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Blog di Marco “CavaliereOmbra” Macciò
Fondatore e Traduttore Game Italian Translation

Ottima fra le traduzioni quella che ecciterà le stesse passioni nell'anima, e le stesse immagini alla fantasia con lo stesso effetto dell'originale - Ugo Foscolo
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Innovazioni e valori aggiunti

Marzo 9, 2010 - Nessuna risposta

Il cinema 3D è sempre più una realtà e, al pari di tanti videogiochi caratterizzati da molti effetti grafici e ben scarsi gameplay, si sta imponendo nemmeno poi tanto cautamente sul più tradizionale 2D a cui siamo abituati (e in taluni casi affezionati) da anni di pellicole visionate. Non tutte le evoluzioni sono spinte dagli acquirenti, spesso sono loro ad essere spinti dal mercato, e in questo caso mi viene spontaneo pensare che forse questa esigenza nasce più dal desiderio di cercare un’evoluzione ulteriore all’alta definizione piuttosto che dal sincero desiderio di vedere qualcosa di nuovo. Ovviamente una volta presentata al pubblico, essa non può che strabuzzare gli occhi davanti al primo sfavillante impatto, magari accompagnata da qualche fastidio ottico al quale si fa poca attenzione… in fondo non è forse vero che perché si appaia belli un po’ si deve soffrire?

Non stupisce del tutto l’articolo apparso sul Corriere alcuni giorni addietro. Il mio primo film 3D è stato Avatar, film tanto lodato quanto ben fatto graficamente e banale nella sceneggiatura. L’impatto è stato ingeneroso e privo di immagini atte ad abituare l’utente alla nuova visione, abbandonato a sé stesso di fronte a molecole d’acqua in primo piano e una strana sensazione di confusione. L’immagine tridimensionale non è naturale, sebbene la nostra visuale lo sia, ed è accentuata ponendo un primo piano in risalto su tutto il resto, col risultato che si ottiene un miglior risultato osservando la scena su questo stesso piano, dove il regista ha pensato si dovesse rivolgere lo spettatore.

Innovazioni e valori aggiunti

Quest’ultimo dunque è ancora più passivo rispetto a una pellicola tradizionale sulla quale generalmente è possibile rivolgere il proprio sguardo non solo sul fulcro della ripresa, ma anche su particolari minori, piccoli aspetti che a un occhio attento potrebbero non sfuggire e che in una visuale 3D probabilmente finirebbe per restare in secondo piano, fuori fuoco e disperso. Certo, il citazionismo non passa solo attraverso un particolare sullo sfondo, e Tarantino è un fulgido esempio di come si possa essere maestri in quest’arte senza per questo costringere lo spettatore a distrarsi, ma comunque è un qualcosa in meno, piuttosto che un vero e proprio valore aggiunto.

Prossimamente cercherò di vedere altri film in 3D, perché comunque non voglio scartare questa evoluzione senza prima averne compreso bene la natura… e sicuramente non prima di aver abituato la mia vista a ciò che essa ha da offrire. Il tutto sperando di non dover far prima ricorso a un ottico!

Un momento di distrazione

Gennaio 16, 2010 - Nessuna risposta

Finché la vita trascorre normalmente non ci si rende conto di quanto certe abitudini siano parte integrante della nostra vita e come senza di esse saremmo più sperduti di quanto non penseremmo in loro presenza. Mi riferisco, ovviamente, anche la lavoro… quale abitudine intacca maggiormente la vita di una persona, se non quella che comanda le giornate dal lunedì al venerdì, dalla mattina alla sera?

