Traduzione e saggi
Settembre è spesso un mese pieno di impegni: il ritorno ai ritmi quotidiani, dopo il più rilassato periodo estivo, comporta infatti un rinnovato spirito e una nuova voglia nel dedicarsi a determinate attività, soprattutto quelle legate alla sfera passionale. E’ così che in questi giorni sono tornato a occuparmi della revisione della Guida introduttiva alla traduzione di videogiochi per PC, sulla quale non mancheranno novità a seguire su questo blog nell’arco delle prossime settimane. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.
L’interesse per la materia delle traduzioni mi ha portato a cercare documentazione a riguardo in mezzo a biblioteche e librerie. Non so perché non l’avessi fatto prima, sebbene comunque avessi già indagato ampiamente internet alla ricerca di tutto ciò che riguardasse da vicino questo argomento. Sia come sia, ho trovato sin troppi libri interessanti, al punto tale che ho dovuto cercare di effettuare una cernita, basata sui colophon, sulle copertine e sulle sensazioni che mi dava un saggio piuttosto di un altro.
Sono arrivato così a scegliere i seguenti libri:
- Teoria e storia della traduzione, di Mounin Georges (Einaudi - 2006)
Il problema teorico e pratico della traduzione ha un’importanza straordinaria nel mondo contemporaneo. Nella vasta opera di ricerca che su tali problemi vede impegnati, oltre ai traduttori stessi, linguisti, logici e matematici si sentiva l’esigenza di uno studio che, sintetizzando i risultati di discipline diverse, offrisse un quadro della comunicazione interlinguistica. Con questo suo libro Georges Mounin tratta in modo sistematico i problemi della traduzione: dopo alcuni precisi cenni storici e un panorama delle più importanti teorie moderne della traduzione, l’autore esamina gli aspetti linguistici generali di semantica, stilistica, etnografia e teoria della comunicazione. E infine, dopo uno studio sulle varie forme di traduzione (la traduzione letteraria, poetica, teatrale, tecnica, ecc.; il lavoro dell’interprete; le macchine per tradurre), viene indagato lo status giuridico, professionale e culturale del traduttore. Il libro rivela così una particolare capacità di illuminare il problema concreto del tradurre con le più moderne e fondate teorie scientifiche.
- Traduzione e qualità. La valutazione in ambito accademico e professionale, di Osimo Bruno (Hoepli - 2004)
Il volume è dedicato all’ultima parte del processo di traduzione ovvero la vita del testo tradotto. La valutazione della traduzione è un processo che riguarda tanto l’ambito didattico universitario, che quello del mercato della traduzione. Il testo risponde alle esigenze della valutazione tenendo conto della natura essenzialmente descrittiva della scienza della traduzione. Sono descritte le norme sulla qualità della traduzione esistenti in molti paesi in vista di una loro applicazione anche in Italia. Il volume offre diversi spunti sulla critica della traduzione proponendo un modello per l’analisi comparativa prototesto-metatesto.
- Traduzione come doppia comunicazione. Un modello SensoTesto per una teoria linguistica della traduzione, di Prencipe Vittoria (Franco Angeli - 2006)
Il modello traduttivo presentato all’interno del volume si fonda sui risultati di alcune delle discipline che maggiormente hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo di teorie della traduzione, la linguistica generale, la linguistica testuale, la semantica, linguistica e formale. Si tratta, più nello specifico, di un modello Senso.Testo, fondato sull’ipotesi che il processo traduttivo sia definibile come un duplice atto comunicativo, e applicato ad esempi tratti dalle lingue classiche.
Queste tre opere, in mezzo a un mucchio molto più numeroso, hanno saputo attirare la mia attenzione in virtù di alcuni aspetti. Il primo si pone in un ottica molto simile a quella a cui ho sempre desiderato avvicinarmi, ovvero un’analisi storica seguita da uno studio sui mezzi traduttivi e sulle forme espressive. Sono curioso di vedere quale approccio sia stato usato nell’affrontare tale discorso, ma soprattutto su che piano siano stati sviluppati i legami tra la storia e l’attualità (aspetto che io trovo molto importante, se non fondamentale).
Il secondo saggio ha una visione molto differente dal primo, se non addirittura opposta. Non si occupa infatti dell’atto traduttivo, ma si concentra su tutto quello che concerne l’impatto finale, il responso dato dal lettore, ovvero il fine ultimo di una tale opera. Pertanto, pur con tutte le analisi semantiche/linguistiche precedenti alla traduzione, il testo risultante rispetta i canoni? E’ adatto al contesto? Solo rispondendo a queste domande si saprà se si ha commesso degli errori, ed eventualmente dove.
Infine, il terzo libro torna sulla questione tratta dal primo, ma con un’ottica diversa: il fulcro dell’attenzione è infatti ora incentrato sul significato di traduzione, su cosa comporti un passaggio concettuale da una forma linguistica a un’altra. Non si parla quindi solo di regole e canoni, ma di un processo comunicativo che coinvolge autore e traduttore, entrambi protagonisti (pur con le dovute e ovvie differenze di ruolo) di un risultato finale che ha lo scopo di trasmettere (comunicare, per l’appunto) qualcosa al lettore.
Per leggere tutto questo ci vorrà tempo, ma la passione non mi manca e non ho intenzione di iniziare a negarmi il piacere derivante dalla lettura. Se poi si tratta di unire questo piacere, alla passione della traduzione…