Il primo nato

Gli scritti di Clive Barker, insieme a quelli di Edgar Allan Poe, sono tra i più visionari che mi sia capitato di leggere: un horror che inizialmente potrebbe sembrare simile a quello di Stephen King, ma che in realtà di scopre presto essere ancor più estenuante, ancor più cupo e opprimente. Mi è bastato leggere qualche brano dei suoi “Libri di sangue” per aver chiaro quale fosse la visione di Barker. Una visione che si riflette anche nelle sue creazioni nel campo dei videogiochi: Clive Barker’s Undying, uscito svariati anni fa e a cui sono particolarmente legato sia perché ha saputo emozionarmi, sia perché ha dato i natali al Game Italian Translation, e Clive Barker’s Jericho.

Sulla genialità che permeava il primo ci sarebbe molto da dire, ma non è su di esso che voglio concentrarmi ora, quanto sulla più recente creatura dello scrittore horror, ovvero Jericho. Quest’ultimo gioco ho avuto modo di provarlo i giorni scorsi grazie alla demo pubblica che ne è stata pubblicata. Una demo che offre la possibilità di provare il gameplay e le atmosfere all’interno di un breve livello che lascia certamente un sapore amaro di quelli che non si capisce se piacciano o meno. La storia su cui si basa Jericho si ispira al mito del “primo genito”, ovvero quella che secondo alcuni testi gnostici e apocrifi dovrebbe essere la prima creatura che ha popolato il nostro mondo, ancor prima di Adamo. Nell’immaginario di Jericho, questa creatura starebbe per tornare ed è per questo che il giocatore, a capo di una squadra di tre persone, indosserà i panni di un guerriero dotato di poteri soprannaturali con lo scopo di impedire che ciò avvenga. Questo background fornisce il leit-motiv del gioco e delle sue ambientazioni, generalmente claustrofobiche e piene di effetti grafici degni di un film splatter.

L’atmosfera di Jericho pare dunque sufficientemente curata (pur senza una ricerca nel campo dell’horror raffinata come quella di Undying), e per sua fortuna è accompagnata da un gameplay che si rivela ancor più interessante. Il gioco di squadra non lascia spazio a raffinate tecniche offensive, ma ciò nonostante è davvero divertente e offre al giocatore un punto di vista differente da quello del solito FPS (solitario o di squadra che sia). Anche il controllo dei personaggi contribuisce a questo quadro: la possibilità di passare da un’arma all’altra (braccio sinistro e braccio destro) o ancora di utilizzare uno dei poteri in proprio possesso, da al giocatore la sensazione di essere parte dell’azione, meglio di altre combinazioni più “asettiche” viste in passato.

Al di là di tutto, ci sono comunque anche altre considerazioni da fare su questo gioco: l’atmosfera di tensione non è ben ricreata come ci si sarebbe aspettati dal genio di Barker. Non si ha infatti quasi mai la sensazione di essere davvero in balia del nemico, di essere in pericolo, e questo sia a causa della potenza (di fuoco e non) del personaggio che si controlla, sia perché anche nel caso esso morisse è possibile passare automaticamente a uno degli altri combattenti del team, riprendendo esattamente da dove si era caduti, senza interruzione di sorta. La sensazione è dunque quella di essere forti (quali poi in effetti si è) e quindi di poter affrontare quasi tutto si pari davanti… una sensazione molto distante da quella provata in Undying dove invece ci si sentiva costantemente oppressi.

Un’ulteriore nota di rammarico viene infine dai “quick time event”, ovvero sequenze scriptate dove si deve premere il tasto giusto al momento giusto, pena morte del proprio personaggio. Questi “qte” sono ormai una tecnica piuttosto usata (o abusata) all’interno dei giochi visto che permettono l’inserimento di azioni che altrimenti il giocatore non potrebbe intraprendere con i normali controlli. Sono però anche momenti talmente guidati, e che richiedono una precisione millimetrica, da risultare per me solitamente più un inframezzo fastidioso, piuttosto che un vero momento di gameplay, quasi si trattasse di un filmato da vedere.

Va da sé comunque che tutti questi giudizi sono tratti solo dalla demo, e quindi come tali sono e restano assolutamente parziali. Dato l’interesse per questo gioco, cercherò di venire in suo possesso quanto prima, di modo da magari riuscire a completare quanto scritto qui sopra con un’analisi un pelo più approfondita.

Non ci sono commenti a questo post

Lascia un commento