Nel mio caso non si è mai verificato prima d’ora che restassi lontano da lavoro per più di due o tre settimane, non perlomeno da quando ho un lavoro fisso (non annovero naturalmente gli anni degli studi), e mai sono rimasto a casa per oltre una settimana. Quando il 21 dello scorso mese ho dunque preso ferie mi aspettavo di trascorrere alcuni giorni di riposo a cavallo del periodo Natale/capodanno per far ritorno appena dopo alla mia scrivania settimanale. Non facevo però i conti con la distrazione…

Una distrazione momentanea, dato che è stato sufficiente un solo secondo per perdere l’equilibrio e scivolare sopra a un misto di neve e pioggia che due venerdì fa ha causato la rotazione improvvisa, nonché dolorosa, del mio ginocchio destro. Il rumore è stato secco, duro e chiaro, e altrettanto chiara è stata la sensazione che non avevo solamente subito un colpo come molti altri. Solo dopo diverse ore ho constatato all’ospedale una lesione al menisco destro e forse (anche se mi auguro proprio di no) del crociato.

Un momento di distrazione

Esito di tutto ciò? Dopo esser tornato dalle ferie sono riuscito a lavorare un giorno solo prima di incorrere in un nuovo stop, questa volta assai meno piacevole di quello vacanziero che mi ha visto in compagnia di amici. Sono infatti bloccato e impossibilitato a recarmi presso l’ufficio, sebbene conservi tutte le mie capacità di ragionamento che sono né più, né meno di come non fossero prima dello scivolone.

Le abitudini, si diceva… sì, ho dovuto cambiarle, mutarle e reinventarmi qualcosa. Perché per una persona abituata a svolgere determinate mansioni, quali esse siano, e a cercare tempo per sé, trovarsi ad avere tutto il tempo che si vuole lascia spaesati. A lungo si è magari desiderato poter amministrare il proprio tempo, ma quando giunge il momento… Dov’è l’ufficio? Dove sono le mie abitudini? E ora cosa faccio?

Ai tempi dell’università ingannavo il mio tempo con diversi progetti, non certo ultimo il Game Italian Translation. Questa interruzione contemporanea è però destinata ad essere una parentesi di qualche mese in anni di lavoro, quindi non avrebbe senso riesumare il gruppo, perché tanto poi dovrei nuovamente abbandonarlo al suo destino non appena riprese le mie abitudini tradizionali. Certo non potrei fare un tale dispetto al gruppo per cui tanto ho dato e in cui tanto ho creduto. Ciò nondimeno tenersi attivi mentalmente è qualcosa che per me è indispensabile, quindi quale momento migliore per approfondire le proprie conoscenze? L’ambito? Tanti, soprattutto quello informatico (sempre sul lavoro si ricade).

Se non altro c’è da dire che questo momento di stasi mi ha portato nuovamente a ragionare “a voce alta” qui sul Diario.

Il punto della situazione: la filiera e la game industry in Italia

Ottobre 1, 2009 - Una risposta

Nota: quanto segue è un resoconto circa determinati eventi. Tutto può essere riscritto nel momento in cui si dovessero ricevere spiegazioni e argomentazioni che diano un senso a quanto riferito. Di fatto questo è il frutto della mancanza di una posizione definita, ma soprattutto coesa, da parte delle persone in causa. Il sottoscritto resta dunque a disposizione di chiunque volesse esporre delucidazioni in merito, soprattutto dei diretti interessati nel caso vogliano rivedere quanto sotto riportato.


E’ giunta l’ora di fare un po’ di chiarezza. Nel corso delle ultime settimane ho postato qui sul Diario alcune riflessioni circa determinati eventi che sono accaduti/stanno accadendo relativamente alla “game industry” italiana.Una premessa è doverosa però prima di dire alcunché: il nostro settore videoludico è arretrato e decisamente non al passo con altre nazioni, europee e non. Non mi interessa in questo momento snocciolare statistiche o cifre, fatto sta che è facile notare come stati all’apparenza meno floridi del nostro (in particolar modo l’est-europeo) ci distanziano sotto questo punto di vista senza troppi patemi.

