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	<title>Comments on: Manière de bien traduire d&#8217;une langue en aultre</title>
	<link>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/</link>
	<description>[Pensieri, riflessioni, idee e sogni di un traduttore programmatore alle prese con la vita]</description>
	<pubDate>Sat, 19 May 2012 20:14:25 +0000</pubDate>
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		<title>By: MARIA ROSA</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-2548</link>
		<dc:creator>MARIA ROSA</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 14:36:27 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-2548</guid>
		<description>TUTTO BENE,SONO A LAVORO!stasera hai gli allenamenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>TUTTO BENE,SONO A LAVORO!stasera hai gli allenamenti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Marco/Cav</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1061</link>
		<dc:creator>Marco/Cav</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 08:21:26 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1061</guid>
		<description>Anteporre la lettura alla traduzione personalmente penso che sarebbe un errore. Di sola teoria non si può vivere certamente, e dedicandosi principalmente ad essa non può che portare a una visione davvero troppo romantica e poco concreta. Forse, però, è pur vero che la mia visione affonda non poco nel romanticismo... anche perché sulla traduzione professionale ho certamente ancora molto da imparare.

Diciamo comunque che a fianco di problemi più materiali e concreti non mi dispiace abbandonarmi di tanto in tanto anche a qualche riflessione di questa natura, o a letture sulla materia (a tal proposito penso che mi informerò sulla nuova edizione dell'opera di Federica Scarpa dal lei segnalatami). E' un po' il mio modo per recuperare una base che ai tempi della fondazione del G.I.T. certamente mi mancava e che ormai mi pare doveroso cercare di comprendere un po' più a fondo.

Per quanto riguarda il documento pubblicato da AITI, ho in effetti notato ieri sera (cosa che stranamente mi era sfuggita sinora) che si tratta della traduzione di "Translation getting it right" scritto da Chris Durban per l'Institute of Translation &#38; Interpreting (ITI).
Ad ogni modo questo documento mi è servito allo scopo di trarne alcune riflessioni, degli spunti da cui poi cercare di raggiungere delle considerazioni personali... in effetti non credo nemmeno io di ritenerlo come un punto di riferimento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anteporre la lettura alla traduzione personalmente penso che sarebbe un errore. Di sola teoria non si può vivere certamente, e dedicandosi principalmente ad essa non può che portare a una visione davvero troppo romantica e poco concreta. Forse, però, è pur vero che la mia visione affonda non poco nel romanticismo&#8230; anche perché sulla traduzione professionale ho certamente ancora molto da imparare.</p>
<p>Diciamo comunque che a fianco di problemi più materiali e concreti non mi dispiace abbandonarmi di tanto in tanto anche a qualche riflessione di questa natura, o a letture sulla materia (a tal proposito penso che mi informerò sulla nuova edizione dell&#8217;opera di Federica Scarpa dal lei segnalatami). E&#8217; un po&#8217; il mio modo per recuperare una base che ai tempi della fondazione del G.I.T. certamente mi mancava e che ormai mi pare doveroso cercare di comprendere un po&#8217; più a fondo.</p>
<p>Per quanto riguarda il documento pubblicato da AITI, ho in effetti notato ieri sera (cosa che stranamente mi era sfuggita sinora) che si tratta della traduzione di &#8220;Translation getting it right&#8221; scritto da Chris Durban per l&#8217;Institute of Translation &amp; Interpreting (ITI).<br />
Ad ogni modo questo documento mi è servito allo scopo di trarne alcune riflessioni, degli spunti da cui poi cercare di raggiungere delle considerazioni personali&#8230; in effetti non credo nemmeno io di ritenerlo come un punto di riferimento.</p>
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		<title>By: Luigi Muzii</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1056</link>
		<dc:creator>Luigi Muzii</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 06:54:13 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1056</guid>
		<description>Dai tempi di Dolet si è andati avanti, e di parecchio, forse anche sconfinando, magari qualche volta di troppo, in osservazioni cervellotiche; tra le più cervellotiche quelle che hanno portato alla formulazione della Uebersetzungwissenschaft.

Io consiglio sempre di rileggere Cicerone e il De optimo genere interpretandi di Gerolamo. Poi, magari, anche Leonardo Bruni e, perché no, Mounin (già citato), Ortega y Gasset e tanti altri, anche quelli probabilmente "inutili", tra cui un altro paio di italiani.

So che è in preparazione, per averlo sentito dalla stessa autrice, la seconda edizione dell'opera di Federica Scarpa sulla traduzione specializzata e sono facilmente reperibili in rete le pubblicazioni di Julianne House cui vale la pena dare un'occhiata.

Tutto questo, però, se si preferisce anteporre la lettura di settore alla traduzione...

