Il punto trainante
L’atmosfera quanto è importante in un’opera letteraria, cinematografica o ludica? Recentemente mi è capitato di pormi questa domanda davanti a un mio crescente interesse verso certi tipi di atmosfere e background, vere e proprie fornaci di creatività messe a disposizione del “malcapitato” di turno che può fantasticarvi sopra raggiungendo lo scopo ultimo di ogni autore, ovvero ingannare lo spettatore fino a farlo sentire parte dell’opera stessa. E’ innegabile per me che il fascino di un’idea possa essere superiore all’idea stessa o, meglio, alla sua realizzazione pratica. Se essa sa attrarmi, interessarmi, allora sono pronto a chiudere un occhio su ciò che la circonda, seppur sempre nei limiti del ragionevole, e a farmi trasportare da essa. Ci sono vari e variegati esempi che nel presente danno forma a queste affermazioni, ma qui mi preme sottolinearne due (con una piccola riserva finale): Hellgate: London e Abarat.
Hellgate: London è il primo videogioco dei Flagship Studios, software house nata dalle ceneri di un passato che affonda le sue radici in Blizzard, ai tempi di capolavori quali gli indimenticabili Diablo, Warcraft e Starcraft. La genialità di questi autori si rispecchia nella loro opera e in particolare nella sua ambientazione a metà tra il futuristico e il gotico. Tutto ha origine da una Londra in versione oscura che ricorda per certi versi quella di alcuni Dylan Dog, una Londra invasa da demoni e mostri che hanno ridotto in cenere ogni suo monumento e costretto i cittadini a nascondersi nelle profondità dell’Underground. Il tema in sé a una prima analisi potrebbe non sembrare eccessivamente originale, ma ciò che lo rende intrigante non è tanto questo, quanto il modo in cui tutto è stato amalgamato. Il filmato iniziale (che ripropongo qui sotto) credo fornisca un’idea piuttosto chiara del mio pensiero.
Abarat è un romanzo di fantasia scritto da un eccezionale Clive Barker, scrittore che riesce sempre più a distinguersi per la sua creatività, oltre che per la sua capacità di affrontare temi molto distanti tra loro. Dopo essersi fatto conoscere attraverso varie opere dalla inquietante natura (tra cui i racconti racchiusi nei “Libri di sangue”) è stato in grado di affacciarsi a un media nuovo e complesso come quello ludico ed è riuscito a dedicarsi a qualcosa per lui completamente nuovo, ovvero la narrativa per “ragazzi”. Etichette a parte, è riduttivo definire Abarat solo come un libro per ragazzi dato che è probabilmente più indicato per gli adulti (i quali potranno coglierne aspetti molto maturi), ma certamente questo romanzo ha vari aspetti che possono alimentare anche la fantasia di un giovane. In poche parole, quest’opera di Barker si potrebbe definire come un gotico “Alice nel paese delle meraviglie”: la protagonista è dunque una ragazzina che si trova a vivere varie vicissitudini in un mondo parallelo al nostro, ove persino le cose più ovvie (come il trascorrere del tempo) vengono mutate, trasformate in qualcosa di imprevedibile e unico.
Hellgate: London e Abarat non sono opere prive di sostanza (seppur da un punto di vista ludico il primo risenta di alcuni difetti), ma sono caratterizzate da un’atmosfera molto forte, quasi predominante, al punto che la si percepisca come vero punto trainante che potrebbe (e può) anche sopperire ad alcune mancanze. Questi due non sono comunque i soli casi sui quali mi è capitato di riflettere: a tal proposito avevo dedicato un post di questo Diario alla forza comunicativa di S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, titolo che basa sicuramente il suo successo più sul “contorno” che sulla sostanza vera e propria, lacunosa sotto alcuni punti di vista.