Organizzare e gestire dunque enti a livello nazionale che diffondano una cultura di vedute più ampie e che faccia comprendere anche al nostro paese che l’industria dei videogiochi è al tempo stesso creativa e redditizia (il fatturato globale della “GI” è quasi pari a quella della produzione cinematografica) può essere un passo significativamente importante. La nascita dunque di una filiera dei produttori di videogiochi nel marzo di quest’anno ha portato una ventata di ottimismo. Per la prima volta infatti anche in Confindustria si è parlato di videogiochi e della loro produzione.

A distanza di poco tempo dalla sua costituzione, la filiera ha però iniziato a generare dubbi. Presenziata da Raoul Carbone (Black Sheep Studios, EVE Interactive Studios) e con Marco Accordi Rickards (Idra Editing), Giovanni Caturano (SpinVector), Giorgio Beccaceci (Milestone) e Massimiliano Di Monda (Raylight) nelle vesti di vicepresidenti, la filiera si è messa in mostra più che altro per le interviste del suo presidente e per l’entrata nel gruppo di realtà che di fatto non sono legate alla produzione di videogiochi. Stando a una delle dichiarazioni di Carbone, l’industria videoludica italiana gode di ottima salute (vedere link riportato in alto). Stipendi più alti del resto del settore informatico italiano e allineati a standard che fino a un po’ di tempo fa nemmeno si speravano, posti di lavoro in crescita esponenziale e chi più ne ha più ne metta. Inutile dire che tutto questo ottimismo non ha, purtroppo, tutti i legami che dovrebbe avere con la realtà. Perché dunque manifestare un tale ottimismo, soprattutto quando tanto palesemente slegato? Circa lo stato delle cose intorno alla nostra industria, non posso inoltre che rimandare al blog di Luigi Muzii, il quale ha fornito un quadro che definirei piuttosto esaustivo in materia.

Altra dichiarazione piuttosto controversa è stata quella riportata da Adnkronos ove Carbone identifica alcuni istituti per la formazione di nuovi sviluppatori, ricordandosi purtroppo solo di riportare quelle scuole ove appare coinvolto in prima persona scordandosi degli altri (AIV). Una mancanza che fa pensare a un conflitto d’interessi, qualcosa tutto sommato non così immaginabile per la nostra nazione.

E’ proprio a proposito del conflitto d’interessi che le riflessioni portate in giro per siti e forum hanno portato ad alcune domande, sempre legate a Carbone (e di conseguenza ad Accordi, suo amico non solo nella vita, ma anche sul lavoro dato il forte legame che unisce le loro società e associazioni):

  • come mai Carbone nel ruolo di presidente di filiera si scorda di citare istituzioni in cui non è coinvolto, soprattutto alla luce della mancanza di canoni definiti all’interno della filiera per catalogare i tali istituti?
  • come mai nella filiera ci sono EVE Interactive Studios e Idra Editing, la cui ragione sociale è ben distante dallo sviluppo di videogiochi?

A proposito di quest’ultima domanda, almeno nella parte riguardante Idra Editing, Accordi ha cercato di rispondere nella discussione riportata ieri, proprio qui sul Diario. Una vera e propria spiegazione però non è stata fornita (si è cercato persino di aggirare la definizione dei requisiti in termini di “produzione dei videogiochi” data da uno dei vicepresidenti della filiera, Giovanni Caturano) e il tutto si è concluso con la cancellazione di quella discussione, fortunatamente recuperata nella sua integrità.

Un fatto è da notare a proposito di EVE Interactive Studios e Idra Editing, e questo fatto è presente su RegistroImprese cercando i nomi di queste due società:

  • EVE INTERACTIVE STUDIOS S.R.L.
    Sede legale in ROMA (RM)
    Attività economica:
    L’attività non risulta essere stata dichiarata all’ufficio del Registro delle Imprese. La seguente informazione è stata acquisita dall’archivio anagrafico dell’Agenzia delle Entrate - PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE E DI VIDEO
  • IDRA EDITING S.R.L.
    Sede legale in ROMA (RM)
    Attività economica:
    L’attività non risulta essere stata dichiarata all’ufficio del Registro delle Imprese. La seguente informazione è stata acquisita dall’archivio anagrafico dell’Agenzia delle Entrate - LAVORAZIONI AUSILIARIE CONNESSE ALLA STAMPA

