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Gli albori del Game Italian Translation

Oggi mi voglio dedicare, a differenza degli altri giorni, a un po’ di storia del G.I.T.! In effetti era un’idea che mi era venuta qualche giorno fa, e che volevo intraprendere per far capire maggiormente chi siamo, e come siamo arrivati sin qui. D’altronde lo scopo per cui avevo creato questo diario era proprio quello di cercare di mostrare quel lato invisibile di un gruppo (variegato) come il nostro. Dividerò però questo appuntamento in due parti: la prima dedicata alla nascita (merita davvero una trattazione a parte), l’altra sulla crescita del gruppo nei quasi 2 anni e mezzo di vita (tanto è passato da quando è nato).
Tutto ebbe inizio in una fredda mattina di gennaio del 2003 (ero indeciso se iniziare con “c’era una volta…”), il 17, per la precisione. Era una di quelle mattine dove non mettere fuori il naso per evitare di congelarselo, e poi la sessione invernale degli esami si avvicinava minacciosamente e (come sempre) il tempo scarseggiava. Una di quelle mattine, insomma, da restare in casa al calduccio!
Studiare tutto il giorno è però qualcosa che il nostro protagonista non sapeva, né ha mai saputo fare. Serviva un po’ di svago per staccare la mente. E allora, guardandosi in giro alla ricerca di qualcosa di interessante, posò gli occhi su Clive Barker’s Undying (non starò a spiegare perché questo gioco sia così unico… chi l’ha provato saprà).
Così, preso da questo slancio, reinstallò quell’autentico capolavoro e rimise i logori panni di Patrick Galloway per ritornare in quel luogo oscuro e sperduto. Ma al nostro protagonista piace l’italiano: non è che non conosca l’inglese, ma gli piace rilassarsi rifugiandosi nella propria lingua madre. Purtroppo Galloway parlava solo inglese…

Leonardo Da Vinci

Ecco l’idea, sorta di incipit per la narrazione di un nuovo (minuscolo, per carità) capitolo: è possibile tradurre un gioco? Non ne era sicuro, ma ricordò nettamente di aver letto qualcosa di simile su una rivista, qualcosa che parlava di un gruppo che stava traducendo Final Fantasy VII (altro gioco che lui adorava, ecco perché la notizia l’aveva colpito). Dunque era possibile! Ma come?
Presa la decisione, non gli restava altro che procedere: eccolo quindi alle prese con i file del gioco, alla ricerca di qualcosa di sensato, anche solo di un minimo indizio che desse spazio di respiro. Il nostro protagonista non aveva mai fatto nulla di simile, ma questa volta era deciso a provarci… per il frutto del genio di Clive Barker ne valeva la pena.
Non ci volle molto a trovare qualcosa di sensato, stringhe di testo che parevano essere proprio quelle che si vedevano nel gioco! Sul viso del nostro protagonista si stampò un ghigno di felicità e iniziò subito a fare qualche prova. La sensazione (la prima di una lunga serie) di vedere nel gioco le frasi appena elaborate fu unica! Ce l’aveva fatta, in un modo o nell’altro!
La notizia gli fu talmente lieta che decise di condividere questa esperienza con tutti. Aveva già costruito un sito personale, ma non gli piaceva a tal punto che decise di crearne uno ad hoc, che trattasse solo della novella traduzione. Un nome… ci voleva un nome, qualcosa che facesse capire al volo al visitatore appena giunto, di cosa trattasse il sito. Ci voleva qualcosa sensato, non lungo e facile da capire e ricordare. Titolo italiano o inglese? Al nostro ragazzo piace l’italiano, ma un titolo è più d’effetto in inglese, si sa!

Game Italian Translation

Undying Translation? E se un giorno volesse tradurre un altro gioco? Fonderebbe un altro sito (n giochi = n siti)? No, non aveva senso. Meglio un titolo generico, e se poi tutto sarebbe finito lì, tanto meglio. Ma cosa? Un titolo sensato… ad effetto… tre parole sono l’ideale per una sigla, facile da ricordare… ci sono i videogiochi… sono traduzioni… dall’inglese all’italiano…
Italian Videogame Translation? I.V.T.? No, la sigla era persino impronunciabile! Però la strada era quella giusta! Videogame Italian Translation? No, un po’ troppo lungo, e poi la sigla ancora non gli piaceva. Game Italian Translation? Hmm, questa possibilità gli sembrò fin da subito interessante: nome non troppo lungo, facile da ricordare e pronunciare e sigla finalmente un po’ più sensata. Approvato!
Poco importava che grammaticalmente sarebbe stato più corretto mettere Translation al plurale (visto che le traduzioni avrebbero potute essere più d’una), perché il nome gli piaceva… ma forse nemmeno si accorse di questo particolare, tanto era preso dal momento.
Questo era comunque solo un piccolo passo, un piccolo insignificante inizio. Sì, quel ragazzo pensava che dopo Clive Barker’s Undying avrebbe potuto tradurre anche qualcos’altro, ma non pensava a nient’altro che a un piccolo disperso sito in quell’oceano infinito di internet, da dove (magari) qualcuno avrebbe potuto (un giorno) scaricare la sua traduzione e sentire anche lui Patrick Galloway parlare italiano.
Da qui nacque, seppur del tutto inconsapevolmente e involontariamente, il resto.

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