Italia vs PEGI
Non credo nelle petizioni. Non credo nemmeno nei referendum, che al di là di tanto rumore molto raramente portano a qualche conseguenza o a qualche cambiamento. Molto più spesso cadono in un oblio da cui non è dato loro rialzarsi. Ci sono però questioni che lasciano un sapore talmente amaro da far risvegliare dubbi e malcontento, riportando così alla memoria quello strumento tanto vituperato e sfortunato che appunto solo le raccolte firme.
Inutile citare da questo punto di vista PetitionOnline, sito su cui penso non valga la pena di spendere troppe parole data la sua intrinseca inutilità. No, voglio parlare di , portale che mi è tanto caro e che ha dato il via a una iniziativa interessante e forse persino lodevole, pur nella sua irrealizzabilità; parlo di una petizione che vuole far registrare quante più adesioni possibili nel tentativo di far discutere a riguardo di un disegno di legge, attualmente in discussione, che tratta da vicino il mondo dei videogiochi nel nostro belpaese. Un disegno che, così come è redatto a oggi, pare più l’ennesimo tentativo di dar vita a lungaggini burocratiche, piuttosto che un modo per studiare e risolvere un fenomeno quale quello della violenza nei videogiochi.
Il DDL (disegno di legge) “incriminato” è il 3014 che si può consultare online qui. Eccone qualche stralcio particolarmente interessante:
L’articolo 7 contiene la disciplina a tutela dei minori nell’uso dei videogiochi. In particolare:
a) ai commi 1 e 2 si intende innanzitutto riconoscere e dare valore al sistema di classificazione europeo dei videogiochi PEGI, che si applica a tutti i videogiochi, indipendentemente dal loro formato, sia online che offline, allo scopo di assicurare ai consumatori informazioni chiare e affidabili che permettano di compiere scelte di acquisto informate e consapevoli. Laddove si dispone al comma 1 che: «I produttori, gli importatori e i distributori, anche attraverso le loro associazioni di categoria, provvedono alla classificazione dei videogiochi, offline od online, utilizzando il sistema di autoregolamentazione europeo riconosciuto», si fa riferimento all’unica associazione di categoria attualmente esistente e denominata Associazione editori software videoludico italiana (AESVI), con la quale il Ministro delle comunicazioni ha avviato un confronto sulle tematiche oggetto della presente disciplina;
b) al comma 3 è previsto l’obbligo per produttori, importatori e distributori di dare la massima visibilità alla classificazione sia sul prodotto sia attraverso i diversi strumenti di pubblicizzazione;
c) al comma 4 è previsto l’obbligo per i soggetti di cui al comma 3 di depositare entro i trenta giorni antecedenti la diffusione una copia del videogioco al Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori, presso il Ministero delle comunicazioni, comunicandone anche la classificazione attribuita;
d) al comma 5 è previsto che il Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori, d’ufficio o su segnalazione, proceda entro dieci giorni dal deposito a effettuare accertamenti sulla corrispondenza della classificazione al sistema di cui al comma 1, e, previa eventuale audizione dei soggetti individuati al comma 3, provveda, se del caso, a proporre all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di richiedere all’organismo europeo a ciò preposto (PCB), la riclassificazione del prodotto, nell’interesse superiore del minore, secondo le categorie già previste dal sistema di autoregolamentazione europeo. L’Autorità, ove ne sussistano le condizioni, provvede entro dieci giorni comunicando le proprie determinazioni anche all’interessato che è avvisato del procedimento di riclassificazione. Nelle more di tale procedimento, non è consentita la diffusione pubblica, la distribuzione o la pubblicizzazione dei videogiochi;
e) al comma 6 si stabilisce l’obbligo per i distributori e per i rivenditori di assicurare che i minori non acquistino o noleggino videogiochi non conformi alla legge;
f) al comma 7 si vieta la diffusione e la pubblicizzazione di videogiochi privi di classificazione;
I punti chiave di questo disegno di legge sono dunque:
- il riconoscimento del PEGI quale strumento di valutazione
- la costituzione di una commissione che si preoccupi di valutare se l’esito attribuito dal PEGI a ciascun gioco sia valido anche per l’Italia
- nel caso in cui il PEGI non venga ritenuto idoneo, sottomissione di una richiesta alla “Autorità per le garanzie nelle comunicazioni” di interrogare il PCB (ente europeo) al fine di rivalutare il gioco per il solo mercato italiano
- il divieto di distribuzione, pubblicizzazione di quei titoli la cui analisi è in corso
- obbligo di informazione e di attuazione dei bollini da parte dei rivenditori all’atto della vendita
- divieto di distribuzione e vendita di quei videogiochi privi di classificazione
Oltre a una evidente contraddizione in termini e significato (non si può riconoscere il PEGI sempre come valido, “salvo decisione contraria”) questo disegno di legge presenta numerosi problemi, legati soprattutto al già labile mercato italiano e alla scena (a me sempre più cara) indipendente.
