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Un gesto per non voltarsi

Locazione: di fronte a una banca di backoffice (niente sportelli)
Ora: le nove di mattina, quando tutti entrano in ufficio per iniziare la giornata lavorativa
Protagonisti: una persona anziana, una coppia distinta, un’altra persona distinta, me stesso

Sono fermo, in piedi. Sto aspettando una persona per presentarmi nel mio nuovo posto di lavoro. Davanti a me passa una coppia distinta e giovane, entrambi diretti in banca: lui in giacca e cravatta (non solo l’unico a sfidare il caldo), lei elegante.

A pochi passi di distanza c’è una signora anziana, un po’ appesantita dal fisico robusto e da un gesso al braccio sinistro. Noto subito che appare stanca e dolorante nella camminata, ma non ci faccio più di tanto caso. Pochi passi dopo, mentre il mio sguardo vaga alla ricerca della persona di cui parlavo sopra, sento un rumore sordo, seguito da un flebile lamento.

Mi volto e vedo l’anziana signora distesa a terra. La vedono anche quel distinto signore e la sua dama al seguito. E’ riversa su un fianco, con il braccio ingessato disteso sopra alla testa e dalla cui mano esce un piccolissimo rivolo di sangue dovuto a una lacerazione occorsa appoggiando male la mano a terra (nulla di che, un taglietto). Ci metto un secondo a realizzare la situazione e a iniziare ad avvicinarmi a lei. Nel farlo mi guardo anche intorno, incrociando lo sguardo della coppia poco più avanti, la quale dopo una breve occhiata si volta e procede verso l’ingresso della banca. Come nulla fosse.

Un gesto per non voltarsi

Non sono un buon samaritano. Sono una persona come tante, e come tante appunto cerco di non complicarmi la vita: se vedo un alterco non mi ci butto in mezzo per fare l’eroe, ma non sto nemmeno a vedere (né mi volto da un’altra parte) e se proprio devo chiamo le forze dell’ordine. Ma un’anziana signora… non bisogna essere eroi o buoni samaritani per aiutarla. Basta solo aver un poco di umana gentilezza.

Sia come sia, mentre la distinta coppia si appresta a entrare in ufficio per un’altra giornata lavorativa, cerco di dare un primo soccorso alla signora caduta. Data la sua età, il braccio ingessato e una corporatura robusta, mi rendo però conto che da solo avrei avuto più di un problema ad aiutarla a rimettersi in piedi. Girando lo sguardo intorno (in quello che tutto a un tratto si è trasformato in un deserto… il che contando che siamo in pieno centro a Milano, e davanti a uffici pare strano) riesco dopo una breve attesa a richiamare l’attenzione di un altro distinto signore, questa volta uscito dalla banca invece di entrarvi.

Fortunatamente mi trovo davanti a una persona gentile e cordiale e nell’arco di pochissimo io e lui aiutiamo insieme l’anziana signora a rialzarsi. Con qualche rassicurazione (”è sicura di star bene e di farcela a tornare a casa”), quindi qualche saluto e ringraziamento ci dividiamo, sconosciuti gli uni agli altri, e ci dirigiamo chi verso casa sua, chi verso l’ufficio, chi verso la macchina.

Il tutto è durato pochi istanti e si è svolto in maniera rapida. Ho allungato i tempi solo a scopo “narrativo”, e se ho fatto ciò è perché nella possibile scarsa rilevanza di un tale piccolo gesto di cordialità e soccorso, è molto più rilevante l’assenza dello stesso, il voltarsi dall’altra parte, proseguendo per la propria strada facendo finta di nulla o deviando il proprio cammino proprio per non dover nemmeno fingere di non aver visto. Il tutto per timore di dover prestare soccorso e quindi di impelagarsi in possibili problemi… quando in realtà bastava solo un attimo del proprio tempo.

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