Manifesto al confronto
In questi giorni ho avuto modo di aver diversi riscontri a proposito del manifesto traduttivo amatoriale, alcuni positivi, altri propositivi, altri critici, altri ancora pessimisti o persino negativi. Sono tutti tipi di posizioni che sinora hanno contribuito quasi in egual modo a formare il manifesto così come appare oggi, nella sua quinta revisione (contando anche la iniziale 1.0); alcuni punti rispetto alla sua prima apparizione sono scomparsi, altri si sono aggiunti o sono stati modificati definendo sempre un po’ più il significato di traduzione amatoriale.
Nonostante comunque le pur ovvie differenze d’opinione, i raffronti ottenuti sinora si sono potuti suddividere in due macro-insiemi: interessati e disinteressati. I primi generalmente hanno mantenuto posizioni di tipo positivo, propositivo o critico, ma comunque generalmente interessato pur non condividendo il contenuto del manifesto, mentre i secondi hanno in alcuni casi messo in evidenza una sostanziale mancanza di interesse verso la questione. Traduzione “amatoriale”, traduzione “libera” e traduzione “aperta” vengono in tali situazioni percepiti alla fin fine come se fossero la stessa identica cosa… ovvero traduzioni, non percependo dunque il motivo alla base di un ragionamento atto a evidenziarne le differenze.
Scopo del manifesto è infatti quello di comunicare che delle differenze esistono, ma non perché le si sta forzatamente cercando con un lumino, né perché si cerca banalmente di mettersi in luce per “smanie di protagonismo”, quanto piuttosto per far capire anche a chi non conoscesse tale ambito cosa lo compone, come esso è strutturato… tutto questo al fine di evitare equivoci che altrimenti possono divenire all’ordine del giorno. Certamente la particolarità del manifesto è tale da renderlo anzitutto rivolto a chi di traduzioni se ne occupa (non solo a livello amatoriale), anche se resta (e lo sarà sempre) aperto anche a chiunque volesse cercare di approfondire il semplice concetto di traduzione generica in quanto passaggio linguistico fine a sé stesso.
Al fine di chiarire meglio questi concetti è però necessario a questo punto fare un distinguo tra i diversi tipi di traduzione:
- traduzione libera (free translation), concetto paragonabile al free software in campo informatico, consiste in traduzioni di libera diffusione la cui creazione può essere avvenuta sia da parte di appassionati (organizzati o meno), sia da parte di persone regolarmente stipendiate (es. la traduzione di Vampire: The Masquerade Bloodlines a cura di Multiplayer.it)
- traduzione aperta (open translation), concetto paragonabile all’open source in campo informatico, consiste in traduzioni affrontate a più mani da persone spesso non organizzate tra loro, le quali offrono il proprio tempo libero o lavorativo (e dunque regolarmente stipendiate) al fine di conseguire una causa che può anche comportare introiti diretti per chi ne farà uso (es. il caso di Facebook)
- traduzione amatoriale, consiste in traduzioni affrontate o singolarmente o in gruppi organizzati e generalmente non aperti, i quali desiderano vedere un prodotto a cui si è legati in lingua italiana, senza fini di lucro né propri, né da parte di terzi
La traduzione amatoriale in parte è dunque libera, in quanto anch’essa viene distribuita gratuitamente, ma non si riconosce in tale definizione a causa della possibile commistione tra amatoriale e ambito lavorativo. Minore è il legame con la sfera aperta, in quanto molto raramente la traduzione amatoriale viene affrontata da perfetti sconosciuti, privi di legami reciproci, così come non può celare al suo interno un possibile significato né lavorativo, né di “sfruttamento” che invece nasce nel momento in cui si trae profitto dall’altrui passione.
Al contrario di tutto ciò, la traduzione amatoriale si basa totalmente sulla “sola” passione e gratuità, oltre che su altri aspetti quali dinamiche di gruppo, fasi tecniche di elaborazione dei testi e successivo reinserimento e molto altro ancora. Qualcuno potrebbe obiettare che sono differenze sottili, ma per quanto possono esserlo, credo che siano importanti e che spieghino chiaramente come la traduzione amatoriale non implichi sfruttamento, ma appunto volontà e desiderio di raggiungere un obiettivo.
A proposito del manifesto e delle sue evoluzioni in questi giorni ci sarebbe ancora moltissimo da dire, ma mi riservo di tornarci in seguito. Nel frattempo ricordo a tutti coloro che volessero lasciare una loro firma sul manifesto che possono farlo tramite la form contenuta in questa pagina.
Ringrazio Luigi Muzii per lo spunto sul suo blog, dal quale sono partito per affrontare la questione di cui sopra con maggior chiarezza (seppur forse con conclusioni leggermente differenti). Spesso le considerazioni contenute su “Il barbaro” costituiscono per me fonte d’ispirazione al fine di poter crescere e comprendere meglio questo ambito (seppur sempre da un punto di vista amatoriale e pertanto privo di particolari aspirazioni al di fuori di una personale presa di coscienza).


Segnalo, qualora non vi si fosse già imbattuto, un articolo apparso ieri su Repubblica: Traduttori web a tempo di record - Serial Usa coi sottotitoli in italiano.
Rinnovo, quindi, il benvenuto al manifesto della traduzione amatoriale che, se non altro, contribuisce a fare chiarezza sulle intenzioni, gli ambiti e le attese di tanti appassionati volontari.
I miei commenti sull’articolo in questione e sul dibattito derivatone nel più grande portale mondiale dedicato ai “professionisti” della traduzione si trovano ovviamente sul blog “Il barbaro”.
Ho avuto modo di leggere il post su “Il barbaro” stamani brevemente e conto stasera di dedicargli maggior attenzione da casa. La commistione di generi in ambito traduttivo gratuito purtroppo è un problema attuale, così come internet sta sempre più amplificando e dando spazio a un fenomeno che pare incontrollato e poco chiaro.
Una delle osservazioni maggiori che è stata posta al manifesto (peraltro preventivata) è stata proprio “perché? a che scopo distinguere?“. Persone esterne a questo campo, pur davanti a spiegazioni, si sono dimostrate in alcuni casi riluttanti a vedere differenze tra i diversi approcci, dimostrando che tutto sommato la percezione è ancora confusa e generalista. Certo, sarebbe bello che il manifesto riuscisse a chiarire davvero almeno una di queste differenze, ma credo che ci sia ancora un po’ di strada da fare.
L’esigenza, e questo credo sia importante, però si è manifestata (non solo da parte mia, anzi) e credo che venga ribadita da questo ennesimo caso di traduzione gratuita.
Circa la questione della riduzione dei costi non potrei davvero non dirmi concorde con quanto riportato. E’ qualcosa che riscontro in varie realtà lavorative (anche non traduttive) e che porta con sé solo ulteriore sfiducia. Il “bello” è poi assistere a interrogazioni come “ma perché la produttività è calata?” a seguito di tagli di svariata natura, personale incluso…