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Social gaming

A distanza di quasi un mese dall’acquisto dell’ultima console di Nintendo, mi sono trovato a chiedermi quale sia l’opera di game design più meritevole che vi sia al momento, quella più geniale e più estrosa. La risposta è al contempo quella più semplice e più “semplicistica”, ovvero Wii Sports, il gioco che viene venduto insieme alla console e che meno di tantissimi altri ambisce ad essere qualcosa di completo. L’idea alla base degli sport implementati in questa raccolta è infatti “solo” quella di stupire lo spettatore (dal ruolo attivo, non dimentichiamolo) e fargli scoprire di cosa è capace il nuovo nato di Nintendo.

Il virgolettato che circonda la parola “solo” non è casuale. La semplicità che infatti racchiude questo titolo ne è la magia stessa: la capacità di coinvolgere subito, senza lunghi periodi di apprendimento delle meccaniche di gioco (che anzi, sono proprio come ci si aspetterebbe che fossero) e senza livelli di difficoltà che blocchino il proseguimento anche ai giocatori meno navigati. L’immediatezza è dunque l’arma migliore di questo game design basato sul divertimento, soprattutto quando si è in gruppo.

Social gaming

Ho potuto infatti sperimentare il weekend passato quale possa essere l’impatto di Wii Sports su una compagnia di amici: si inizia a muovere i primi passi convinti di spenderci un paio di mezzore e poco più, salvo poi ritrovarsi a 4 o 5 ore dopo ancora lì, ad alternarsi per riuscire a battere un amico in scambi al fulmicotone a tennis, per riuscire a fare un home run che garantisca una vittoria sul finale, per riuscire a stendere al tappeto un avversario particolarmente ostico con un gancio degno di un film di Rocky (con tanto di urlo finale “Adrianaaa…”).

Non è dunque la complessità che rende incredibilmente affascinante gli sport di Nintendo, non è una sfida difficile da affrontare e apprendere, non è una storia articolata che ci veda scalare le classifiche mondiali, ma il semplice divertimento da “party game”, ovvero quella categoria di giochi che fonda il suo scopo maggiore nel gioco di gruppo, quando non si interagisce da soli contro una intelligenza artificiale più o meno articolata, ma contro un sano avversario fisico e presente al nostro fianco, col quale imbastire una sfida reale e tangibile che possa risolversi anche in un sorriso o una risata reciproca.

Qualcuno chiama tutto questo “casual gaming”, ma in realtà si tratta di “social gaming”, ovvero qualcosa di totalmente diverso ove Nintendo ha gettato le basi per il suo nuovo successo commerciale.

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