Nessuna delle due società ha come scopo primario la produzione di videogiochi. Perché dunque compaiono nella filiera dei produttori, da marzo di quest’anno? Presto spiegato, ovvero stando ad Accordi oggi Idra Editing ha spostato il fulcro delle sue attività dall’editoria (tanto decantata sul sito di questa società) alla programmazione di videogiochi. Ma la Camera di Commercio ne è stata aggiornata? Non si sa. Fatto sta che per RegistroImprese Idra Editing non è una software house.

E di fatto non lo è nemmeno per il filmato pubblicato in home page al sito di AIOMI, associazione non a scopo di lucro capitanata dal duo Accordi/Carbone passata recentemente alla cronaca per il conflitto d’interessi (ancora una volta) che ha visto Accordi cercare di pubblicare l’IBAN di questa associazione nella rivista a tiratura nazionale che sino a settembre di quest’anno ha gestito con Idra Editing (sebbene già da marzo il fulcro delle attività, dato il suo ingresso in filiera, avrebbe dovuto essere la programmazione e non l’editoria). Fortuna vuole che qualcuno in Sprea si sia reso conto della cosa e abbia impedito un tale scempio di etica giornalistica.

Ebbene, nel filmato pubblicato da AIOMI viene ripresa la sede di Idra Editing come se fosse quella di Black Sheep Studios, alle prese con un nuovo gioco (pare, di 800.000 euro, finanziamento sulle cui origini non si sa di preciso se una parte sia di origine pubblica - stando a voci che circolando su internet e sulla cui affidabilità dunque non mi esprimo assolutamente - … purtroppo una risposta ufficiale a tal proposito non si è mai ricevuta). Ma Idra dunque sviluppa giochi? Lo fa Black Sheep Studios? O forse EVE Interactive Studios? Ma soprattutto… dove iniziano e finiscono queste società (a scopo di lucro o meno, vedere AIOMI) che condividono sedi, recapiti telefoni e personale? Qualche dubbio viene.

La cosa interessante è che chi avrebbe potuto far chiarezza su tutto ciò (ovviamente Carbone e Accordi) si è trincerato dietro un silenzio stampa che non ha fatto che peggiorare le cose, dando l’impressione che in fondo risposte non ve ne sono. Di sicuro la cancellazione della discussione avvenuta sul blog di Accordi non ha migliorato la situazione.

Su Accordi poi pesano altre situazioni, tra cui la denuncia pubblicata sul blog di Zave, che evidenzia una situazione salariale all’interno di Idra Editing “piuttosto” discutibile e le accuse rivoltegli da altre persone del settore. Tutto dovrebbe comunque risolversi nella manifestazione che si terrà a Monza questo weekend, quando Accordi darà una sua versione dei fatti per scagionarsi dalle accuse a lui mosse. Unico peccato il fatto che sia stata scelta una tale sede per affrontare questi argomenti, quando di alternative ne sono state proposte sinora tante su internet. Sabato e domenica infatti il fulcro dell’attenzione dovrebbero essere i “retrogame” e tutto ciò che li circonda, non la figura di Accordi e le sue controverse vicende. Sfruttando dunque questa manifestazione a proprio uso, e invitando i propri detrattori a presenziare, il capo-redattore della fu Game Pro non fa altro che generare un ulteriore spiacevole equivoco.

La questione è tutt’altro che conclusa. Dopo Monza sicuramente si dirà altro e ci saranno ulteriori posizioni da dibattere. Fatto sta che, in mezzo a tutto questo, l’aspetto triste della vicenda è come pur intorno a una realtà tanto sottosviluppata come la nostra possano nascere interessi atti a sfruttarla per convenienza personale. O almeno così traspare dagli eventi che ci è dato conoscere.

