Cartelle, righe, battute e parole
In campo traduttivo esistono diversi modi per “quantificare” una traduzione: il metodo più riconosciuto (sia in Europa che negli Stati Uniti) è quello del conteggio del contesto originale, fermo restando che comunque non si tratta di un calcolo matematico preciso. E’ abbastanza naturale infatti che una traduzione di stampo scientifico richieda capacità e tempo in misura ben superiore ad altri contesti. Cinquemila parole tratte da un documento medico specialistico, ad esempio, richiedono uno sforzo maggiore rispetto ad altrettante parole pubblicate su un documento generico di presentazione, dallo stampo solitamente discorsivo e di facile lettura.
Se dunque è vero che spesso si fa ricorso alla enumerazione dei testi, è anche vero che il tasso di conversione che si applica su di esso varia da contesto a contesto. Gli standard che personalmente sono solito utilizzare sono i seguenti:
- 1 cartella standard
- 25 righe
- 1.500 battute
- 218 parole (in italiano)
- 212 parole (in francese)
- 250 parole (in inglese)
- 190 parole (in tedesco)

- 1 cartella editoriale
- 30 righe
- 1.800 battute
- 1 riga
- 60 battute
La cartella editoriale, sebbene l’abbia censita per completezza, non mi è mai capitato, almeno nell’ambito della localizzazione di videogiochi, di doverla applicare, facendo così sempre riferimento a quella standard.
A proposito delle diverse enumerazioni elencate sopra, ho notato nell’arco del tempo come ciascuna nazione abbia in alcuni casi adottato i suoi standard: in Germania si è soliti pensare in righe o in battute e in alcuni casi il concetto di cartella (o pagina), che da noi è molto in uso, è persino sconosciuto. Il conteggio in parole è invece quello maggiormente diffuso negli Stati Uniti (nonché quello a cui personalmente faccio riferimento ormai da tempo), al quale viene associato un costo diretto. Vale infine la pena di notare come in caso di utilizzo della cartella come unità di misura, il numero di parole per pagina (secondo naturalmente delle stime di massima) varia a seconda della lingua in cui ne è stato scritto il contenuto, evidenziando così differenze di prolissità tra le differenti culture.


In realtà, l’obsoleta cartella 25×60 è misura di derivazione editoriale, come lo sono la parola o la riga.
Le metriche sono oggetto di studio per me da diversi anni e non penso di poter esaurire il discorso nel poco spazio concesso a un commento. Invito perciò alla lettura di quanto si trova nel sito del Gruppo L10N nella sezione Pubblicazioni > Qualità.
Mi permetto di citare un articolo di Corinne McKay che ritengo illuminante e che comincia con: possibly the most anxiety-provoking aspect of launching or running your translation business is deciding how much to charge per proseguire con most people are used to calculating their wages by the hour, rather than by the word.
Vorrei invece consigliare a tutti i lettori di questo blog di stare lontani da tariffari, tariffometri e chi più ne ha più ne metta e di mettere in moto il cervello…
Non posso commentare su realtà che non mi appartengono in quanto non le ho mai vissute di persona, ma nel campo della localizzazione di videogiochi è uno standard quantificare una traduzione con un rapporto parola-costo, o cartella-costo e simili.
Il fattore tempo non l’ho visto ancora mai applicare, sebbene certamente possa essere molto utile appunto in casi dove la quantità di parole (ecc…) non è sufficiente in quanto a discriminante. Come dicevo sopra, tradurre cinquemila parole di un testo scientifico non equivale a tradurre cinquemila parole di un testo di natura prettamente discorsiva.
Potessi tenere la mente completamente lontana da tariffari simili lo farei volentieri, ma il mercato impone che ci si adatti in questo senso… almeno nel mio campo specifico.
Se mi sbaglio, Luigi (mi permetto di darti del tu, visto che ti leggo da un po’), ti prego di correggermi. Per mia natura penso di essere piuttosto aperto alla discussione e anche alla critica, che considero uno dei modi migliori per poter affrontare una crescita culturale, oltremodo necessaria, tra l’altro, in un campo delicato come questo.
P.S. A scopo chiarificativo, l’intento del post soprastante non è quello di imporre uno standard ad altri, quanto più quello di appuntarmi gli standard che in 4 anni di traduzioni di videogiochi ho sempre visto io stesso applicare e che ormai (volente o nolente) sono entrate a far parte della mia realtà. Non voglio dunque fornire indicazioni ad altri, e ove sia possibile sono d’accordissimo che ciascuno proceda come meglio crede e usando la propria testa, piuttosto che schemi rigidi.
