UE pro PEGI

UE pro PEGINiente scontri con il PEGI, niente sovrapposizioni che alimentino fantomatiche commissioni che svolgano un lavoro già compiuto da altri, nessuna perdita di tempo inutile che danneggi un mercato rispetto agli altri, ma anzi un rafforzamento di ciò che già esiste e opera da anni con un successo per la classificazione dei videogiochi e la protezione dei minori (news di Punto-Informatico).

Questo è quanto la Commissione Europea ha deciso in merito a singole iniziative come il disegno di legge 3014, ad opera dell’ormai nostro precedente governo. Una risposta dunque che vuole essere univoca, sottolineando come certe politiche debbano essere adottate non singolarmente da ogni paese di questo continente, ma nella sua integrità. Il PEGI è un ente europeo e come tale può e deve svolgere un lavoro che possa essere condiviso da ogni stato, Italia inclusa, senza la necessità di sovrapporre in loco a quanto da esso svolto un’ulteriore fase di analisi (non meglio precisata, peraltro) il cui scopo sarebbe solo quello di retificare le decisioni già prese in altra sede.

Nessuno spreco inutile di soldi, insomma, e questa volta a dirlo non sono gli utenti tramite una petizione, bensì la stessa Unione Europea, la quale però riconosce al tempo stesso che non è sufficiente far rispettare la catalogalizzazione in tutti i paesi europei, ma che è necessario rafforzarne l’identità, anche se non pare ancora chiaro come. Non vi è infatti accenno nel discorso del commissario UE a misure tali da vincolare i negozianti a far rispettare le valutazioni del PEGI, un po’ come dovrebbe avvenire con la vendita di sigarette, ma solo atte a far conoscere maggiormente il loro significato, sensibilizzando in primis i genitori e le famiglie. Ciò che, in altre parole, l’AESVI si è già proposto di fare da tempo sul nostro territorio.

A proposito della “sensibilizzazione” ci sono comunque da fare un paio di considerazioni: se è vero che senza una limitazione vera e propria che proibisca a un minore di acquistare giochi ritenuti inadatti alla sua età non ci sarà mai un vero controllo, è pur vero che anche in sua presenza sarà possibile per genitori meno attenti di provvedere al posto dei figli nell’acquisto di tali prodotti (come purtroppo spesso accade). Le due condizioni sono dunque singolarmente necessarie, ma non sufficienti.

Si dovrà attendere le prossime mosse dell’Unione Europea per capire meglio quali sono le vere intenzioni della commissione e quali i procedimenti che verranno messi in atto. Nel frattempo non si può che guardare con curiosità la nuova iniziativa dal nome di PEGI Online, la quale cerca di allargare i criteri attualmente già in uso anche al gioco online, che in quanto tale è più difficile da classificare (basti pensare ad esempio agli MMORPG dove il mondo di gioco, e dunque la comunità che lo popola, è in continua evoluzione e mutazione). Non più dunque solo un’etichetta stampata su una scatola, ma direttamente un’informazione dinamica e ormai facilmente accessibile.

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