Cultura automatizzata
La traduzione automatica, quella ambita e pensata molte volte dagli scrittori di fantascienza sotto forma di processi istantanei e universali, è una realtà costantemente in crescita, ma ciò nonostante ancora ben lungi dal divenire pratica ed affidabile. Di questo ho però già più volte scritto in passato e non mi va di ripetermi eccessivamente.
Ciò che però mi ha spinto a riconsiderare la questione è una notizia non recentissima che ho trovato in giro per la rete: il 21 maggio di quest’anno la Société Française des Traducteurs e l’Association des Traducteurs Littéraires de France hanno scritto una lettera al ministero della cultura francese, dando seguito al seguente annuncio:
La Société Française des Traducteurs et l’Association des Traducteurs Littéraires de France ont pris connaissance avec un profond étonnement de l’appel d’offre passé par vos services afin de faire assurer la traduction en huit langues, par système automatique, des sites Internet du ministère de la Culture. Il est bien précisé qu’il s’agira de traduction automatique pure sans relecture ou révision.
Les deux associations ont réagi et adressé une lettre conjointe au ministère de la culture (voir ci-dessous).
Nous ne manquerons pas de vous faire part de la réaction du Ministère, qui, nous l’espérons, sera positive. - Traduction automatique au ministère de la Culture
La scelta di far tradurre le pagine dei siti del ministero della cultura a un traduttore automatico, privo di una revisione “umana” a fine processo, è in effetti difficilmente condivisibile, soprattutto trattandosi di “quel” ministero, il cui scopo è quello di promuovere la cultura della propria nazione anche nel confronto dei paesi esteri, oltre che del proprio. Chi volesse leggere il testo completo del documento inviato al ministero della cultura francese, clicchi qui. Non sono al corrente di come si sia risolta la vicenda, ammesso che lo sia, e quindi non so se a spuntarla è stato l’automatismo o l’uomo; se qualcuno ha qualche informazione a riguardo mi faccia sapere.

A fianco di quanto sopra ho appena trovato traccia di un’altra notizia alquanto atipica, che evidenzia a sua volta il doppio volto della traduzione automatica. Le due foto soprastanti sono abbastanza esplicativa: pare che un paio di commercianti cinesi abbiano deciso (credo in occasione delle olimpiadi dato il periodo in cui è passato alla cronaca) di esporre sulla propria insegna un nome bilingue, sia in cinese che in inglese, attribuendosi così un aspetto di “internazionalità”. Peccato però che tali proprietari abbiano deciso di affidarsi a uno strumento privo di controllo, il quale ha restituito invece della traduzione corretta un simpatico errore in un caso, e un’orribile traduzione nell’altro; entrambi sono successivamente apparsi sulle insegne stesse… il tutto nella probabile inconsapevolezza degli autori.



Della decisione del Ministero della Cultura francese di indire una gara d’appalto per la traduzione dei propri siti Web (culture.fr e culture.gouv.fr) in otto lingue, facendo ricorso alla traduzione automatica ho parlato il 31 maggio scorso in un post dal titolo “Aller à la traduction automatique“.
Sulla traduzione automatica, invito a prendere la cosa con maggiore serietà. Posso segnalare i numerosi post che ho scritto al riguardo sotto la voce “tecnologia”, a cominciare da “Beata ignoranza” per proseguire con “La traduzione automatica e l’importanza di essere onesti“.
Salve Luigi,
è un piacere rileggere un suo post, e devo dire di aver seguito con interesse “Il barbaro”. Mi ero però perso il post riguardante questa controversa vicenda dallo spirito certamente tutto “francese”.
Stando a quanto sinora avevo appreso a riguardo, nella decisione del ministero della cultura francese non vi era alcun tipo di controllo umano nell’utilizzo di strumenti automatici che, per quanto la tecnologia stia facendo passi registrare passi da gigante, sono sicuramente ancora troppo acerbi e immaturi affinché gli si possa affidare il senso di un testo maturo. A maggior ragione se quel testo ha uno scopo comunicativo importante quale dovrebbe essere quello di un ministero della cultura che dovrebbe promuovere quest’ultima sia all’interno dei propri confini, sia al di fuori.