Mettere, e tenere, in moto il cervello significa non adeguarsi supinamente a convenzioni che si è trovate già in atto, solo perché erano, appunto, già in atto.
Nella localizzazione di videogiochi, disporre dello script e del gioco è già un fatto straordinario. La normalità sono fogli Excel di stringhe del tutto decontestualizzate, file audio in bassa qualità, grafica in formato compresso.
In quasi trent’anni sono passato dalla cartella editoriale 55×33 a quella 25×60, dai file Wordstar con astrusi comandi punto iniziali per produrre cartelle di quelle proporzioni a editor visuali con cui il conteggio delle parole serve davvero solo come convenzione per la fatturazione.
Quanto all’affermazione secondo cui tradurre cinquemila parole di un testo scientifico non equivale a tradurre cinquemila parole di un testo di natura prettamente discorsiva, mi limito a dire che è esattamente il tipo di equivoco in cui cadono tutti coloro che si accostano a questo mestiere proveniendo da un altro campo e che significa solo mancare di rispetto, nella stessa misura, ai traduttori tecnico-scientifici e a quelli “letterari”.
Invito alla lettura della tesi di laurea di Monica Colasante, disponibile sul sito del Gruppo L10N, almeno dell’introduzione o dell’ultimo paragrafo di questa.
Ho come la sensazione che le mie parole vengano mal interpretate. Se ho mancato di rispetto al traduttori tecnico-scientifici o letterari non era assolutamente mia intenzione farlo, né credevo di averlo fatto (la frase era sicuramente semplicistica, ma per il semplice fatto che voleva essere un esempio… quando ho parlato di “testi discorsivi” non mi riferivo per forza di cosa alla traduzione letteraria, quanto soprattutto a contesti ben più semplicistici).
Temo comunque che il problema sia a monte di questo post e oggi posterò un intervento sul blog per chiarire cosa sia e cosa non sia questo spazio, dato che mi pare questo aspetto sia stato equivocato.
Le convenzioni, ad ogni modo, non le ho inventate io e non ho la pretesa di cambiare questo mondo dall’oggi al domani e non tramite il G.I.T. che è un gruppo in crescita, non un gruppo affermato con un potere contrattuale talmente elevato da potersi imporre anche sull’uso o meno di standard affermati. Mi piacerebbe nel mio campo poter sempre tradurre avendo il gioco sottomano, ma purtroppo mi rendo conto che ciò non è possibile causa costi e tempi che non dipendono certo dalla mia volontà e che non si possono “capovolgere” come nulla fosse.
Non mancherò di leggere, non appena ne avrò tempo, la tesi segnalata.
P.S. Il mio post voleva comunque parlare di fatturazione, non di altri aspetti. Anche in questo temo di essere stato equivocato.
MA COSA SI INTENDE PER TRADUZIONE LETTERARIA?
un testo discorsivo è lontano quanto a difficloltà da un testo scientifico..
ma un testo letterario , filosofico ecc…può presentare difficoltà stilistiche e contenutistiche assai maggiori di un testo scientifico…
Salve Lola, come ho scritto sopra, non volevo sostenere assolutamente la tesi che la traduzione di testi letterari, filosofici sia più facile rispetto a quella di testi scientifici, tant’è che nel mio post ho scritto:
Ciò a cui mi riferivo dunque è la traduzione di testi quali appunto opuscoli, presentazioni o altri ambiti molto particolari. Il tutto per sostenere la tesi che non è sufficiente attuare un conteggio a parola per poter quantificare la difficoltà di una traduzione, in quanto tale conteggio non tiene assolutamente conto del tipo di contesto entro cui il traduttore deve operare.
Sono pertanto assolutamente d’accordo con quanto scritto da lei.
Ho trovato l’articolo molto interessante e vorrei commentarlo dando la nostra testimonianza come agenzia di traduzione.
Molte volte riceviamo richieste da parte dei nostri clienti che vogliono conoscere il costo per parola/cartella di un dato testo. Quando questo accade chiediamo sempre di poter visionare il documento perchè solo questo può effettivamente farci valutare la difficoltà, l’ambito ed il tempo necessario per effettuare la traduzione. Il testo non è soltanto un insieme di parole, ma è un corpo che deve essere trattato con le dovute cautele. Intendo dire che dietro il lavoro di traduzione si nasconde un processo molto più complesso di quanto a volte si possa immaginare, che si tratti di una traduzione medico/scientifica piuttosto che letteraria. Mi trovo per questo motivo d’accordo sul fatto di dover quantificare la difficoltà del testo non in base al numero di parole, ma all’ambito a cui appartiene.