Ruoli, istituzioni e parole

Settembre 30, 2009 - 7 risposte

Recentemente, circa diversi argomenti ruotati intorno alla filiera e al ruolo di alcuni suoi personaggi, si è tenuta una discussione sul blog di Marco “Metalmark” Accordi. Purtroppo tali commenti sono andati perduti; per dovere di cronaca li riporto qui sotto.

Logo di Idra Editing

Nota: i contenuti soprastanti erano di pubblico dominio e proprio per via di questa loro natura vengono riportati.

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Gamesgate

Settembre 26, 2009 - Nessuna risposta

In un paese dove molti settori industriali si presentano in male condizioni, poteva un settore come quello videoludico (che di suo sta tutt’altro che bene) essere privo di persone interessate a trarre profitto da questa situazione? Ovviamente la risposta è no. Per il momento torno qui sul Diario solo per postare un collegamento a un documento che va letto e compreso. Eventualmente tornerò in seguito sulla questione per chiarire meglio quella che è la mia opinione in merito.

eurogamer.it/articles/gamesgate-scandalo-videogiochi

Volantino Black Shark

Agosto 28, 2009 - Nessuna risposta

Volantino Black Shark, 5-6 settembreDa ieri è disponibile su internet il nuovo volantino Black Shark in due versioni, di cui una dedicata alla prova gratuita che il gruppo terrà il weekend del 5 e 6 settembre presso la piscina comunale di via Solferino 12, Novara per chiunque desiderasse provare l’emozione di un’immersione (maggiori informazioni qui), e l’altra di natura generale.

Le due versioni si possono vedere cliccando sui link sottostanti:

Entrambi sono stati preparati dal sottoscritto con la collaborazione e i consigli di diversi membri del gruppo.

AVVISO: le date sopracitate sono state annullate! Seguiranno informazioni sul sito Black Shark circa la nuova data per la prova gratuita, che si terrà nel mese di ottobre presso la piscina “Sporting Village” di Novara.

Racconto al contrario

Agosto 24, 2009 - Nessuna risposta
Li aveva uccisi tutti. Nemmeno uno di coloro che aveva incontrato sul suo cammino era rimasto vivo. O almeno così lui credeva. In realtà qualcuno era riuscito a porsi in salvo, ferito o persino incolume grazie a un caso del destino o a una repentina reazione avuta un attimo prima che fosse troppo tardi. La maggior parte di loro però non era stata tanto fortunata e non aveva avuto nemmeno un istante per potersi rendere conto di ciò che stava per accadere. Alcuni erano stati colpiti alle spalle, senza preavviso.Nessuno si era accorto veramente di ciò che era accaduto. L’oscurità notturna gli aveva permesso di compiere tutto questo senza farsi notare, ma anche ammesso che così non fosse conosceva benissimo l’indifferenza delle persone. Nessuno avrebbe detto qualcosa.

Giunto a casa non gli restava altro che ammirare il risultato la sua opera, non senza un po’ di disgusto. «Guarda te che sporcizia», fu il primo pensiero che freddamente gli passò per la mente quando osservò le macchie. «Ora dovrò pulire tutto». Non voleva infatti lasciare traccie.

Chi lo conosceva lo definiva una persona molto attenta ai particolari, meticolosa nel trattamento e cura dei suoi oggetti. Compreso, naturalmente, quello col quale aveva attuato la sua strage, il quale era uno dei possedimenti a cui era maggiormente legato. Ne era divenuto un culture il giorno stesso che l’aveva acquistato, un modello costoso, ma a detta del venditore «assai affidabile, vedrà che con questa lei non avrà più problemi». Costui però non aveva pensato alle conseguenze. Nessuno ci aveva pensato quando aveva saputo dell’acquisto; «davvero un bell’acquisto» commentò il suo migliore amico, ammirandone innocentemente i luccichii.

