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Coscienza universitaria

In questi giorni ho avuto modo di confrontarmi con un paio di studenti di Informatica, persone pur capaci, ma con davanti a sé ancora molta esperienza da fare. Una situazione in cui mi trovavo solo pochi anni fa e che conosco piuttosto bene (non che ad oggi abbia finito di fare esperienza… tutt’altro). C’è sempre stata una certa componente di “incoscienza” in uno studente che sta per uscire dal guscio che nel bene o nel male l’ha protetto per alcuni anni; sa che avrà ancora molto da fare e che la fine degli studi non sarà altro che l’inizio di nuovi studi, questa volta senza però che vi sia un voto ad attenderlo e a comunicargli chiaramente la buona riuscita del proprio impegno, ma al tempo stesso ci si butta senza troppi pensieri. Il lavoro è tutta un’altra cosa, è risaputo.

Se è vero che questo non stupisce e che più o meno l’abbiamo vissuto tutti, è anche vero che ciò che ho colto negli ultimi due giorni è molto differente. Certo, si tratta solo di due casi su chissà quanti, ma fanno riflettere. In queste due persone non ho colto né l’interesse di scoprire cosa la vita riserva dopo la laurea, né quella sorta di “umiltà” (mi si passi il termine) richiesta a chi ha tantissimo ancora da imparare: ciò che ho invece riscontrato è stata una completa e assoluta sicurezza di sé, al punto da attaccare persone con maggiore esperienza al grido di frasi come “non capite nulla”. Lungi da me voler scadere nel qualunquismo, ma se uno con anni alle spalle di lavoro fosse venuto da me, studente, a spiegarmi determinati argomenti credo che perlomeno sarei stato ad ascoltarlo senza elevarmi subito a “so tutto io”, soprattutto non potendo vantare a mia volta esperienza.

Coscienza universitaria

Ciò che mi spinge a riflettere su questa faccenda è la possibile causa di questo atteggiamento. Una, inutile negarlo, è l’università stessa. L’ambiente di Informatica lo conosco, avendo seguito il corso di laurea di cinque anni presso Milano-Bicocca: è un ambiente fiero che già nel periodo da me frequentato si distaccava (ma me ne rendo conto solo oggi) pur in maniera sostanziale da quello lavorativo, sia per conoscenze e metodologie, sia per tecnologie e approcci alla didattica (che esiste anche nel mondo lavorativo, beninteso). Non è però solo l’aggiornamento il problema, per quanto esso sia determinante in questo particolare ambito, quanto il voler comunicare determinate scelte (dettate per i più svariati motivi, non ultimo quello finanziario) come “uniche”, dando false certezze agli studenti.

E’ così che si giunge a sentir pronunciate frasi completamente distaccate dalle esperienza reali, false convinzioni che un giorno o l’altro, a studi terminati, si dovranno spegnere… ma a quale costo? Stiamo davvero facendo crescere una nuova generazione spacciando loro determinati cammini come se non ne esistessero altri, forse solo perché non si era in grado di insegnarne altri? Se il messaggio che giunge agli studenti fosse davvero questo allora l’università starebbe sempre più smarrendo il suo scopo, ovvero fornire una base culturale grazie alla quale il singolo individuo sia in grado di apprendere più velocemente e con maggior coscienza. Starebbe cioè ostacolando proprio l’apprendimento.

Ecco, “coscienza” è il termine giusto. Coscienza delle proprie capacità, coscienza dei propri limiti. L’una senza l’altra (e viceversa) produce solo visioni distorte che si dovranno infrangere nel peggiore dei modi, ovvero tramite disillusione. Coscienza inoltre vuol dire apertura mentale, quella che ti porta ad ascoltare le altre persone senza partire dal presupposto che tanto si sa già tutto, che si abbia esperienza o meno (anche se a maggior ragione in quest’ultimo caso).

3 risposte

  1. Gravatar

    Tutto molto giusto. Manca solo una cosa: quell’umiltà di cui parla non farebbe male anche a molti pivelli neoassunti. ;)

    Luigi Muzii - Novembre 11, 2008 alle ore 21:25
  2. Gravatar

    Certamente, come tra l’altro non dovrebbe mancare mai nella vita di una persona, perché c’è sempre da imparare. Chiudersi a riccio significa solo negarsi nuove conoscenze.

    Marco/Cav - Novembre 12, 2008 alle ore 10:33
  3. Gravatar

    […] La seconda osservazione viene da Marco Macciò che coglie assenza di curiosità e di umiltà negli studenti, la cui sicurezza di sé è così completa e assoluta da scoraggiare. […]

    L'ha fatto di nuovo | Il barbaro - Novembre 13, 2008 alle ore 19:18

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