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Manifesto traduttivo amatoriale

Che cosa è la traduzione amatoriale? Cosa la contraddistingue, quali aspetti la rendono per certi versi unica e differente da altre realtà traduttive?

Quanto scritto lo scorso 24 ottobre nel post relativo alle luci e ombre della traduzione è servito forse a delineare in maniera più concreta un concetto che non è certo di facile razionalizzazione. Al di là infatti delle naturali e pur ovvie differenze tra campo amatoriale e ufficiale, vi è una possibile commistione di termini nell’uso delle definizioni di “amatoriale”, “libera” (free-translation) e “aperta” (open-translation). Una prima differenza è forse stata tracciata nel post sopra indicato, ma restano aperte ancora molte questioni; manca insomma una risposta chiara alla domanda di cui sopra.

L’occasione per dare forma a questi pensieri è nata grazie all’intervista a cura di Tsam, durante la quale ho avuto modo di riflettere maggiormente e di trovare una valida spinta a proseguire. L’idea in sé è banale e forse ancora da delineare, ma si fonda su una base che secondo me è solida; resta da chiarire come erigere un edificio su queste fondamenta. Il dubbio iniziale si è risolto grazie proprio a una frase di Tsam, il quale in una e-mail ha usato il termine “manifesto” per riferirsi al materiale che stavamo producendo con l’intervista. In fondo non sarebbe la prima volta che un movimento cerca di riconoscersi in qualcosa che ne rappresenti lo spirito, pur differenziandosi sul lato pratico.

E’ così che ho iniziato a buttare giù alcune parole, seguite quindi da alcune semplici frasi. L’intento era solo fare una sorta di “esercizio logico”, ma poi a quelle frasi si è aggiunto qualcosa, non tanto in termini di lettere, quanto di significato. E’ diventato un manifesto vero e proprio, seppur possa (e debba) essere ancora ampiamente riveduto, corretto e persino rielaborato. Non si deve infatti ritenerlo qualcosa di definitivo o da prendere “così come è”, da accettare come una verità assoluta; è anzi proprio attraverso la partecipazione che questa idea, questo manifesto, potrebbe diventare qualcosa di condiviso in cui potersi riconoscere in qualità di traduttori amatoriali. Aderire al manifesto significa dunque questo: abbracciarne l’idea, contemplando al tempo stesso la possibilità di contribuirne alla stesura.

PDFManifesto traduttivo amatoriale

Sì, ma a cosa serve? Questa è una domanda tutt’altro che banale, che io stesso mi son ritrovato a pormi più di una volta. Insomma, una volta pubblicato il manifesto e aderitovi… cosa cambierebbe nell’attività di un traduttore amatoriale? Inutile dire che a livello pratico non aiuterebbe nel proprio compito, ma forse (forse, sia chiaro) servirebbe a comunicare meglio anche ad altre persone la risposta alla domanda da cui ha avuto inizio questa riflessione. Non è detto che vada così, ma se davvero fosse possibile descrivere le attività amatoriali con poche semplici parole, che saltino subito all’attenzione e senza incomprensioni, non potrebbe nascerne qualcosa di buono? Non potrebbe, in altre parole, essere un’occasione per dire chiaramente chi siamo, e cosa facciamo?

Voglio coltivare ancora un po’ questo piccolo desiderio con quelle persone che già si sono interessate al manifesto, aiutandomi anche a correggerlo e modificarlo, oltre che naturalmente insieme a tutti coloro che vorranno parteciparvi o aderirvi. Ogni considerazione a proposito è assolutamente la benvenuta, e non solo da parte di traduttori.

Un punto che forse non ho chiarito bene, e in effetti merita di essere chiarito, è che per riconoscersi nel manifesto o aderirvi non è necessario far parte della scena amatoriale, ma è sufficiente appunto ritrovare nei suoi punti in ambito traduttivo qualche punto di condivisione, ovvero come si vorrebbe che una traduzione amatoriale fosse… da giocatore o persino da completo esterno, oltre che da autore, creando così un luogo d’incontro dove chiunque possa dire la sua.

Ringraziamenti di cuore a Tsam, che mi ha dato la spinta necessaria per dare vita a tutto ciò, Francesca “YellowLady”, i cui suggerimenti sono come sempre per me preziosi, e gli altri membri del G.I.T. per il loro appoggio.

2 risposte

  1. Gravatar

    L’entusiamo con cui Marco Macciò difende e promuove la sua passione per i videogiochi e la relativa localizzazione è encomiabile e, come accade in altri campi, sconosciuto a molti “professionisti”. […]

    È la crisi, bellezza | Il barbaro - Novembre 26, 2008 alle ore 0:17
  2. Gravatar

    Leggendo il post (sopra linkato) mi sono reso conto che in effetti l’aspetto di “non appropriabilità” (e dunque di non sfruttamento di un lavoro amatoriale) in precendenza non era stato preso in esame, sebbene importante. E’ stata dunque effettuata una modifica includendo una nuova voce.

    P.S. Le revisioni effettuate sinora sono state registrate tutte all’interno di questa pagina.

    Marco/Cav - Novembre 26, 2008 alle ore 13:41

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