Con molta pazienza, dunque, iniziò a pulire le macchie. Lo straccio presto divenne sufficientemente sporco e dovette interrompersi per dargli una sciacquata. Il lavoro doveva essere ben fatto. Non ci volle comunque molto tempo per lavare ogni traccia - l’aveva fatto già altre volte, in fondo - e in breve poté ammirare nuovamente quello splendore a cui tanto teneva.

Finalmente poté rimirarsi nel parabrezza della sua nuova e costosa autovettura, esclamando a gran voce «maledetti insetti! Ogni notte su quelle strade di campagna è la stessa storia».

Liberamente ispirato al racconto “Sentinella” di Fredrick Brown e ideato al ritorno a casa da alcune strade nelle campagne vercellesi, che nelle sere estive si popolano di un gran numero di insetti.

Ottimismo per filiera

Agosto 5, 2009 - 2 risposte

L’Italia e lo sviluppo di videogiochi? Meglio non potrebbe andare! Questo è il messaggio che traspare da alcune realtà sempre più legate (o a cui si lega a loro volta) al mercato videoludico del nostro belpaese. C’è chi dice che le realtà legate allo sviluppo di videogiochi sono decine, chi ci dice che gli stipendi per chi lavora nel campo vanno da 1.200 euro per profili junior fino a 3.500 euro per profili senior con meno di 35 anni e che la crisi questo settore non la conosce. Un resoconto pubblicato da Il Sole 24 Ore parla inoltre della previsione che dovrebbe vedere, secondo chi l’ha fatta, nell’anno 2010 ben 1.500 dipendenti allocati sullo sviluppo di videogiochi.

Tutto va bene, tutti sono felici, dunque. Ma sarà vero? Sarà vero che ci sono decine di realtà in Italia legate alla programmazione di videogiochi? Sarà vero che gli stipendi medi vanno da 1.200 euro per il più novellino fino a 3.500 euro per un esperto ancor giovane? Sarà vero che l’anno prossimo il mercato avrà un aumento talmente alto da passare da qualche centinaio di persone di oggi a ben 1.500 dipendenti?

Logo di Assoknowledge

Nel marzo di quest’anno è nato un nuovo gruppo di filiera depositato presso Assoknowledge (Associazione Italiana dell’Education e del Knowledge di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici), organo di governo che contiene rappresentanze di settore, ovvero il “gruppo di filiera produttori italiani di videogiochi”. Il suo presidente è Raoul Carbone, il quale è anche segretario generale di AIOMI, fondatore e proprietario di Black Sheep Studios e EVE Interactive Studios. Tra i suoi vicepresidenti c’è invece Marco Accordi Rickards.

Ecco alcune delle realtà che prossimamente torneranno sempre più preponderanti (tutte realtà legate al gruppo di filiera):

  • EVE Interactive Studios, società fondata da Raoul Carbone avente sede nello stesso stabile di Black Sheep Studios e stessi contatti telefonici di ques’ultima.
  • AIOMI (Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive), gruppo non a scopo di lucro fondato da Marco Accordi Rickards e Raoul Carbone che ha sede legale a Roma presso lo stesso indirizzo di Black Sheep Studios e sede operativa presso un altro indirizzo di Roma.
  • Idra Editing, società avente sede a Roma presso lo stesso indirizzo della sede operativa di AIOMI e avente stessi contatti telefonici di quest’ultima. Vede Marco Accordi Rickards in qualità di direttore generale.

Ma quali sono i requisiti affinché una società entri a far parte del gruppo di filiera? A questa domanda risponde Giovanni Caturano, fondatore di SpinVector nonché uno dei vicepresidenti del gruppo di filiera stesso:

Per accedere alla filiera bisogna aver prodotto (o avere in produzione) un gioco per home console o più giochi per PC / console portatili ed è necessario che questa attività sia predominante nell’ambito della società. - Giovanni Caturano, Master in Videogiochi

Diversi punti non sono chiari. Ci sarà occasione per tornare sulla questione nei prossimi tempi e di fare la chiarezza che serve.

