Game design: solo per adulti?

Quest’oggi sono venuto a conoscenza di un’iniziativa che mi ha davvero colpito, sebbene alla radice non presenti una vera e propria “novità”, al punto da decidere di parlarne anche sul mio Diario. Un insegnante delle elementari di Trenton (New Jersey, USA), tale Giancarlos Alvarado, ha deciso di coinvolgere i suoi studenti di 10 anni in un progetto circa lo sviluppo di un videogioco, dalla fase iniziale di design a quella finale di realizzazione. Naturalmente è improbabile parlare di finalizzazione in questo caso, dato che stiamo parlando di bambini che difficilmente avranno le capacità tecniche per portare avanti ogni aspetto che la loro fantasia riuscirà a concepire, ma l’intero “esperimento” presenta tanti aspetti interessanti.

I bambini di oggi, a differenza di quelli di un alcuni anni fa, crescono con una maggior conoscenza dei videogiochi: console e PC ormai sono diffuse ad ampio spettro in molte fasce della popolazione, e di conseguenza la possibilità che un bambino cresca a contatto con i videogiochi è elevata. Addirittura, alcuni studi recenti esponevano uno spostamento dell’attenzione dei giovani dalla televisione (vera baby-sitter per tanti di noi da piccoli) al computer o alla console, il che non può che far piacere dato che comunque il media ludico prevede un’interattività che può essere più utile alla crescita della passività che la tv impone ai suoi spettatori.

Game design: solo per adulti? 1

Porre dunque un bambino non solo nel ruolo di giocatore (spettatore interattivo), ma addirittura di ideatore è un modo per stimolare ulteriormente la sua creatività, non più limitata alle idee di qualcun altro (un game designer, per l’appunto). E’, insomma, un modo per non porre solo l’attenzione davanti allo schermo, bensì dietro, in quel complesso palcoscenico che cela lo spettacolo vero e proprio. E’ un guardare cosa c’è oltre le quinte, incrementando così il coinvolgimento e l’interattività.

Naturalmente non ci si deve aspettare un risultato, dato che esso non è necessario: sebbene infatti Giancarlos Alvarado abbia deciso di utilizzare per la creazione dei suoi studenti RPG Maker (il cui utilizzo è estremamente semplice grazie alla sua limitazione al 2D e grazie a un enorme numero di assett grafici già pronti da usare in ogni occasione) il vero fulcro di questa attività è l’ideazione, la progettazione… seppur anche solo su carta. E’ qui che infatti il bambino viene spinto a ideare qualcosa con la sua mente, e non tanto nella “mera” realizzazione tecnica.

Game design: solo per adulti? 2

In senso stretto, comunque, questa iniziativa come dicevo sopra non è nuova: tutti noi alle scuole elementari abbiamo svolto progettini, ideato recite scolastiche o cose simili. L’idea quindi di far ideare un videogioco, piuttosto che altro, è un modo per prendere quanto esisteva già e spostarne l’attenzione, rinnovando quindi il sempre mutevole interesse delle nuove generazioni.

Chi volesse saperne di più su questa iniziativa, qui è possibile trovare un articolo pubblicato dallo stesso insegnante, ove viene illustrato il suo progetto e ciò che spera di conseguire tramite di esso. Se avrà successo o meno lo si vedrà col tempo, ma secondo la mia opinione è qualcosa che meriterebbe di essere presa in seria considerazione anche presso altre sedi.

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