A proposito, l'originale dell'opuscolo citato si trova sul sito dell'ITI (http://www.iti.org.uk/pdfs/trans/GIR_english.pdf).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dai tempi di Dolet si è andati avanti, e di parecchio, forse anche sconfinando, magari qualche volta di troppo, in osservazioni cervellotiche; tra le più cervellotiche quelle che hanno portato alla formulazione della Uebersetzungwissenschaft.</p>
<p>Io consiglio sempre di rileggere Cicerone e il De optimo genere interpretandi di Gerolamo. Poi, magari, anche Leonardo Bruni e, perché no, Mounin (già citato), Ortega y Gasset e tanti altri, anche quelli probabilmente &#8220;inutili&#8221;, tra cui un altro paio di italiani.</p>
<p>So che è in preparazione, per averlo sentito dalla stessa autrice, la seconda edizione dell&#8217;opera di Federica Scarpa sulla traduzione specializzata e sono facilmente reperibili in rete le pubblicazioni di Julianne House cui vale la pena dare un&#8217;occhiata.</p>
<p>Tutto questo, però, se si preferisce anteporre la lettura di settore alla traduzione&#8230;</p>
<p>A proposito, l&#8217;originale dell&#8217;opuscolo citato si trova sul sito dell&#8217;ITI (http://www.iti.org.uk/pdfs/trans/GIR_english.pdf).</p>
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		<title>By: Marco/Cav</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1044</link>
		<dc:creator>Marco/Cav</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 20:50:09 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1044</guid>
		<description>Salve Luigi,

è un piacere rileggere un suo commento, per me importante. Non ero al corrente che quelle frasi risalissero a un testo precedente a quello proposto da AITI, ma credo che la riflessione che ho fatto sia estranea da questo.
Quel che mi ha interessato, in realtà un po' di tempo fa anche se solo oggi ho concretizzato questi pensieri qui sul mio blog, sono i concetti lì espressi: la differenziazione di tipi di approcci alla traduzione, da quello didattico/formale a quello "volgare" e dialettale, la necessità di distinguo tra lingua parlata e scritta, e infine l'indicazione di una preferenza nella scelta di un traduttore che operi verso la propria lingua nativa, piuttosto che verso altre, seppur ampiamente conosciute.
Se ciò delinei un'immagine romantica del traduttore non saprei dirlo, seppur sia effettivamente molto probabile, ma tutto sommato credo che vi possa essere più di un fondamento, ad esempio nello stretto legame che separa traduzione da interpretariato e le conoscenze da questi ambiti richieste. Anche queste in fondo possono divenire linee guida utili ad aiutare il traduttore nel suo compito, se scelto per un compito a lui più indicato.
Naturalmente queste sono comunque solo elucubrazioni "da blog"... la traduzione reale non sempre si sofferma su questi particolari e spesso è caratterizzata da confini molto meno demarcati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve Luigi,</p>
<p>è un piacere rileggere un suo commento, per me importante. Non ero al corrente che quelle frasi risalissero a un testo precedente a quello proposto da AITI, ma credo che la riflessione che ho fatto sia estranea da questo.<br />
Quel che mi ha interessato, in realtà un po&#8217; di tempo fa anche se solo oggi ho concretizzato questi pensieri qui sul mio blog, sono i concetti lì espressi: la differenziazione di tipi di approcci alla traduzione, da quello didattico/formale a quello &#8220;volgare&#8221; e dialettale, la necessità di distinguo tra lingua parlata e scritta, e infine l&#8217;indicazione di una preferenza nella scelta di un traduttore che operi verso la propria lingua nativa, piuttosto che verso altre, seppur ampiamente conosciute.<br />
Se ciò delinei un&#8217;immagine romantica del traduttore non saprei dirlo, seppur sia effettivamente molto probabile, ma tutto sommato credo che vi possa essere più di un fondamento, ad esempio nello stretto legame che separa traduzione da interpretariato e le conoscenze da questi ambiti richieste. Anche queste in fondo possono divenire linee guida utili ad aiutare il traduttore nel suo compito, se scelto per un compito a lui più indicato.<br />
Naturalmente queste sono comunque solo elucubrazioni &#8220;da blog&#8221;&#8230; la traduzione reale non sempre si sofferma su questi particolari e spesso è caratterizzata da confini molto meno demarcati.</p>
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		<title>By: Luigi Muzii</title>
		<link>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1025</link>
		<dc:creator>Luigi Muzii</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 18:15:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.diariotraduttore.com/2008/02/05/maniere-de-bien-traduire-dune-langue-en-aultre/#comment-1025</guid>
		<description>Ahimè, del testo citato non è autore nessun socio AITI. Si tratta di una guida redatta in Gran Bretagna diverso tempo fa che riprende posizioni talvolta anche superate e proietta un'immagine decisamente romantica e illusoria.

Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ahimè, del testo citato non è autore nessun socio AITI. Si tratta di una guida redatta in Gran Bretagna diverso tempo fa che riprende posizioni talvolta anche superate e proietta un&#8217;immagine decisamente romantica e illusoria.</p>
<p>Saluti</p>
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