Washington Nationals
Non è facile o banale scrivere un diario di viaggio. Io non l’ho mai trovato tale. Quando si vedono posti, culture, volti ed espressioni che sono nuovi, il tutto magari accompagnato da alcuni buoni amici, si provano un insieme di emozioni che non è facile mettere per iscritto. Ancora meno se lo si fa a mente fredda svariati giorni dopo tali eventi. Peggio ancora se a distanza di mesi. Dopo esser stato a lungo diviso tra il desiderio di raccontare a questo diario il mio ultimo viaggio negli Stati Uniti e la promessa che avevo fatto alla sua creazione (di evitare argomenti eccessivamente personali), ho deciso giusto di raccogliere qualche foto di un evento particolare, un momento in cui vivere da vicino le usanze di un popolo che non si può dire sconosciuto (soprattutto grazie ai mezzi televisivi), ma che visto dal vivo suscita emozioni del tutto differenti. Sto parlando di una partita di baseball, sport nazionale negli USA che attira persone da ogni dove.
La partita a cui ho avuto la fortuna di assistere oltre due mesi fa vedeva coinvolti i Washington Nationals (squadra di casa) e i Philadelphia Phillies, partita conclusasi per 2 a 4 per gli ospiti. Ciò che mi ha colpito di questo evento non è stato l’atto sportivo in sé, quanto la sua cornice, i suoi colori e le sue animazioni che circondavano il campo di gioco. I veri protagonisti erano per me gli spettatori, non i giocatori, per quanto interessante potessero essere le loro movenze, i loro gesti e le loro azioni.



Il modo in cui gli americani concepiscono lo sport (almeno nel caso sopra citato) è, al pari di molti altri eventi di spettacolo, paragonabile al puro e semplice divertimento. Non è dunque il tifo a comandare gli spettatori e per quanto possano essere legati alla loro squadra del cuore (e lo sono per davvero) il divertimento pare sempre venire prima dall’evento, e solo dopo da una eventuale vittoria. Animazioni, festeggiamenti e cori (sempre guidati dal personale dello stadio) sono festosi e mai offensivi, quasi innocenti nella loro natura spontanea e goliardica: i fuochi di artificio al verificarsi di un homerun (quando la palla viene scagliata fuori campo dal battitore della squadra che attacca), il lancio di magliette con alcuni innocui bazooka, i pupazzi delle mascotte che ballano in campo, l’inno nazionale a inizio partita… sono tutti caratteri di questa particolare visione americana.
Ciò che mi ha spinto a ripercorrere con la mente quei momenti è stata una discussione con un amico, scoperto appassionato di baseball e tifoso dei New York Yankees, altra famosa squadra di questo sport (seppur in una lega differente da quella dei Nationals e dei Phillies). Ho così avuto modo di ritornare su quel sedile dello stadio di Washington a respirare la stessa aria di allora e a sentirne gli stessi suoni, e questa volta non ho potuto esimermi dal raccontarne anche qui.