Il fatto che vi sia comunque un controllo cambia un po’ la sostanza, e certamente la posizione di SFT e ATLF, ma penso non cambi la sostanza delle considerazioni fatte sopra e comunque mostra una certa assurdità. Va da sé che se il controllo umano è stato anche sui testi oltre che sullo strumento, allora ogni considerazione cambia ancora una volta. Apprezzabile comunque il fatto che venga data evidenza alla traduzione automatizzata… perlomeno nessun traduttore si prenderà la colpa per eventuali “sviste” come quelle dei cartelli cinesi!
P.S. Nulla vieta che un futuro cambi idea sulla traduzione automatica… anzi, sono certo che col tempo, quando la tecnologia sarà davvero matura, tutti dovranno cambiarla. Ora come ora però trovo prematuro attribuire a queste tecnologie capacità che ancora non hanno nella pratica quotidiana. Mi rendo però conto che questo è un pensiero molto personale e come tale non condivisibile.
In realtà la tecnologia è già matura, sono certi “professionisti” a non esserlo e a pensare di doverla temere anziché approfittarne e, di conseguenza, ad assumere posizioni difensive, spesso ideologiche e corporative, comunque anacronistiche e, in qualche caso, ridicole.
Credo non abbia prestato sufficiente attenzione ai documenti di gara del ministero della cultura francese, che dimostrano una rara competenza in materia e un atteggiamento decisamente aperto.
L’ostinazione con cui si continua a pensare che le macchine debbano imparare ad agire come gli esseri umani è segno di un grave pregiudizio che genera un equivoco profondo riguardo la tecnologia.
Sono gli esseri che devono servirsi della tecnologia e sviluppare strumenti di cui potersi servire secondo le loro necessità. L’ambizione di realizzare macchine a loro immagine è somiglianza non è solo blasfema, ma idiota, dal momento che la conoscenza della macchina umana, e in particolare del cervello e del sistema nervoso centrale e dei suoi meccanismi, ammesso sia possibile disporne, è esclusiva.
Gli esempi che, in un modo un po’ infantile, si continuano a proporre testimoniano l’ignoranza dell’uomo, non delle macchine che, in quanto tali, non hanno bisogno di imparare, ma devono solo eseguire.
Devo dire di concordare su alcuni punti, ma non su tutto: le “macchine” hanno secondo me bisogno di imparare e lo fanno attraverso di noi. Penso ad esempio all’informatica (il mio vero campo) e ai passi da gigante che le intelligenze artificiali hanno compiuto anche solo negli ultimi 10 anni. Certo, un computer in quanto tale è solo un pezzo di hardware silente… ciò che lo rende “vivo” è la programmazione umana. Ma una volta che l’impostazione è stata data, una volta che l’uomo ha costruito la sua base, tocca alla macchina fare il lavoro pratico. E imparare anche… basti pensare a concetti quali le reti neurali o algoritmi di evoluzione genetica che permettono l’evoluzione di popolazioni di calcoli computazionali (la mia tesi all’università è stata proprio su tale argomento).
Certo, pensare a macchine con capacità umane è sinceramente fantascienza… ma chissà cosa ci riserverà il futuro. 50 anni fa chi avrebbe scommesso su tante tecnologie di oggi?
Tornando alla realtà odierna, concordo sul fatto che sono gli esseri umani che devono servirsi della tecnologia e dunque a deciderne l’ambito secondo le proprie necessità e a stabilirne capacità e limiti. Ed è appunto per questo che ne evidenzio i limiti, perché farei anche tradurre a strumenti automatici testi particolarmente adeguati alle loro capacità, ma non farei mai loro tradurre quegli ambiti a cui io mi riferisco più direttamente e che mi sono più cari: i videogiochi. E lo stesso vale per i romanzi e molto altro ancora.
E’ sciocco pensare che uno strumento automatizzato possa tradurre un videogioco o un romanzo con la stessa efficacia di un traduttore in carne e ossa? Certo, lo è (sempre stando alla tecnologia attuale) e dunque la pretesa che possano equipararsi le due situazioni è in effetti ignorante. E’ pur in effetti verissimo che il traduttore dovrebbe cercare di capire ove la macchina può aiutarlo e concentrarsi su questo, invece che attaccarla supinamente nella paura di un futuro remoto ove davvero il traduttore potrebbe anche scomparire, e difatti questa non è la mia intenzione (non in termini assoluti, ma appunto su ambiti specifici).
