Recensioni per gioco: Two Worlds (PC, Xbox 360, PS3)
Il mio impatto con Two Worlds è stato piuttosto strano. Dopo infatti aver solo sentito qualche news qui e là in giro per il web, senza però aver davvero capito di cosa si trattasse, mi sono imbattuto in questo gioco a causa la sua traduzione ufficiale, curata dal Game Italian Translation per conto di Zuxxez Entertainent. Le prime vere notizie le ho quindi ricevute a lavori in corso, scoprendo che quello che era un titolo che non mi aveva ancora suscitato alcun vero interesse, era in realtà qualcosa di davvero molto promettente. Ancora però non avevo chiaro quanto mi sarebbe potuto piacere giocandolo.
Two Worlds appartiene alla categoria a me cara degli RPG, e per la precisione degli action-RPG, genere caratterizzato da una forte componente d’azione. Al pari di Gothic (ottimo esponente) possiede infatti le tipiche prerogative di un classico gioco di ruolo, con punteggi, statistiche, livelli e quant’altro si sia soliti trovare in questo genere, il tutto con l’aggiunta di sezioni di combattimento dove non sono solo le abilità del personaggio a contare, ma anche quelle del giocatore. Questo aspetto di solito fa storcere il naso ai “puristi”, coloro secondo i quali un RPG non dovrebbe fare alcun conto sulle abilità del giocatore, ma solo ed esclusivamente quelle del personaggio interpretato aumentando così la percezione di interpretazione di un ruolo. Personalmente ho sempre pensato che entrambe le strade fossero molto valide e che l’inserimento di componenti d’azione non sia davvero decisiva nella fase di immedesimazione, dove piuttosto sono decisivi altri fattori come la storia, il background, l’interazione con l’ambiente e (soprattutto) la libertà di scelta.

L’uscita di questo gioco non è stata priva di contrattempi: la versione scatolata per PC, giunta nei negozi prima dell’inizio dell’estate, era infatti pressoché incompleta, non solo per quanto concerne il sovraffollato numero di bug presenti, ma anche e soprattutto per quanto riguarda il gameplay e la grafica. Era davvero una beta vera e propria, rilasciata più per necessità di tempistiche che per vera conclusione dei lavori, tant’è che nel corso di questi mesi sono state rilasciate ben 5 patch, di cui l’ultima dal riguardevole peso di oltre 1 Gb. Avendo però io acquistato il gioco all’uscita, ho avuto modo di veder evolversi il gioco aggiornamento dopo aggiornamento, sino al risultato dell’ultima versione, la 1.5! Ed è cambiato davvero molto.
E’ stata notevolmente migliorata la grafica, con l’introduzione di nuovi effetti grafici, una miglior personalizzazione e prestazioni più costanti. E’ stato migliorato il gameplay, con nuove armi, un nuovo bilanciamento dell’intelligenza artificiale e alcune correzioni della traduzione. E’ stato persino migliorato l’ambiente di gioco, con un completo rifacimento dei volti dei personaggi (protagonista compreso) vera nota dolente della versione inscatolata che, per qualche motivo strano) aveva delle rappresentazioni non solo irrealistiche, ma persino un po’ caricaturali, segno di un design iniziale non del tutto “ispirato”.
Il tutto coincide con l’arrivo (finalmente) della versione Xbox 360, in vendita nei negozi nell’arco di queste giornate, e con un possibile rumor circa una prossima uscita anche su PlayStation 3. Ci sono naturalmente alcuni dettagli tecnici ancora da correggere e limare (la versione Xbox 360 soffre ancora di rallentamenti), ma il più è ormai stato fatto e finalmente Two Worlds riesce a farsi apprezzare senza troppi problemi.
E’ in questo scenario che infatti ho ricominciato da capo a giocarci, provando nuove vie e godendo di ogni miglioria apportata sin qui. E a proposito del gioco?
Two Worlds non è un gioco facile, come non è facile un Gothic. Ci vuole tempo per capirlo, per entrare nell’ottica degli autori e iniziare a farsi trasportare (ancora una volta) dal suo fantasy “medioevaleggiante”, da uomini, nani, elfi e mostri di varia natura. L’impatto può scoraggiare soprattutto un utente meno smaliziato che sia alla ricerca di qualcosa di veloce e subito divertente: Two Worlds non è questo, non è un’esperienza da una decina di ore in cui buttarsi subito nel mezzo dell’azione come in un film Hollywoodiano. E’ un RPG, e come tale richiede di essere compreso per bene.
Superato però lo scoglio iniziale (con una presentazione che comunque avrebbe potuto essere in effetti curata meglio), al giocatore si apre il mondo vasto di questi “due mondi”, un mondo con un universo di missioni da svolgere e di posti da scoprire… a patto però di poterci spendere sopra, perché (come un buon libro) non è adatto a essere dimenticato in un angolino per essere ripreso a mesi di distanza.
E’ quindi il gioco perfetto? No, proprio no. Nonostante gli aspetti che lo elevano a buon gioco siano tanti, vi sono vari difetti che minano soprattutto la sua natura ruolistica, la cui maggior causa risiede nelle componenti action. Non è uno degli RPG più profondi che si siano visti, sia come temi che come profondità del mondo in cui ci si trova a muoversi. I personaggi risultano un po’ spenti e poco ispirati, non ci viene data l’occasione di documentarci (manuale a parte) davvero sulle origini di questo mondo, e in generale non si affrontano temi complessi e maturi (come invece fa, ad esempio, The Fall: Last Days of Gaia). Anche l’interfaccia presta il fianco ad alcune critiche, in primis il questlog, vero punto debole di tanti RPG e qui poco maneggiabile anche a causa delle sue ridotte dimensioni.
E’ comunque un gioco che secondo me vale la pena di provare e, nel caso se ne venga rapiti, da cui farsi trasportare. Ieri sera ci sono rimasto su tre ore senza nemmeno rendermene affatto conto. E questo in un gioco, il cui scopo ultimo è di divertire trasportando il giocatore in un universo parallelo, significa davvero molto.


Un’aggiunta a quanto scritto sopra. L’edizione PS3 è un po’ più di un rumor, e il suo nome (attualmente ancora provvisorio) è Two Worlds Temptations!