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La bella infedele di Nintendo

In campo traduttivo capita di vedere un po’ di tutto da un punto di vista qualitativo, soprattutto se si parla di videogiochi. In generale devo dire che sinora ero sempre rimasto positivamente colpito dai lavori realizzati dal team di localizzazione interno a Nintendo, che in occasione di lavori come la versione italiana di Hotel Dusk: Room 215 hanno saputo mostrare una capacità davvero encomiabile per resa e consistenza. Non altrettanto è successo in tempi più recenti…

Il mio Nintendo DS, dopo un po’ di tempo di inattività, è tornato ad essere operativo grazie a un titolo che stavo aspettando, ovvero Advance Wars: Days of Ruin, il cui predecessore (Advance Wars: Dual Strike) mi era piaciuto davvero tanto grazie alla sua componente tattica sempre molto stimolante, seppur a volte persino esasperante giungendo a far assomigliare le partite a una sfida a scacchi dove ogni mossa poteva rivelarsi fatale. Venuto a conoscenza di questo nuovo episodio della saga, mi sono precipitato a prenderlo non appena è uscito per ritrovarmi tra le mani un gioco geniale, seppur limitato.

La bella infedele di Nintendo

Limitato nella sola versione italiana, però. Grazie a un caso fortuito sono infatti riuscito a vedere all’opera sia la versione americana, sia quella italiana, constatando un pressoché completo stravolgimento dei testi in quest’ultima. Nomi propri cambiati inspiegabilmente (Brenner -> O’Brian, Rubinelle -> Lazuriani, Lazurian -> Zephiriani, ecc…), nomi tradotti veramente alla carlona (Flare -> Sparapetardi, End turn -> Fine operazione), intere espressioni sostituite con altre da toni e significati diversi (Dr. Morris: “Where has your humor gone?”, Lin: “Shot during the war, very very sad” -> Dr. Morris: “Andiamo, dov’è il suo senso dello humor?”, Lin: “E’ ora di pensare a cose più serie”), dialoghi o episodi mancanti.

I difetti di questa localizzazione sono tanti e talmente variegati da far pensare che non possa essere tutto riconducibile a quest’ultima, e in effetti vi è una “voce di corridoio” che sostiene come anche la versione inglese sia differente da quella americana e che quella italiana verrebbe dalla prima delle due, spiegando così la distanza che si è venuta a creare tra originale e traduzione. Ciò nonostante se si deve giudicare il lavoro finito da un punto di vista traduttivo non si può fare a meno di bocciare completamente tale lavoro per l’approssimazione con cui è stato affrontato, sia che il problema derivi dalla localizzazione italiana, sia che derivi da quella inglese.

Il maggior difetto risiede proprio nella totale mancanza di rispetto dell’originale, quasi fossimo tornati ai tempi delle “belle infedeli”, quelle traduzioni tipiche dell’800 ove il traduttore non si limitava a effettuare un passaggio linguistico, ma correggeva e riscriveva l’opera originale in base ai gusti e ai canoni della propria cultura e istruzione. Penso proprio che di questo Advance Wars: Days of Ruin giocherò la versione americana, sebbene sia solito preferire quelle italiane a causa della mia passione per la nostra lingua.

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