrui (senza la quale non si potrebbero isolare i buoni lavori da quelli mediocri o persino peggiori) e pertanto dalla qualità.

Già, la qualità… alla fine anche Danc è giunto al punto cruciale: senza qualità l’esito sarebbe quello di offrire testi difficilmente usufruibili, che gli utenti finirebbero per rifuggire a favore della versione originale in lingua inglese (dunque più affidabile). Il sistema a ricompense potrebbe peraltro aggravare la situazione, attirando molta gente priva di capacità che potrebbe cercarlo di sfruttarlo attratta solo dall’aspettativa di poter accrescere le capacità del proprio personaggio. Altresì il pericolo che oltre a pessime traduzioni si aggiungano anche offese o altre terminologie considerate “da filtrarsi” (un aspetto spesso tenuto in conto nella gestione degli MMOG) rende indispensabile le fasi di verifica, le quali a loro volta devono offrire ricompense al fine di attirare l’attenzione del pubblico. Per farla breve, un circolo vizioso.

A parer mio le controindicazioni rendono un tale meccanismo piuttosto inaffidabile proprio in quanto autogestito dagli utenti e privo di un controllo più esperto e coeso; una volta messo in atto (in maniera tale da impedire sfruttamenti indebiti), questo gestirebbe in automatico traduzioni e votazioni, attribuendo i meriti di conseguenza.

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