Index Translationum
La traduzione è una componente fondamentale di ciascuna cultura moderna, dato che permette un’ampia divulgazione della cultura che altrimenti rischierebbe di essere confinata nei confini nazionali ove nasce e cresce. Nel comprendere però come si sia potuti arrivare a un tale livello di diffusione (oltre che da un punto di vista più storico, sul quale si è già trattato in questo post) è utile disporre di dati statistici quali ad esempio il numero di opere tradotte anno dopo anno, paese per paese. E’ proprio per adibire a questo scopo che l’UNESCO ha costruito un apposito database di raccolta dati, il cui nome è piuttosto esplicativo: Index Translationum. Visitandone il sito è possibile effettuare determinate interrogazioni al fine di evidenziare evoluzioni del mercato e della sua capillarità nelle varie nazioni: numero di copie tradotte, autori, editori e via dicendo sono infatti tutti dati liberamente a disposizione di chiunque.
Purtroppo tali dati compaiono spesso incompleti, in quanto si basano su indici effettuati da ciascun singolo paese, il che ha portato a ridondanze o addirittura a mancanze che non permettono di definire vere e proprie teorie sulla crescita del fenomeno traduttivo. Tramite i suddetti numeri è però possibile farsi un’idea (pur sommaria), scoprendo così quanto sia cresciuto il numero di opere tradotte dall’inglese verso altre lingue, oppure un numero piuttosto costante di opere localizzate nel nostro belpaese, o altro ancora.

Analizzando la situazione italiana, si scopre pertanto quando segue:
- 1976 [388], 1977 [1970], 1978 [2170], 1979 [1912]
- 1980 [2313], 1981 [1887], 1982 [233], 1983 [127]
- 1984 [298], 1985 [297], 1986 [2347], 1987 [2252]
- 1988 [2282], 1989 [806], 1990 [456], 1991 [1316]
- 1992 [2559], 1993 [2093], 1994 [2906], 1995 [2585]
- 1996 [2196], 1997 [2616], 1998 [2826], 1999 [3083]
- 2000 [2413], 2001 [2798], 2002 [2458], 2003 [2586]
- 2004 [743], 2005 [7]
Questi dati (seppur palesemente incompleti in varie annate, tra cui il 2004 e il 2005) mostrano come l’interesse verso le opere straniere sia stata quasi sempre, in epoche recenti, una caratteristica della nostra cultura. Lasciando il territorio italico, altre stime riportate nell’Index Translationum evidenziano come la divulgazione di opere originariamente in lingua inglese sia stata sempre in costante crescita.
Al di là di quelli che comunque sono i dati odierni (comunque prevedibili, in ottica di crescita del fenomeno) sarà interessante vedere come si evolverà tale database nel corso degli anni, soprattutto per quanto riguarda le lingue d’origine dalle quali si effettueranno le traduzioni.


Dell’indice UNESCO sono probabilmente più attendibili le stime di alcune importanti agenzie di indagine come ABI o IDC, ma anche Common Sense Advisory, che attribuiscono all’industria GILT mondale un valore pari a quello dell’industria mondiale della bicicletta.
Dalle ricerche ABI è emerso poi che l’editoria copre meno del 5% dell’intero mercato e che segue stimoli del tutto diversi dal resto.
Per quanto riguarda infine un quadro storico della traduzione, oltre al già citato classico di Mounin, consiglio la lettura di “La teoria della traduzione nella storia” di Siri Nergaard per Bompiani e la tesi di laurea di Monica Colasante pubblicata sul sito del Gruppo L10N.
Salve Luigi,
ancora una volta mi sento in dovere di ringraziarla per i preziosi suggerimenti che mi fornisce, fonte di nuovi stimoli per me. Sarei interessato a visionare i dati in possesso di ABI o IDC, ma a tal proposito mi domando se siano pubblici o meno.
In quanto ai libri, devo dire che sto leggendo con grande piacere il libro di Mounin, un’opera dotata non solo di un’ottima dialettica ma anche estremamente interessante dal punto di vista dei contenuti. Sicuramente cercherò di approfondire questo aspetto anche in altri libri.
Un saluto,
Marco