Ad aprire questo dominio, ormai svariati mesi fa, ci ho messo davvero poco. Un paio di conferme, l’inserimento dei miei dati e il Diario di un traduttore era operativo e pronto ad assumere il ruolo per cui era stato ideato. Quando poco più di un mese fa decisi di allargare le possibilità di un altro dominio, gestito con alcuni amici, e dunque di trasferirlo dal ben poco flessibile Aruba, al ben più professionale BlueHost (lo stesso registar che ospita questo blog) non immaginavo assolutamente ciò a cui stavo andando incontro. Avevo infatti in mente quei due stessi clic a cui ero già andato incontro, ma la realtà si è presto complicata.
Un trasferimento di dominio implica innanzitutto dover dialogare non con una società, bensì con due… o, peggio, tre. Sofrtunatamente, infatti, pare che acquistando un dominio su Aruba, il vero registar non sia la stessa Aruba, bensì Tucows, il tutto senza la dovuta trasparenza con l’utente. Il processo riguarda in primis Aruba, dunque Tucows (la società che detiene il domnio) e infine BlueHost e, come è facile immaginare, nessuna delle tre dialoga molto bene con le altre. Nemmeno Aruba e Tucows che, “spartendosi” la gestione dei domini, dovrebbero invece essere molto legate tra loro.
Il trasferimento su BlueHost ha avuto inizio da una richiesta sul registar di destinazione. A questa prima richiesta (il cui pagamento è stato immediatamente bloccato sulla carta di credito) se ne è dovuta affiancare una seconda, perché stranamente la prima non fa fede. Quest’ultima non è però stato possibile farla senza che fosse sbloccato il dominio originale su Aruba, operazione che restituisce al proprietario una sorta di token di autenticazione da usare successivamente. Sbloccato il dominio pensavo di poter finalmente procedere, ma così non è stato.

Restava infatti da autenticare il mio profilo su BlueHost, passaggio che mi ha chiesto due giorni nell’arco dei quali l’account da me già pagato è stato disabilitato causa mancanza di un dominio ad esso associato (e ci credo, stavo ancora cercando di sottomettere la richiesta). Dopo aver contattato uno svariato numero di volte l’assistenza, aver inviato token di autenticazione, foto di patente e carta di credito (quest’ultima non senza qualche remora, dato che non mi piace mandare in giro per internet una copia integrale di essa) finalmente ho potuto procedere e fare la richiesta vera e proprio.
Con questa operazione pensavo di aver finito, e il fatto di essere rientrato in possesso dell’account mi aveva ridato fiducia, salvo poi entrare in un’altra fase di empasse nota come “Pending Losing Registrar Approval”. In questo particolare momento è necessario aspettare che l’attuale registar decida di liberare il dominio e acconsentire dunque al trasferimento, il tutto o in maniera automatica (come mi auguro facciano presto) o tramite richiesta di conferma (ancora? non basta quanto sopra) al proprietario. E’ difficile però che in questa situazione mi giunga una tale richiesta: Aruba ha infatti confermato di non richiedere nulla, mentre se fosse Tucows a volerlo fare non potrebbe dato che non vi è alcun contatto tra me e loro (come scritto sopra, il dominio è stato acquistato presso Aruba, non presso Tucows).
La conferma ultima di Tucows potrebbe metterci anche 7 giorni (credo lavorativi) ad arrivare e c’è da scommetterci che non ci metteranno un solo giorno in meno. Mi auguro comunque che procedano in automatico, perché altrimenti si rischierebbe di incorrere in ulteriori problemi e conseguenti perdite di tempo. Il tutto contornato da una piccola e leggera beffa dato che il dominio, rinnovato au Aruba lo scorso 21 aprile, risultava nei giorni scorsi scaduto per Tucows (sempre causa cattiva comunicazione tra le due aziende). Non vedo davvero l’ora che tutto questo pasticcio (un po’ all’italiana e un po’ no) veda il suo traguardo.