Diventare scrittori… o forse no

Luglio 22, 2009 - Nessuna risposta

Diventare scrittori… o forse noPubblicare un libro una volta non era alla portata di tutti. Questioni derivanti da diritti d’autore, costi di pubblicazione, ecc… componevano un quadro piuttosto sconsolante per lo scrittore occasionale, colui ovvero che si diletta solamente in quest’arte, pur non appartenendovi (in senso stretto). Al di là però dei più o meno grandi nomi che giungono nelle librerie e nelle biblioteche, quanti potenziali scrittori restavano privi non solo di mercato, ma pur di attenzione?

I verbi al passato, nel loro cercare di sottolineare una condizione non più vera, sono però una forzatura volontaria. Sebbene infatti alcune barriere siano state abbattute, molte altre ancora persistono. Parlando delle prime, ad ogni modo, non si può far altro che denotare come internet, ancora una volta, abbia cambiato il nostro mondo.

Lulu.com e Ilmiolibro.it sono solo due volti di un fenomeno che permette, a costo zero, di pubblicare una propria opera letteraria, fotografica o di altro tipo “stampato”, sia in forma privata che pubblica. E’ dunque possibile, a fronte di alcune scelte quali formato, copertina e altro ancora, decidere quante copie far stampare, se pubblicarne il contenuto online o porlo in vendita tramite lo stesso sito (una parte del ricavato in tal caso resta ad esso), il quale si preoccuperà di procurare un codice ISBN e di regolare eventuali aspetti “burocratici” che tanto detestiamo.

Internet ha già contribuito a far cambiare diverse abitudini, ha stabilito nuove possibilità e nuovi traguardi di comunicazione. Ora (più o meno, dato che comunque questi servizi esistono da un po’, sebbene io ne parli solo ora) è anche possibile per tanti neo-scrittori (o anche solo aspiranti) ambire a ciò che sino a un po’ di anni fa sarebbe sembrato quasi irrealizzabile, ostacolo quasi insormontabile se non a fronte di ingenti costi. Il costo ad oggi? La connessione alla grande rete!

Certo, aver smussato quello scoglio prima così improponibile darà possibilità a ciascuno di dar voce ai propri scritti, ma questo non significherà che tutti diverranno scrittori. Non è detto comunque che tra le opere auto-pubblicate non spunti un giorno una nuova pietra miliare della letteratura…

Perché ne parlo? No, non ho il vezzo di divenir uno scrittore, né di pubblicare degli scritti. Poter di tanto in tanto divagare i miei pensieri sul Diario basta e avanza a darmi quel senso di spensieratezza (e di approfondimento al tempo stesso) che vado cercando. Ciò nondimeno iniziative come quelle sopra mi hanno colpito positivamente e penso che di tanto in tanto farò un salto su di essi per vedere se qualche autore indipendente e sconosciuto ha pubblicato qualcosa di interessante.

Do It Right

Luglio 21, 2009 - Nessuna risposta

La subacquea è caratterizzata, al pari di moltissime altre attività sportive, da vere e proprie scuole di pensiero, oltre che scuole di didattica, ciascuna delle quali si differenzia dalle altre per approccio, metodologie e strumenti.

Una delle più “rigide”, da molti punti di vista, è nota come DIR, acronimo di “Do It Right”: questa dottrina, a differenza di altre, non si limita a stabilire degli standard operativi, bensì impone ai suoi membri un’insieme di regole che va dalla vestizione alla scelta degli strumenti, dal loro utilizzo al modo in cui un subacqueo deve comportarsi sott’acqua. Detto così non sembra poi tutto così esclusivo, in fondo ciascuna scuola descrive e tratta questi particolari, e difatti ciò che rende in un certo modo unico il DIR è il fatto che non c’è solitamente libertà di scelta tra un range di soluzioni, quanto piuttosto vi è LA soluzione.