Innanzitutto i tempi di uscita dei giochi per il nostro mercato si verrebbe a dilatare non poco: dopo infatti aver consegnato al PEGI i loro giochi per la sua valutazione, i distributori dovrebbero successivamente consegnarli alla commissione italiana, la quale dopo 10 giorni si riserverebbe di prendere una decisione. In caso di insoddisfazione data dal lavoro già svolto da PEGI, ci sarebbe una sottomissione alla “Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, la quale a sua volta (in tempi che non si conoscono) entrerebbe in contatto col PCB che dovrebbe rivalutare il tutto. L’intero percorso non è solo burocraticamente inutile (tra commissioni e un ente pubblico che svolgono il lavoro che una sola dovrebbe far bene subito), ma anche potenzialmente dannoso per il mercato italiano, che vedrebbe alcuni giochi uscire con almeno un mese di ritardo rispetto agli altri, favorendo così gli acquisti tramite internet e spostando ulteriormente soldi dal suolo italico verso quelli stranieri.
Un secondo problema deriva dalla non considerazione della scena “indie”, quella che non vive di finanziamenti (non in Italia, perlomeno) e che cerca di autosostenersi scrivendo spesso giochi bellissimi solo nel tempo libero, un po’ come il Game Italian Translation produce le sue traduzioni amatoriali. Ebbene, in mancanza di classificazione, secondo il DDL, non si potrebbe nemmeno distribuire (”sia online che offline”, specifica) questi lavori, e dato che raramente un gruppo indipendente potrebbe disporre dei soldi necessari per esporre il loro prodotto al PEGI (e agli altri enti) quest’ultimi si troverebbero nell’impossibilità di continuare per la loro strada.
Non voglio però sembrare eccessivamente pessimista. La realtà insegna che tra un disegno di legge e la sua realizzazione passano degli oceani: innanzitutto la legge deve essere approvata, e anche una volta che sia stata effettivamente passata al voto è richiesta la stesura di uno o più decreti attuativi che definiscano le modalità, i luoghi e le responsabilità. La forma attuale del DDL può variare anche notevolmente da qui al momento della sua attuazione e molto probabilmente l’AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana), che è stata coinvolta nel dialogo per la riforma, vorrà dire la sua a causa della possibilità di una diminuzione del mercato italiano a favore dell’importazione estera.
In questo scenario, Multiplayer.it ha deciso di aprire una petizione volta soprattutto a rendere partecipi i giocatori di quanto sta accadendo (molti non erano a conoscenza di questo disegno di legge) e a sensibilizzare se non gli enti preposti alla formulazione di nuove leggi, almeno l’AESVI stessa, la quale può successivamente far valere la sua posizione nel decorso delle decisioni legislative. Magari non servirà a granché, magari nessuno se ne accorgerà, ma una firma costa solo due secondi e pertanto “male non fa”. Si spera comunque che alla fine domini la ragionevolezza e che non si penalizzi ulteriormente il nostro (già povero) mercato italiano, soprattutto considerando i notevoli passi giganti fatti nell’ambito della localizzazione che, in caso di arresto di crescita, potrebbe persino subire dei ridimensionamenti. Qui però sto sfociando nelle peggiori ipotesi dettate da un mio personale timore per la lingua italiana nei videogiochi per cui mi “batto” ormai da quasi 5 anni.
Ritornando con i piedi per terra, chiudo qui questo post con l’intenzione di tornarvi in tempi più maturi per trarre le conclusioni di questa storia.
P.S. La mia firma è la numero 62!


Hi
It’s better to put source link.
Hi, source link is over the image on the right upper corner. Anyway, even source contents are in italian language.
ma che cose ?
Ciao manasseh,
potresti argomentare la tua domanda? Non si capisce a cosa tu ti riferisca (quali “cose”)?