La regola del mondo adulto
In Italia il 56% dei bambini sotto i 14 anni (per il 67% maschi) possiede una console e il 26% del tempo libero dei ragazzi è dedicato ai videogiochi: sono alcune cifre diffuse questa mattina dal Consiglio Nazionale degli Utenti al convegno “Videogiochi e minori: per una tutela più efficace”. E il mercato globale 2007 del settore vale 25 miliardi di euro, per un totale di 25 milioni di videogiocatori.
Nel nostro Paese si calcola che l’88% dei giocatori abbia tra i 14 e i 19 anni. “Solo il 19% - ha spiegato Marina D’Amato, consigliere del CNU - giudica il padre capace di utilizzare una console, percentuale che scende al 5% per la madre. C’è evidentemente un gap molto forte tra genitori e ragazzi: si impara piuttosto dal gruppo dei pari e dagli amici. Si sta dunque perdendo il senso della regola proposta dal mondo adulto: l’autorevolezza dei grandi è esclusa del tutto da questo universo“. - M-COM: BULLSHIT DEFENSE, Un nuovo pazzesco scandalo
Verrebbe da dire che qualcuno ha appena scoperto che esistono divari generazionali che dividono i figli dai genitori, ma non voglio pensar male. Trovo invece sufficientemente ridicola la frase sull’autorevolezza dei grandi: il problema dunque non è il fatto che alcuni ragazzi/bambini vengano lasciati da soli davanti a un monitor o a una televisione a usufruire di prodotti non adatti alla loro età, bensì il ruolo del genitore che ne viene screditato. E’ l’autorità ad essere il fulcro di questa dichiarazione della questione, non la crescita.
Lungi da me voler considerare secondaria l’autorità di un genitore, ma essa deve venire dal genitore stesso. Sempre più spesso si sente di padri e madri moderni che lasciano i figli ad “autogestirsi” perché troppo impegnati in altre faccende. E’ pur vero che oggi difficilmente una famiglia può sostenersi sul solo guadagno di uno dei due coniugi, ma questo non dovrebbe impedire comunque, quando possibile, di seguire le attività della propria prole e dunque la sua educazione, nel gioco e nello studio.
Nutro grandissimo rispetto verso i miei genitori, e se questo è accaduto non è stato perché ho imparato a conoscere i videogiochi quando ancora non si sapeva bene cosa fossero, ma perché loro hanno avuto desiderio di affiancarmi nei momenti ludici (fondamentali per un bambino) aiutandomi a capire e capendo loro stessi insieme a me. Siamo cresciuti insieme… come una famiglia dovrebbe fare. L’autorità è venuta da sé, e nella maniera più naturale e spontanea: col rispetto, la gratitudine e l’affetto.
Oggi si pretende che essa invece arrivi quasi per imposizione, e si intravedono nemici ovunque. E, naturalmente, non si cerca di trovare una soluzione in quanto educatori, ma si cerca di limitare le influenze esterne che possono costituire una minaccia, metodo che richiede molti meno sforzi.
P.S. La dichiarazione di Marina D’Amato indica come gioco più venduto in Europa “The Italian Job”, titolo mediocre che stando a quanto è possibile reperire in rete ha avuto valutazioni abbastanza basse e con una diffusione tutt’altro che capillare. Vien da domandarsi quanto tale persona si sia informata prima di affermare una cosa simile, o perlomeno dove abbia ricavato i dati su cui basa le sue conclusioni.


In Italia il 56% dei bambini sotto i 14 anni (per il 67% maschi) possiede una console e il 26% del tempo libero dei ragazzi è dedicato ai videogiochi: sono alcune cifre diffuse questa mattina dal Consiglio Nazionale degli Utenti al convegno “Videogiochi e minori: per una tutela più efficace”. E il mercato globale 2007 del settore vale 25 miliardi di euro, per un totale di 25 milioni di videogiocatori.