Il traduttore, etimologia e figura
Chi è il traduttore? L’origine etimologica del termine affonda le sue radici in “traditor”, che in lingua latina assume principalmente due significati:
- Traditore, chi consegnava i libri sacri alle autorità durante le persecuzioni anticristiane
- Maestro, chi trasmette le Scritture
Sebbene sfogliando i dizionari sia possibile trovare entrambe queste voci, in realtà si presume che in origine il termine avesse solo l’accezione che oggi pare secondaria, ovvero quella indicante un’attività di trasmissione e trasferimento, e che il tradimento sia stato un significato aggiuntosi solo in tempi successivi. Secondo infatti alcune fonti storiche, la negatività del termine deriva da un episodio verificatosi in epoca severiana, quando alcuni vescovi e fedeli consegnarono ai magistrati simboli sacri appartenenti al cristianesimo. La trasmissione divenne così anche simbolo di inganno.
Questo significato venne successivamente indicato anche per l’azione che il traduttore fa subire all’opera originale durante il proprio intervento: non una semplice trasmissione, ma una vera e propria trasformazione che in qualche modo “tradisce” la forma originale.
Se “traditor” ha dato origine alla terminologia attuale, “interpres” è invece il termine che gli antichi latini utilizzavano nel loro linguaggio corrente per indicare l’attività di “versione” (la traduzione, appunto, in quanto tale non esisteva ancora), sia scritta che parlata, senza distinzione alcuna. Quando i francesi in epoca rinascimentale ebbero necessità di attribuire delle parole ben precise ai diversi ruoli, distinsero così il “translater” dal “interprète” (o anche “truchement”), dando vita alle radici moderne.
Analizzando il discorso da un punto di vista meno terminologico, il traduttore è una figura poliedrica la cui natura non è sempre ben definita: non è infatti richiesto che abbia le stesse doti letterarie dell’autore che traduce, né potrebbe averle dato che ciascuno scrittore possiede caratteristiche mai del tutto riproducibili. La condicio sine qua non è semmai rappresentata dalla comprensione sia dell’opera, sia dell’autore che si sta affrontando. Ascoltando lo scritto, in particolar modo la sua ritmica, e conoscendo la produzione letteraria della persona che lo ha prodotto si può infatti avere una più chiara e ampia visione, sulla quale procedere passo dopo passo.
Pur comunque disponendo di tali conoscenze, un traduttore non si può dire completo in mancanza di altri requisiti, in primis un’ottima conoscenza linguistica e una buona padronanza di figure etimologiche proprie del linguaggio dal quale si opera.


La somiglianza “traditor - traduttore” è senza dubbio suggestiva, ma ho dei dubbi che il secondo termine derivi direttamente dal primo. Le mie fonti (Piangiani e Bianchi-Lelli), mi danno come origine etimologica di “tradurre” il verbo latino “traduco”, nel suo significato di “far passare”, “condurre di là”.
A tale verbo, seppur ritrovabile in Gellio (…”vocabulum Graecum in linguam Romanam traducere.”), ne erano tuttavia preferiti altri (sempre nell’ambito del “volgere in altra lingua”), quali: “converto” e “transfero” (da cui l’inglese “translation”). Giustamente hai scritto che il termine latino per “traduttore” è “interpres”.
“Traditor” deriva invece da “Trado”, nel suo significato di “consegnare” e “tramandare”. Abbiamo così il Traditor = Traditore (”colui che consegna”, come troviamo anche in Tacito, I-II sec. d.C - Settimio Severo verrà dopo). Gli scrittori ecclesiastici davano al termine anche il significato di “maestro” (”colui che trasmette, che tramanda”).
Nonostante il detto popolare reciti “Traduttore, traditore”, la mia tesi è quindi che i due termini abbiano origini etimologiche ben distinte.
L’origine del termine molto probabilmente si deve in effetti ad altre terminologie, e certamente i latini si rifacevano a termini quali “interpres”, ma trovo molto interessante la tesi del “traditor” associato alla figura del traduttore in epoche successive. Una tale visione in effetti potrebbe combaciare con la concezione tipica dell’epoca rinascimentale, quando si venne meglio a definire la differenza tra traduzione letterale (poi nota come “mot à mot”) e traduzione in base al significato (”libre”). Vari autori di quell’epoca vedevano di fatto nell’opera del traduttore un tradimento nei confronti dell’originale, innescando un dibattito che proseguì per svariati anni (e in qualche modo continua anche oggi).
La stessa visione appartiene a Piero Ceccucci, Professore di letterature portoghese e brasiliana, nonché curatore e traduttore di alcuni libri, il quale scrive:
Anche Ceccucci ammette che l’origine del termine si deve al concetto di “trasmettere”, “trasferire” (”traduco”), ma non esclude l’associazione con “traditor” intravedendo un nesso logico nell’attività del traduttore.
Se dovessi comunque riconsiderare ora quanto ho scritto nel post sopra, devo dire che evidenzierei maggiormente l’aspetto suggestivo della derivazione, lasciando al contempo valido il collegamento.
Bisognerebbe chiedere al professor Ceccucci se dicendo “nell’etimologia latina” si riferisse a “traditor” o a “traduttore”.
A mio avviso, comunque, una singola intervista risulta una fonte un po’ debole per sostenere un’affermazione (soprattutto quando testi specializzati sembrano smentirla). Non voglio far polemica, anzi: l’articolo del “Diario” mi ha stimolato ad informarmi meglio sull’argomento.
Ave atque vale
Devo ammettere che io stesso, dopo la stesura del post, ho riconsiderato la questione sotto un differente punto di vista. L’aspetto “leggendario” è certamente intrigante da un punto di vista prettamente semantico, in quanto ritrovo nel legame “traduttore-traditor” alcune delle visioni storiche, in un certo qual senso simile a quella cara a Johann Wolfgang Goethe, che disse:
Oppure a quella di Miguel de Cervantes:
La divisione tra traduzione letterale e “di significato” hanno evidenziato proprio la paura di non poter rendere giustizia all’originale, dando ulteriore significato al possibile “tradimento”.
Al di là di queste considerazioni, da un punto di vista più realistico non mi è però possibile non pensare che il vero legame sia come anche da te stesso indicato.