Tornando in merito alla questione del ministero della cultura francese, in effetti conoscevo pochissimo (il che di per sé è già un eufemismo dato che non li ho nemmeno letti) i documenti di gara. A un primo impatto leggendo le posizioni di SFT e ATLF mi sono ritrovato sulla base del loro pensiero, ma più per mia personale diffidenza verso l’uso poco ragionato di uno strumento automatico (così come il traduttore dovrebbe capire quando la traduzione macchina è utile, così dovrebbe anche capirne i confini e dunque provi rimedio). Il fatto che fosse invece ragionato, ma soprattutto consapevole dei limiti in questione cambia in effetti in maniera notevole la posizione del ministero francese, rendendo la macchina un possibile utile aiuto al traduttore, invece che un pericoloso avversario.
Mi chiedo sempre più cosa ci riserverà il futuro…
Ciao Marco,
ti ringrazio per il commento sul mio blog: devo dire che è una faticaccia entrare nel “network” di voi traduttori esperti!
Grazie anche per la citazione…Il problema della traduzione automatica mi fa sempre innervosire un po’, soprattutto perché vedo che gli “outsider” non riescono a cogliere fino in fondo le differenze (tranne quelle palesi, ovvio) tra un testo tradotto da una macchina e uno tradotto da una persona. Trovo la cosa parecchio svilente…
E ora, una piccola confessione: avevo già notato il tuo blog tempo fa, attirata soprattutto dalla pagina del “Game Italian Translation”. Siccome sto per finire la mia tesi, posso chiederti, quando hai tempo, qualche informazione a riguardo?
Grazie ancora, a presto. Vado a inserirti nel mio blogroll! ^^
Ciao Chiara,
sono lieto di leggerti su questo mio piccolo spazio. Il tuo blog mi ha sinceramente colpito, perché ho come l’impressione che nasca con uno spirito sincero a cui sono particolarmente legato e che è quello che mi ha spinto ad avvicinarmi alla traduzione e che mi tiene ancora qui oggi.
Detto questo, i miei riferimenti per contattarmi li trovi qui sul Diario, nell’apposita pagina. Con i miei soliti endemici ritardi rispondo a volte dopo qualche giorno, ma tendo sempre a rispondere.
Mi spiace solo che al momento non puoi trovare ulteriori informazioni sul G.I.T. tramite il suo sito, dato che è ancora offline causa problemi tecnici che non dipendono da noi.
Spero che le tre citazioni che seguono contribuiscano a chiarire il mio pensiero e le mie successive affermazioni.
È indegno che uomini eccellenti perdano ore come schiavi a fare calcoli che potrebbero essere gestiti da chiunque altro con l’uso di macchine.
Gottfried Leibniz
I calcolatori elettronici non servono a nulla: tutto quello che sanno dare sono risposte.
Pablo Picasso
La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta.
Isaac Asimov
L’industria mondiale delle lingue vale quanto quella della bicicletta, solo il 5% del fatturato, però, è destinato al mercato editoriale, che, oltretutto, non può essere considerato di fascia alta, quanto meno per compensi se non anche per risconoscimento. Immaginate cosa accadrebbe se l’industria della bicicletta fosse presa in considerazione solo per la produzione rivolta, per mantenere le proporzioni, al solo mercato dei veicoli per signora.
La traduzione automatica è uno strumento, al pari di altri, come i robot, sempre più diffusi in tutti gli impianti industriali.
Gli insuccessi della traduzione automatica sono stati dovuti all’approccio umano, che ha portato a sviluppare motori basati su regole, a inseguire modelli astratti. Quando si è tornati allo sfruttamento della forza bruta, e all’approccio stocastico, con i motori statistici, i risultati sono stati immediatamente molto più soddisfacenti e continuano a migliorare.