La lotta contro le macchine di traduzione
La traduzione è un’attività che richiede assoluta professionalità e competenza oltre che dedizione e passione. Tradurre non è un’attività meccanica, ma è ciò che consente di mettere in comunicazione due o più culture diverse tra di loro. Questo implica non soltanto la profonda conoscenza delle lingue, ma soprattutto quella delle culture che si mettono in relazione.
Recentemente si sta assistendo allo sviluppo sempre maggiore degli strumenti di traduzione assistita che consentono una rapida quanto incorretta traduzione in qualunque lingua si voglia. E’ un modo veloce di avere un testo tradotto, ma sicuramente non lo si può definire un metodo professionale.
Quanto è utile affidarsi alle macchine di traduzione? Riescono queste a conservare il vero senso contenuto nel testo di partenza?
Provate a fare un piccolo esperimento prendendo un testo qualsiasi ed inserendolo in uno dei tanti strumenti per la traduzione automatica e noterete immediatamente il risultato. Il consiglio è quello di affidarsi sempre a traduttori professionali che non solo conoscano la lingua, ma siano anche specializzati nell’ambito a cui affrisce il testo che dovete tradurre.
Cosa sono le memorie di traduzione e come le si definisce rispetto agli strumenti di traduzione assistita?
La memoria di traduzione è un database utilizzato in programmi software che possono assistere durante il processo di traduzione. I testi tradotti in passato sono una risorsa molto importante che attraverso le memorie si rendono disponibili in qualsiasi momento. Questo non vuol dire che la traduzione viene effettuata dalla memoria. E’ sempre il traduttore che la realizza controllando le corrispondenze evidenziate dalla memoria e scegliendo se adottarle o meno. Questo è molto diverso dagli strumenti di traduzione assistita che traducono un testo prescindendo dalla sua natura, dal suo significato e contesto.
Quanto è utile l’impiego degli strumenti di traduzione assistita?
Bisogna essere molto cauti quando si decide di tradurre un testo, soprattutto in relazione all’impiego che se ne deve fare. Realizzarla attraverso gli strumenti di traduzione assistita significa rischiare molto sulla consistenza e la coerenza del testo. Il più delle volte si potrebbe pensare che per il solo fatto che questi siano gratuiti e a facile portata garantiscano di guadagnare tempo e risparmiare denaro. La realtà è diversa, in quanto il risultato potrebbe risultare non soddisfacente.
Quanto è importante affidarsi al giusto fornitore di soluzioni linguistiche?
Il mercato moderno sta diventando sempre più competitivo e questo vuol dire che bisogna essere pronti a rispondere. Una delle chiavi di successo è l’uso di un linguaggio adeguato. Il tuo fornitore deve garantirti il maggior risparmio possibile di tempo e denaro e i più alti standard qualitativi. Il primo aspetto si raggiunge attraverso l’acquisizione di strumenti che consentano di facilitare il processo di traduzione. Il secondo si ottiene attraverso un’ottima organizzazione e scelta di personale professionale e altamente qualificato.
La traduzione è un’attività che non va mai sottovalutata. Per questo bisogna affidarsi alle persone giuste delle quali potersi fidare e che sono pronte a mettere la loro professionalità al servizio delle vostre richieste.
Ci terrei a ringraziare Global Voices per gli spunti interessanti che sta fornendo a questo semplice post. Unico commento che mi sento di esprimere riguarda gli strumenti di traduzione assistita, che se usati con la giusta parsimonia possono risultare utili, invece che “ingombranti”.
Grazie Marco per l’interesse. Voglio portare una piccola testimonianza di quanto accadutoci di recente. Ci è stata commissionata una traduzione di un testo che doveva essere impiegato per la pubblicità di un prodotto. Il cliente, per accertarsi della correttezza del testo, ha impiegato uno dei tanti strumenti per la traduzione assistita. Naturalmente la traduzione avuta in questo modo non era per nulla accurata ed è stato tra le altre cose difficile convincerlo!!
Se uno strumento tale finisce nelle mani di un committente il disastro è proprio annunciato. Ad ogni modo distinguerei all’interno dell’insieme sopra definito la categoria “traduttori automatici” da quella di programmi CAT come Trados.
Sempre che siano maneggiati da persone in grado di comprenderne i limiti, s’intende.