Questa rigidità non è comunque dettata da ostracismo, quanto dall’esperienza maturata nel corso di anni, la quale ha permesso di definire uno standard operativo che permetta di agire entro parametri di sicurezza. Va comunque detto che quest’ultimi non mancano nemmeno in altre didattiche (es. PADI, FIPS, ecc…) le quali però, pur imponendo standard di sicurezza, permettono maggiori margini di scelta, soprattutto a livello di dotazione strumentale.

Global Underwater Explorers

Ecco nel dettaglio alcuni dei parametri che caratterizzano i subacquei DIR:

  • Maschera: con poco volume per minimizzare lo sforzo di pulirla in acqua. Fascetta in sostituzione del cinghiolo.
  • Erogatore primario: necessariamente di qualità, servirà anche in caso di sub senz’aria, dovrà avere una frusta lunga che passerà sotto il canister ed intorno al collo.
  • Erogatore backup: di qualità, servirà sia in caso di air-sharing sia in caso di guasto del primario. La frusta sarà lunga abbastanza per permettere di respirare agevolmente ma non troppo da formare anelli, sarà tenuto da un necklace.
  • Torcia backup: sono fissate al D-ring dello spallaccio e fissate per non farle penzolare inutilmente, ma facilmente accessibili in qualsiasi evenienza. Devono avere una autonomia almeno doppia rispetto al tempo di fondo.
  • Impugnatura Goodman (su torcia primaria): permette di avere sempre le mani libere e la possibilità di lavorare con entrambe.
  • Muta: appropriata al tipo di immersione.
  • Sottocavallo: permette di tenere il BC nella giusta posizione attaccato al corpo. Ha 2 D-ring, uno per lo scooter ed uno per attaccare attrezzatura in più.
  • Corrugato: lungo abbastanza per essere usato facilmente ma non troppo, anch’esso non deve “penzolare”.
  • D-ring: 2 sul petto, uno sul fianco sinistro per fissare il manometro (in totale i D-ring sono 5 distribuiti per tutto l’imbrago).
  • Frusta manometro: lunga abbastanza per facilitarne la lettura ma non troppo, essenzialmente arriva precisa al D-ring laterale dove verrà clippato il manometro.
  • Manometro: privo di console e di semplice lettura.
  • Coltello: attaccato al ventrale per un accesso facile.
  • Tasche: per metter via spool, wetnote, maschera di riserva, tabelle, palloni…
  • Schienalino: d’acciaio o alluminio. Un unico pezzo di fettuccia da 5 cm passa attraverso lo schienalino a formare un imbrago. Con il bibo lo schienalino verrà “imbullonato” alle bombole bloccando in mezzo un sacco. Con il mono si può usare una contropiastra anche se non necessaria.
  • Sacco: evitare doppi sacchi ed elastici. Giusto bilanciamento tra sacco bombole pesi e muta.
  • Luce primaria: sua caratteristica principale è avere autonomia almeno uguale al tempo di fondo. Il pacco batterie è posizionato in modo tale che sia facilmente raggiungibile, verificabile ed eventualmente rimovibile. Quindi sul fianco destro dove è perfettamente idrodinamico. Il pacco batterie è assimilabile a zavorra ed è quindi un elemento sacrificabile in caso di necessità.
  • Profondimetro/timer: deve essere indossato al polso per eliminare qualsiasi possibilità di impiglio.
  • Pinne: non devono avere fibbie che si possono rompere. Si usano le molle.
  • Manifold (ovviamente solo per l’uso del bibo): serve ad evitare che un guasto ad un erogatore limiti utilizzo di parte del gas.
  • Corpo: elemento essenziale dell’attrezzatura. Bisogna averne cura ed adattare i propri allenamenti al tipo di immersioni che si andranno a fare. L’allenamento aerobico è molto importante. Un buona forma fisica è utile nella vita come nella subacquea e farà si che ci si trovi più preparati in situazioni particolari durante l’immersione.

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