La produzione letteraria non è certo adatta alla traduzione automatica, ma questo dipende dalla natura artistica che le si intende imporre. In un videogioco non ci sono solo dialoghi, ma anche messaggi di servizio che costituiscono mediamente tra il 20% e il 30% delle parti testuali.
Se la moltitudine di docenti di scrittura che si propone oggi sul mercato a una moltitudine crescenti di aspiranti scrittori insegnasse a scrivere per il pubblico, prima che per se stessi, e i loro allievi mettessero fedelmente e onestamente in pratica gli insegnamenti appresi, potremmo usare le macchine in modo molto più efficace.
Il notorio rapporto ALPAC presentava, tra le conclusioni, che molti, ogni volta che se ne parla, dimostrano di non conoscere, un avvertimento sul rischio di information overflow che pure, nel 1966, sembrava remoto e metteva in guardia contro la possibilità che il ricorso alle macchine avrebbe potuto indurre a tradurre più di quanto fosse necessario. Oggi siamo nella condizione di non riuscire a tradurre tutto quello che serve perché il costo è proibitivo, data la saturazione di informazioni causata proprio dalla facilità di produrle, grazie alle macchine.
La citazione sui videogiochi mi ha dato particolarmente da pensare: ci sono in effetti molte parti che potrebbero anche essere tradotte automaticamente con margini di errori molto bassi, nulla che comunque un’attenta revisione non possa non scoprire (fermo restando che secondo me una revisione è d’obbligo sia che si parli di intervento umano, sia di intervento automatico). Menu, configurazioni, ecc… sono ridondanze che anche l’uomo finisce di tradurre per uso di glossario, una sorta di traduzione automatizzata all’interno dell’operazione manuale.
A parte quello vi è però un insieme di frasi i cui contesti variano in continuazione: dialoghi, diari, annotazioni e in generale quant’altro possa contenere una tale opera il cui insieme non è sempre determinabile a priori. E’ pur vero che si può tradurre qualcosa senza conoscerne il contesto, ma penso al tempo stesso che una tale consapevolezza possa portare a migliori risultati.
Ecco, il contesto per me è un po’ il fulcro del discorso. La natura di un testo scientifico, quello di una narrazione, di un dialogo… compongono tutte ramificazioni di una possibile traduzione. Ovviamente una frase resta tale (se si deve tradurre “the pen is on the table” non serve stare a pensare molto a dove essa si trovi), ma questa conoscenza può variare il risultato nel suo insieme. Un termine può avere più traduzioni possibili, tutte corrette; quale conviene dunque usare? Mi viene in mente una traduzione del G.I.T. conoscendo il quale contesto ci sforzammo di mantenere nei nostri testi un aspetto aulico, invece di uno più tradizionale. Anche l’originale certamente aveva tale aspetto (in caso contrario avremmo riscritto i testi, invece di tradurli… anche se comunque qui mi contraddico da solo dato che la traduzione è in parte riscrittura), ma non essendo a conoscenza di tale informazione un processo automatizzato avrebbe rischiato di perdere tale particolare o quantomeno di snaturarlo in parte.
Certo, si potrebbe istruire un automatismo sulla natura dell’originale, ma ove questo variasse continuamente sarebbe richiesto un intervento umano non indifferente. Questo, d’altra parte, mi spinge a riconsiderare l’interazione uomo-macchina, dato che in uno scenario simile ci sarebbe appunto una vicendevolezza che probabilmente gioverebbe a entrambi.
Diciamo dunque che pur con un po’ di diffidenza non mi sento di escludere del tutto la collaborazione uomo-macchina, per la quale i tempi forse stanno maturando più rapidamente rispetto a quelli di una indipendenza della macchina stessa (che vedo ancora troppo prematura).
P.S. Sono sinceramente grato per lo spunto di discussione che è nato a seguito del mio post… è un momento di approfondimento che eleva il blog stesso che altrimenti resterebbe un monologo privo di confronto. E, tra l’altro, tutto questo mi spinge a rivalutare alcuni argomenti.
Marco, ti ringrazio per la tempestiva risposta. Non preoccuparti, tornerò con regolarità a leggerti e, a questo punto, anche a controllare il sito del G.I.T.!
A presto,
Chiara